17 novembre 2008

Macedonia come Napoli

sto guardando la versione balcanica di saranno famosi...e' una specie di incrocio fra saranno famosi e il grande fratello. E' girato in Serbia, e i partecipanti vengono da tutta la ex -Jugoslavia....questo programma e' una vera schifezza trash, ma a Ana e Mihailo, gli amici macedoni che mi ospitano, piace tanto. Oggi poi e' lunedi'...show dal vivo e uno uscira' dal programma...e vi chiedete ancora perche' sto scrivendo questo post lunedi' sera alle 11? non je la faccio piu'. Le canzoni sono tutte quelle anni 70 e 80 popolari nell'ex-Ju...alcune le conosco pure (purtroppo).
Be, ho capito che dopo Roma Skopje e' penso in assoluto il posto dove mi sento piu' a casa. Piu' che a Lubiana. Nonostante 'sta citta' sia una mezza schifezza, esteticamente parlando, mi piace proprio...come rinunciare all'insalata con la rakia zolta? e alla skara, alle chiacchiere post lavoro nella kafana piena di fumo? Cavolo, qui si fuma dentro ai ristoranti...ed e' da paura quando scende la nebbia densa e fitta dalle montagne. Stai dentro, al caldo, a dire cazzate, bere e fumare. E poi il pazar. bello, quando vado a comprare la verdura che sa di verdura mi piace troppo che riesco a parlare con la gente. eh si Macedonia...nu piezz'e core...vidi Skopje e mmore...

8 novembre 2008

Stari most

macedonia

viaggio fuori dal normale: martedi sarei dovuta partire ma una tromba d'aria si e' abbattuta su Fiumicino. Volo rimandato a giovedi. All'aereoporto incontro una persona che non vedevo da almeno 2 anni. Strana la vita, la sua ragazza sta a Skopje x fare un qualcosa con l'universita' e lui, l'uomo meno viaggiatore del pianeta terra la va a trovare. Mi sono rinfrancata un poco, forse l'amore esiste davvero, forse no, ...ho comunque approfittato della sua professionalita' e mi sono fatta psicoanalizzare durante tutto il viaggio. Non ci credevo ne speravo ma e' servito. Mi ha detto anche che il fatto di voler essere una pietra, per l'esattezza un granito dell'Himalaya con i granati rossi, forse e' degno di essere menzionato ad un esperto psicanalista! Provare per credere, provero' non lo so, piovera' chi lo sa. Skopje e' bella, me la ricordavo piu' grigia e piu' povera. E invece cavolo...l'economia tira. Saranno stati anche i 2 mesi in Albania, ma mi sembra un gioiellino ogni anno che passa sempre di piu'. Oggi tornata al "mio" museo, tornata alla "mia" kafana, parlato con i miei amici e poi siamo andati a Veles alla presentazione di un libro con tanto di cena pagata. Sono a casa di Mihailo e Ana che ogni volta mi ospitano da qualche parte (l'ultima volta a Sarajevo) e per fortuna hanno internet a casa. Posso giocare con facebook e con il blog quanto mi pare. E l'aria odora quasi di inverno anche se fa caldo e la birra skopsko sa di buono. Domani vado a Vodno a camminare in montagna, non ce la faro' mai ad arrivare in cima!

27 ottobre 2008

Roma continua

il biglietto dell'aereo porta la data 4 novembre. Alle 18 decolla l'aereo per Skopje. Sono ben 2 anni che manco. Ci ho passato uno degli anni allo stesso tempo più belli e più brutti della mia vita. Uno di quegli anni che ti cambiano completamente l'esistenza, starvolgendola e mettendo in discussione ogni certezza che si pensava ormai conquistata. E adesso sono pronta per la resa dei conti.
Sono a Roma e mi trascino, risolvo problemi e me ne creo di nuovi, vado dal medico legale che senza avermi mai vista mi confida che è affetto da sclerosi multipla e io resto ad ascoltare lo spettacolo umano che mi si offre davanti. Strano. Strano sentirsi ospite della città che mi ha dato i natali. Ma bello il sole, bella Roma comunque, nella sua monumentale disorganizzazione ed eterno caos. Si gira fra volti e sorrisi, si rincontrano persone. Una di queste è colui che mi ha dato strumenti ed ispirazione per scrivere questo blog. E fra i tanti sguardi sono davvero contenta di aver avuto la possibilità di incrociare dopo tanto tempo il suo. Grazie.

22 ottobre 2008

A piazza delle cinque scole c'è un frammento della mia vita in secolari tradizioni giudaico-romane

Immersa in un surreale caldo primaverile ho affrontato Roma nel migliore dei modi possibili. Sono andata da Feltrinelli a piazza Torre Argentina a fare scorte di letteratura con mio padre; ho comprato " Chi ha riportato Doruntina", "Il Successore" e "Il generale dell'armata morta" di Ismail Kadarè; "vivere stanca" e " Il sole dei morenti" di Izzo e "Il ponte sulla Drina" di Andric.
Ho comprato anche "Il lamento di Portnoy" di Roth, ma non per me, era un regalo.
Carichi di cotante buone intenzioni letterarie abbiamo fatto due passi per il ghetto e preso un caffè al portico di Ottavia. La nota dolce del giorno è stata suonata alla nostra pasticceria preferita, quella all'angolo che fa solo dolci tradizionali giudaico-romani. Mi mancavano le chiacchiere che sanno di caffè, mie e di papà, i racconti dei viaggi e le fantasie concrete di progetti futuri. A Roma fa caldo, sembra che dal calendario il mese di settembre non sia mai stato strappato via. Rimane questa illusione di vivere in un periodo che già è passato, un secondo appello che mi concede clemente la mia città. Forse non tutto è perduto, uno spiraglio lo si trova sempre. Il difficile è riuscire a vederlo senza inganni ne illusioni. Resta il sapore del caffè e una discreta pila di emozioni da sfogliare. Restano la fontana delle Tartarughe, la sua bellezza e i fiumi di parole mie e di mio padre.

20 ottobre 2008

Del perché la narrativa si è esaurita e altre alterazioni mentali

Sabato si torna a Roma. Devo riprendere argomenti lasciati in sospeso, fare una tipologia e incontrare amici e qualche conoscente. Due settimane passate ad Heidelberg e due settimane di una delle tante vite parallele in cui si scompone il mio io. Roma è la città delle persone che conosco bene, che mi hanno vista crescere e invecchiare, Heidelberg quella delle conoscenze che, cito la mia coinquilina Heidelbergense Catia “ti fanno un buco nel cervello e poi se ne vanno o te ne vai tu”. È strano come qui si stringano dei rapporti strettissimi in poco tempo che incidono, anche profondamente, nella tua vita, ma solo per il tempo di non sentirsi soli.

Si passano in fretta tutti gli stadi dell’amicizia e ci si ritrova a raccontare di se stessi a persone mai viste fino a un mese prima. Tutto questo genera confusione. La confusione di chi non riesce a capire quale sia la vera vita e quale invece il suo ricordo o la sua illusione. Poi c’è la vita solitaria. Quei mesi che passo da sola in giro per i Balcani a fare qualcosa per cui ora non mi sento assolutamente motivata. Se va bene poi ci sarà la vita di Parigi, e chissà quante altre ancora. Ad Heidelberg mi trovo nel fast-food dei rapporti umani. In una casa degli specchi dove la mia immagine è replicata infinite volte.

(pubblicato solo oggi ma scritto durante gli ultimi due giorni di permanenza ad Heidelberg)

9 ottobre 2008

ritorno

è tanto tempo che non scrivo. La vena creativa mi si è esaurita una volta tornata dall'Albania. Dopo un breve e tormentato soggiorno romano sono tornata a Heidelberg! Dire che non mi sento a mio agio qui è un reale eufemismo, molte persone a cui tengo sono andate via e ne sono arrivate delle nuove, altri sono rimasti. è tutto così strano, tutto uguale a se stesso. Non mi sembra vero, è già passata l'estate, è già passato un anno.