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24 marzo 2011

Lettera a mio figlio che ancora non è nato

Caro figlio che ancora non sei nato,

come stai?

Mi chiedo se per caso non sia arrivato il momento di provare a crearti. Forse ti sei stufato di startene li in attesa, tutto solo e al buio da anni. Fa freddo laggiù, ed è umido.

Ho deciso di provare a darti le sembianze di un essere umano, anche perché ho pensato spesso a te, ma forse mai nel modo giusto.
In realtà per anni non ho avuto tempo di metterti a fuoco veramente. Eri solo un vago desiderio umorale, legato a fatue promesse d'amore. Adesso non so proprio cosa sei diventato, forse solo il ticchettio dell'orologio biologico che ha innescato un conto alla rovescia. Almeno non sei più una falsa dichiarazione d'amore, e di questo dovresti essere contento.
Ti ho comunque portato in giro con me per tutti questi anni, in mezzo ai monti e alle terre brulle, nelle lacrime e nel sudore, nella fatica, nel rimorso e nella gioia.
Ma è giunto il momento che tu veda tutto questo con i tuoi occhi. Non posso tenere tutte queste cose belle per me sola, è una responsabilità troppo grande non condividerle con te.

Non si può raccontare il sole che ti scalda di colore e nemmeno l'acqua fresca che ti placa la sete. E rischio di non trovare le parole giuste quando cerco di  raccontarti i paesaggi all'imbrunire che parlano di rumore di insetti e uccelli, o le corse in motorino fatte di nascosto nella notte romana.
Per questo, caro figlio che ancora non sei nato, ho deciso che proverò a metterti al mondo.
Devi vedere tutto questo con i tuoi occhi.
Non potrei mai perdonarmi per averti privato del piacere di divorare un libro o di quel dolore fra il cuore e lo stomaco che si prova quando ci si innamora.

Caro figlio che ancora non sei nato, forse avrai un padre che non è poi così male. Potrete andare allo stadio insieme o a fare passeggiate in bici fra i boschi e spero tanto che trovi il tempo per aiutarti a fare i compiti e leggerti le favole. Peccato che non sappia leggere invece queste mie parole.
Di questo me ne dispiace, ma non riuscirei a scriverle in una lingua diversa dalla mia.
Non produrrebbero lo stesso suono e per lui non avrebbero comunque lo stesso significato.

Tu le potrai leggere invece, e ricordarti, se mai riuscirai a venire al mondo, di quello che è stato il più grande atto di egoismo e allo stesso tempo di amore della tua futura improbabile madre.

Ti auguro la buona notte

m.

3 marzo 2011

Stelle

Pedalare sotto un insolito cielo stellato di ritorno da Eppelheim con un'amica e sentirsi circondate da una quasi primavera è stato bello.
Benvenuta quasi primavera, bentrovate stelle.
Non mi ricordavo che anche questo cielo potesse averne, forse ho spesso dimenticato di guardare in alto.

30 gennaio 2011

un romanzo epistolare ovvero il senso delle cose

Caro amore mio,

ascolto le gocce d'acqua che si rompono sul fondo del lavandino. Il rubinetto perde da mesi ma ora questo cadenzato rumore sta diventando insopportabile. È diventato il rumore del tempo che scandisce le mie decisioni e i miei ricordi.
Ti scrivo adesso ma con la certezza che non capirai subito queste mie parole. Forse le riscoprirai fra qualche anno, quando avremo abbattuto questa ulteriore barriera. Il tempo passato assieme è stato breve ma a me sembrano già passati degli anni, mi sembra che questo tempo sia sempre esistito, quasi come condizione necessaria del nostro essere. La vita senza te è diventata un ossimoro.
Sono alla costante ricerca di una forma che mi permetta di tradurre in parole i miei pensieri. Per ora mi affido ai gesti. E non è solo una questione di lingua, tradurre in tedesco o in inglese i miei sentimenti.
È questione di riuscire a non aver paura della propria immensa vulnerabilità, metterla nero su bianco sotto ai tuoi occhi e agli occhi di tutti.
Sono uscita dal mio corpo e mi sono messa a guardare i miei gesti e ad ascoltare le mie parole. Ho cercato in tutti i modi di non far cedere la mia ridicola corazza e ho impugnato le mie armi di cartone. La verità è che non vedevo l'ora di arrendermi, ma mi sembrava sconveniente consegnarti subito le chiavi della città. Adesso che il terrore dell'assedio è scemato posso finalmente godere del terrore del saccheggio e dell'abbandono. Ho impilato tutti gli scudi e le armi al centro della piazza e mi appresto a dargli fuoco. L'elmo l'ho rovesciato e l'ho trasformato in un vaso da fiori. Vorrei piantarci del basilico, mi piacerebbe poterne sentire il profumo in estate e chiudendo gli occhi ricordarmi dell'odore dei pomeriggi afosi di quando ero bambina. L'odore del basilico, del rosmarino e dei pini. L'odore del Mediterraneo che si fa sempre più lontano.
Per tutta la vita mi sono fregiata del mio atavico femminismo che adesso butterei volentieri alle ortiche.
In cambio di te. Questo mi spaventa. E penso spaventi ancora di più te, anche se non ne sono affatto sicura. Per questo motivo non voglio scriverti o parlarti direttamente, ma vigliaccamente preferisco affidare le mie parole ad una lingua che non conosci affatto, per inscenare ancora una volta la commedia farsesca della mia reticenza.
Siamo noi che riempiamo di significato azioni e oggetti che ci diventano essenziali per lo spazio di una vita o di qualche istante. Non esiste alcun tipo di senso intrinseco nei gesti e nelle parole: questo si crea dal momento in cui due persone attribuiscono lo stesso valore ad una fetta di pane e miele mangiata a letto assieme, la domenica mattina.

27 dicembre 2010

Mare del Nord

29.12.2010 - 2.1.2011

Heidelberg - Düsseldorf - Sankt Peter Ording

823 chilometri, circa 8 ore di viaggio, in treno fino a Düsseldorf poi in macchina fino a S. Peter Ording.

"Non conosci la Germania!"
"È vero, non la conosco per niente."
"E poi lo sai, che Heidelberg non è la Germania; lo sai che qui è un posto particolare, che galleggia sopra  la realtà senza mai immergervisi del tutto. Questo è non-luogo dove tutti noi viviamo, ognuno nella propria bolla di sapone. Devi iniziare a conoscere la Germania, a vivere la Germania. Andiamo, ti porto a nord."
"Andiamo."




4 dicembre 2010

Neve

Ci sono quei gesti, quei piccoli gesti fatti senza pensare, con naturalezza. Quei piccoli gesti a tal punto spontanei da spiazzarti e lasciarti di sale.
Cosa sta facendo?
Non te lo aspettavi, eh?
No, davvero, proprio no. Non ero abituata. Non ci avrei mai pensato.
E questo piccolo, insignificante gesto, spontaneo e delicato come un fiocco di neve, si è posato sulla punta del mio naso e si è sciolto al calore di un sorriso.

23 novembre 2010

Colloquio sentimentale

Nel vecchio parco gelido e deserto 
sono appena passate due forme. 

Hanno occhi morti, e labbra molli, 
e le loro parole si odono a stento. 

Nel vecchio parco gelido e deserto 
due spettri hanno evocato il passato. 

- Ricordi la nostra estasi d'allora? 
- E perché vuoi che la ricordi? 

- Batte ancora il tuo cuore solo a udire il mio nome? 
Ancora vedi in sogno la mia anima? - No. 

- Ah, i bei giorni d'indicibile felicità 
quando univamo le nostre bocche! - Può darsi. 

- Com'era azzurro il cielo, e grande la speranza! 
- Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero. 

Andavano così tra l'avena selvatica, 
e le loro parole le udì solo la notte. 


Paul Verlaine

9 novembre 2010

Il pianto della scavatrice

Solo l'amare, solo il conoscere
    conta, non l'aver amato,
    non l'aver conosciuto. Dà angoscia
     
    il vivere di un consumato
    amore. L'anima non cresce più.
    Ecco nel calore incantato
     
    della notte che piena quaggiù
    tra le curve del fiume e le sopite
    visioni della città sparsa di luci,
     
    scheggia ancora di mille vite,
    disamore, mistero, e miseria
    dei sensi, mi rendono nemiche
    le forme del mondo, che fino a ieri 
erano la mia ragione d'esistere.
...

-Pier Paolo Pasolini

grazie S. per aver condiviso con me queste parole. Tu sei un poeta.

25 settembre 2010

L'autunno è sfacciato

Il primo fine settimana ufficialmente autunnale non venne meno alla sua fama e fece il suo ingresso nella piana di Korçë in pompa magna, facendosi annunciare da violente raffiche di vento la notte del venerdì. Nessuno avrebbe potuto ignorarlo in tutto il suo gelido e arrogante splendore. Il cielo era grigio e pesante e grassi grappoli d'uva nera pendevano dal vecchio e tormentato albero di vite che si arrampicava lungo le pareti della casa di fronte. Sul muro bianco l'indaco scuro degli acini e le foglie dalle bordature rossastre creavano una perfetta armonia autunnale, una natura morta resa quasi artistica grazie al punto di osservazione: lo spesso e irregolare vetro delle finestre del Museo dava l'illusione di un gioco di acquerelli. Il fruscio delle foglie si mischiava al cigolare in lontananza di qualche giuntura metallica, si poteva immaginare fosse il rumore di una vecchia altalena mossa dal vento in un giardino umido, invece era solo un vecchio cardine che si lamentava senza grazia.
La settimana lavorativa passava sempre uguale. Nel ripetersi degli orari e delle azioni non c'era quasi nulla che potesse essere ritenuto degno di nota. Il fine settimana era l'unico momento in cui ci si potesse riappropriare del proprio personale concetto di tempo e assecondare le proprie naturali priorità.

-Che fai lavori ancora?

Chiese Genci affacciandosi alla porta della stanza.

-No oggi non ne ho nessuna voglia e nemmeno l'intenzione. Sto solo perdendo tempo. Sarei potuta partire già domani se avessi trovato oggi la motivazione per chiudere queste ultime due cose e invece ho procrastinato a lunedì! Mi sono fabbricata una scusa bella e buona per restare qui a fare nulla anche questo fine settimana.

-Ieri sera sei andata a camminare?

-No, sono andata l'altro ieri. E sai che cosa ho visto? La luna piena. Una luna enorme e luminosa che sorgeva veloce da dietro la Morava. Era grandissima all'inizio, sembrava mi volesse cadere addosso. Poi si è fatta più piccina con il passare delle ore e la sua bellezza ha smesso di meravigliarmi.

Genci sorrise al pensiero della luna e andò con lo sguardo verso quei due gusci neri e ancora mezzi vuoti che giacevano allineati sotto la finestra. Intorno, poggiati per terra e sui mobili c'erano una pila di libri già letti, un groviglio di cavi e caricatori e vestiti piegati con ordine uno sull'altro anche se oramai sporchi.
-Stai già preparando le valigie...

-Ci metto sempre molto tempo, mi ci vogliono giorni interi, faccio e disfaccio inutilmente il contenuto all'inseguimento di una illusoria razionale perfezione. Poi alla fine il risultato è lo stesso che se ci avessi impiegato solo 15 minuti. Mi ricordo sempre di mia nonna materna quando metto a posto qualcosa.
Si chiamava Neva, un bel nome, il nome di un fiume. Tutto nella sua casa aveva un razionale ordine immutabile e prestabilito. Non c'era spazio per nessun genere di sprechi né di oggetti né di spazi. A Natale ci osservava scartare i regali ricordandoci di stare attenti alla carta. Ogni involucro veniva poi privato dello scotch, piegato con cura e conservato fino al Natale successivo o ad altre ricorrenze. C'era la busta per gli avanzi di spago, la scatolina di plastica bianca per gli elastici e quella per i nastrini colorati, la scatola di metallo per le penne e i pennarelli. Mi ricordo bene di questi oggetti perché erano chiusi nel terzo cassetto della cucina di Lubiana. La scatola di metallo conteneva anche pastelli e matite colorate. Era il mio passatempo preferito. Disegnare e scrivere sui vecchi fogli che mia nonna diligentemente recuperava dai quaderni non finiti dei miei cugini piu grandi. Ricordo il colore e l'odore di cera, legno e mine. Quando nonna è morta ho preso con me anche la scatola di plastica bianca per gli elastici. Ci ho trovato dentro un grumo di fili appiccicosi e polverosi, vecchi elastici gialli e rossi. La scatola la uso ancora. La tengo sulla mia scrivania a Heidelberg, piena di graffette e puntine. Cerco di imitare quell'ordine perfetto che mi indisponeva tanto da adolescente. Un periodo della mia vita in cui lo speciale legame infantile che si era creato fra me e mia nonna si dissolse per sempre.
Parto lunedì sera, resto un giorno a Salonicco a marcire di mare e ricordi e poi prendo l'aereo per Stoccarda mercoledì mattina. Tu che farai?

-Che vuoi che faccia, resto qui! L'inverno dovrà pure trovare qualcuno disposto ad attenderlo. Starò a casa mia ad ammazzare il tempo bevendo raki. E continuerò a fuggire il matrimonio. Vediamo per quanto tempo resisto!

-Piove di nuovo. Spruzzi di cielo, mica pioggia vera. Io parlo troppo e tu non parli niente.


14 settembre 2010

Nostalgia canaglia

La nostalgia e' davvero una canaglia, spregevole bugiarda che ti attacca alle spalle quando meno te lo aspetti. Non ti guarda mai in faccia, si insinua strisciante dietro un'immagine apparentemente neutra o fra le parole della gente. In un fotogramma, un odore un oggetto o un pensiero serale sfumato.
Fra le lenzuola si annidano ricordi e poesie non dette che rendono la realtà più affascinante di quello che era. Quella realtà vissuta attraverso il filtro della più sfrenata immaginazione.
Eccomi, con la mia tazza di the e il mal di testa a tirare avanti fino a sera.
Questa giornata ha prodotto solo ricordi e una fuga al bazar a comprare degli orecchini nuovi. Sono belli, d'argento con minuscoli zirconi incastonati. Mi donano un aspetto vagamente ottomano, assieme al mio naso adunco, fossi solo poco più scura, magari con la carnagione olivastra e i capelli neri.
E anche quest'anno e' finita. Nostalgia canaglia. Sei riuscita a raggiungermi insieme alla stagione delle piogge, quando l'estate si trasforma improvvisamente nell'anticamera dell'inverno, quando l'Albania inizia ad allontanarsi per lasciare il posto all'umido inverno tedesco.
Mangio poco e bevo the turco tutto il giorno.
Oggi ho visto di nuovo lo zingaro con l'orso al bazar. L'altro giorno erano in mezzo al viale e l'orso gli leccava senza tregua la mano, con dolcezza. Sono anni che li vedo in giro per le vie del mercato. Una fotografia in cambio di qualche lek. Stanno sempre insieme quei due. L'orso che cammina a catena a fianco dello zingaro come se fosse un cane. Mi ha fatto tenerezza l'orso. Ho pensato fosse una crudeltà averlo sottratto alle montagne. Anche lo zingaro mi ha fatto tenerezza.
Anche io mi faccio tenerezza, seduta a questo tavolo pieno di ceramica con la mia tazza di the nero tiepido e terribilmente amaro.
Nessuno però lo ha notato grazie ai miei sfavillanti orecchini nuovi e al mio intrigante sorriso ottomano.

19 agosto 2010

La donna tappo

Non mi rimane altro che ripensare a tutte le parole per fare pulizia.
Alla fine ho capito che cosa ero: un tappo! Con la mia presenza ingombrante. Un tappo espandibile che riempie il vuoto tempo e il silenzio.
E questo fa male ammetterlo: che non ti sono mai piaciuta. Non era me che amavi, ma la mia funzione di tappo. Non sapevi nemmeno tu come dovevo essere, che forma dovesse avere questo tappo.
Chissà se la bottiglia stappata sta affondando da qualche parte nell'oceano o se galleggia imperturbabile sulle increspature dorate del Mediterraneo. Non mi interessa.
Il tappo sta bene e ha di nuovo ripreso le sembianze di una donna, che cammina lontano da te.

25 luglio 2010

pranzo della domenica e il mondo

Menu

Insalata Impero: lattuga, carote, cetrioli sott'aceto alle cipolline, aceto balsamico Ponti, olio Coricelli. Ma chi cazz' e' Coricelli? E il cetriolino sottaceto? fa cosí tanto Germania...la metamorfosi europeizzante ha il sapore agrodolce dello Zwiebeln- Gurken.

Riso primizia d'estate: verdure congelate Pennimarkt® (cavolfiore, broccoli, carote) cotte al microonde e riso thai bollito, 70 gr. Un cucchiaino d'olio e abbondante spezia turca piccante per coprire il sapore di surgelatore.

Una mela

Sul fornello cuociono le lenticchie per la cena di stasera: pomodorini siciliani (a km 1000, ma senza sapore uguale. Quelli fatti in Olanda non ce la faccio proprio a comprarli, e' più forte di me), mezza cipolla, carote (onnipresenti) e 100 gr. di lenticchie secche, brodo vegetale, curcuma, coriandolo, cumino, paprika dolce

Ieri sono stata alla festa delle culture, organizzata a Universitätplatz. Veramente un'iniziativa carina. Pieno di banchetti con persone provenienti dai più diversi angoli del mondo, residenti ad Heidelberg, che cucinavano le loro specialità. Sembrava di essere stati invitati a pranzo a casa di una famiglia serba, curda, iraniana, brasiliana o coreana, anche se per ovvi motivi geopolitici il medioriente la faceva da padrone. Ogni gruppo cucinava due o tre cose tipiche della sua terra, cucinato sul momento o preparato la sera prima nelle case. Tutti sorridevano, i bambini giocavano nella piazza, sul palco suonavano tutte le musiche del mondo ma ad un volume tale da consentire agli altri di parlare senza gridare.
Ho mangiato un dolcetto turco innaffiato di Slivovica serba. Sul palco delle bambine albanesi cantavano e suonavano. Davanti a noi e' passata una coppia con due gemelli, incrocio fra un nero americano con due spalle tante e una coreana minuta, il sorriso più largo del suo volto.
I bambini con la pelle marrone dorato e gli occhi a mandorla i più belli del mondo.
Si e' fermato a parlare con noi un amico turco, dopodomani si sposa! un curdo mi ha offerto un pezzo di non so cosa ma era ottimo. Fra poco esco, vado a votare. Tutti noi residenti abbiamo diritto a dire se siamo favorevoli alla costruzione della nuova Stadthalle nel centro.
Heidelberg ha i suoi difetti ma anche i suoi pregi.



23 luglio 2010

senza titolo

Vorrei bere qualcosa di dolce per mandare giù questo amaro.
Amaro.
Sapore che ho nel cuore.
Vorrei quel un fotogramma nella mia testa in cui ridi.
Sul letto.
Ridiamo.
Spurgo amarezza con le lacrime.
Perché è finito tutto?
Perché non è mai iniziato.

29 giugno 2010

Sogno di un afoso pomeriggio estivo, la valigia in una stanza, io e me stessa nell'altra

Quel che vorrei in questo momento e' sentir squillare il telefono.
La valigia e' fatta, a stento si chiude. Lascio passare nella pigrizia l'ultimo giorno ad Atene. Avevo altri programmi in realtà, saltati all'ultimo. E non ho rimpiazzato il vuoto creato con nient'altro da fare se non pensare e versare più di qualche lacrima.
E ancora una volta il telefono resterà senza voce e i pensieri si confonderanno con la calura estiva di Atene infuocata che non riesce a far evaporare in tempo le lacrime.

-pronto
-ci sei?
-si
-mi manchi, te lo volevo dire che mi manchi, e che ti voglio qui con me. Volevo dirti che non e' vero che l'inglese e' più importante di te, e che più tempo passiamo insieme più sono felice.
-...davvero?
-si...
-io...
-credimi ti prego. A volte mi comporto come non vorrei e dico cose che non vorrei dire. Poi mi sale la rabbia e ti faccio vedere che sei ancora meno importante di quello che tu pensi di essere. Ma non e' così. Ti amo e voglio stare con te
-tu mi mortifichi...mi dici una cosa e poi il suo contrario. Prometti quello che non mantieni e poi dici che e' colpa mia: sono io che ho fatto in modo che tu non mantenessi le tue promesse, ed e' sempre colpa mia se non mi riesci ad amare come vorresti...
-non volevo...mi dispiace...scusami, vorrei solo stare con te, stare bene insieme
-io sono ferita, mortificata.
-lo so e me ne dispiace...tanto...anche io sono ferito, e per difendermi ti faccio male. Un male che deve essere più grande di quello che tu fai a me.
-non si ama cosi
-no, non si ama cosi....vieni da me? non mi importa se parlerò meno inglese perché ci sei tu, e non me ne frega niente se non mi porti le sigarette greche o se non usciamo a cena fuori. Mi importa stringerti fra le mie braccia. Più a lungo possibile. Più forte possibile. Mi importa guardarti e parlare e raccontarti come mi sento, come e' qui e come mi trovo in mezzo a tutte queste novità. Sono stati giorni caotici per me e ho reagito male. E' un periodo pesante, lo sai.
-si...sono felice che mi hai detto almeno queste cose, che non le hai date per scontate.
-ti amo davvero
-anche io

A questo punto la protagonista della storia ha gli occhi ancora intrisi di pianto. La telefonata immaginaria che aveva creato nella sua testa e' finita e il telefono e' muto come prima.
L'aria e' pesante, ma tira qualche rara folata di vento che allenta anche la tensione provocata dal caldo. Il gatto dorme, beato lui.

25 giugno 2010

La vida tombola

Una taverna all'aperto a Kalidromiou, un giardino pieno di verde e lunghe tavole imbandite. Ieri sera sono andata a cena in questo bel posto, poco distante dall'appartamento dove abito. Appena 10 minuti a piedi, giusto la fatica di girare attorno a Lofos Strefi, una delle brulle colline che ad Atene hanno funzione di parco. Ci accomodiamo ad uno dei tavoli sotto il grande tendone bianco, sul fondo del giardino. Beviamo e mangiamo, ma soprattutto parliamo. Maradona, la vida tombola, l'amore, il sesso e la passione, politica, ricordi di infanzia e traumi personali, nostri e di terze persone non presenti alla cena ma sempre e comunque nelle nostre teste.
La filosofia e la vita, argomenti troppo preziosi per relegarli fra le mura di una qualsiasi aula o biblioteca. Si dovrebbe tornare a discutere dei massimi sistemi mangiando e bevendo, alla luce morbida di un tramonto rosa o all'ombra fresca di un albero, seduti per terra o su un sasso, al monotono suono delle cicale che ti toglie la voglia di fare ma non quella di pensare .
All'improvviso il rumore e le chiacchiere del nostro e dell'altrui pasto non sono riusciti più a coprire quello del cielo. E' la pioggia. Spessa e improvvisa costringe tutti gli avventori a trovare riparo sotto al nostro tendone.
Il ristorante si trasforma in un unica grande tavolata che cerca di sfuggire al temporale trascinandosi dietro il tintinnio dei bicchieri e il rumore delle sedie. Il nostro piccolo tavolino viene incastonato fra due giganti. Alla mia destra una lunga tavola abitata dagli esponenti di un partito politico di sinistra, molto folcloristici, che agitando kobuloi nell'aria fanno la nostra conoscenza e ci regalano l'estratto di un convegno con nuove proposte politiche. E' l'autore in persona a consegnare a Saverio il fascicoletto rilegato, raccomandandosi di farne attenta e critica lettura. Alla mia sinistra una famiglia numerosa. La famiglia perde componenti causa l'ora sempre più tarda, e alla fine rimangono in tre: padre, figlio e la fidanzata del figlio. Come se il litro di vino della casa e la bottiglietta di raki ancora da finire non fossero bastati, la simpatia tutta italica, che evidentemente io e Saverio sprizziamo dai nostri innumerevoli pori, innesca il perverso gioco del brindisi "italiani e greci una faccia una razza". E allora ecco la seconda bottiglietta di raki offertaci dal capofamiglia, e ancora brindisi, e ancora politica e vita e amore accompagnano l'halva profumata d'estate, costellata di minuscole scorze d'arancia candite.
Non tanto la quantità, comunque non trascurabile, ma la qualità ha fatto il suo corso. Il guizzante pensiero filosofico di ieri sera stamattina ha lasciato il posto ad un sordo torpore accompagnato da nausea latente. E allora meglio scrivere di vita che di scienza, e aggiorno il blog invece di torturarmi scrivendo di tipologia ceramica.
Ah la vita, che tombola.

23 giugno 2010

And I guess that I miss you, and I'm sorry If I dissed you

Eating snowflakes with plastic forks
And a paper plate of course, you think of everything
Short love with a long divorce
And a couple of kids, of course
They don't mean anything
Live in trailers with no class
Goddamn, I hope I can pass high school
Means nothing taking heartache with hard work
Goddamn, I am such a jerk, I can't do anything
And I shout that you're all fakes
And you should have seen the look on your face
And I guess that's what it takes
When comparing your bellyaches
And it's been a long time
Which agrees with this watch of mine
And I guess that I miss you, and I'm sorry
If I dissed you
(Modest Mouse-Trailer Trash)

http://www.youtube.com/watch?v=Pc6l5w1mhqg&feature=related

11 maggio 2010

la gatta Pistache

La gatta Pistache dorme sulla mia valigia e fuori Parigi piove.
Sono arrivata ieri a Parigi, e la prima cosa di cui mi sono accorta e' di aver preso una sonora fregatura con la stanza che avevo trovato via craiglist. La fagiana lo sapeva: mentre pagavo il mio bollettino di affitto+caparra tutto sull'unghia, ero troppo distratta dai miei drammi interiori per avere la lucidità di sospettare. Fossi stata meno avvolta su me stessa me ne sarei accorta. Poi avendo diritto al rimborso e pensando di spendere soldi non miei ho completato l'opera di leggerezza e superficialità.
Insomma,appena scesa alla gare Est mi sono recata all'indirizzo che mi aveva dato quello che poi si sarebbe confermato un truffatore e mi sono infilata nel portone dietro ad un uomo di circa 40 anni alla ricerca di questa fantomatica casa.
Niente di niente. Ovviamente.
Il signore mi ha chiesto chi fossi e che cosa cercassi, mi ha fatto entrare dentro casa sua e mi ha ospitata per quasi 5 ore. Mi ha aperto la porta di casa sua, ad una sconosciuta con una valigia che parla francese a stento, mi ha dato da bere e da mangiare, mi ha fatto ridere e mi ha consolata, mi ha parlato di sua moglie, ho conosciuto i suoi figli. La casa era ricavata da un negozio a piano terra che dava sulla strada, piena di bici e di bicchieri uno diverso dall'altro. Ho mangiato insalata di carote all'aglio e formaggio italiano. Anche il quartiere ha un suo perverso fascino, una specie di piazza Vittorio, si chiama Stalingrad! Multietnico e colorato. Avevo il numero di telefono della nipote di un'amica della moglie di mio padre, cioè di una perfetta sconosciuta, che abita qui a Parigi da 12 anni.
Mi hanno fatto dormire nel loro accogliente caos famigliare, Lei all'8 mese di gravidanza con una bambina di un anno e mezzo, e la gatta Pistache che corre la mattina già dalle 6 per il salotto dove si trova il mio divano letto.
Ho perso i soldi. Ho guadagnato un bel pezzo di vita.
Ripiegarsi su se stessi fa male.

30 aprile 2010

Scelte di vita di una mente arida

Ieri sera mi sono sentita dire con tono serio e deciso la seguente frase: "Se non avessi fatto il dottorato in chimica avrei scelto una fra le seguenti opzioni: fare l'attore, andare a combattere nella selva in sud America oppure inserirmi in un percorso non convenzionale, come una cooperativa agricola, si insomma un'attività non inquadrata nel sistema." e ancora:"non voglio lavorare in un'industria perché questa la considero prostituzione intellettuale!" e la perla:"io faccio ricerca fine a se stessa: bisogna slegarsi dall'ottica dell'applicabilità, bisogna fare ricerca anche solo per amore del sapere e per espandere la nostra conoscenza, l'aspetto pratico non e' importante!"

Non vuole fare la torta con il rabarbaro fresco che gli hanno regalato perché non può essere sicuro sulla provenienza della farina che si mangia, ma beve birra Radler, che compri al Penny markt! Ha scarpe acquistate da una cooperativa equa e solidale italiana che si batte contro la delocalizzazione delle fabbriche in Romania, ma ha un computer che e' tutto tranne che made in Italy...e poi fuma!
Un uomo una contraddizione....chiude gli occhi per raccogliere le idee anche quando ti parla di una cazzata; davvero, non interessa proprio a nessuno se l'avverbio o l'aggettivo che hai usato sono banali o poco eruditi.
Lui e' li che si concentra, occhi stretti e vena del pensiero promonente, perso nella sua ricerca del pronome perfetto.
E intanto il pure' fatto solo con patate bio si cuoce faticosamente dentro la pentola, e il microonde non viene usato...Giammai!
Il sabato va fino non so dove solo per comprare le meluzze bio e tiene le cipolle (sempre solo bio e a chilometro zero) nella sua stanza anziché in cucina!
A me questi nerd mammoni fanno proprio paura, chiusi in loro stessi e nelle loro manie...

13 aprile 2010

Il prototipo

Mi sono messa dentro casa il prototipo del post-adolescente autistico e impedito.
Il figlio unico che si fa tagliare l'insalata da papa e si fa cucinare dalla mamma, quello che quando ha finito di mangiare si alza da tavola e lascia tutto li. Quello che butta via le cose che gli prepara la madre perché non sa dire no mamma, non lo voglio e trasuda disprezzo per i genitori-zerbino da ogni suo poro.
Aspetto, sono sempre ottimista e mi convinco che quando i genitori lasceranno il bimbo da solo lui diventerà pseudo normale e riuscirà a comportarsi da adulto senza rifugiarsi nella sua stanzetta per fuggire dal mondo dei grandi che lo schiaccia e a cui proprio non riesce ad opporsi. Con cui non riesce ad interagire. Secondo me pensa ancora che "i grandi" siano suoi nemici...patetico!
Penso che il nano Brunetta avesse in mente lui quando conio' la definizione di "bamboccione", o era Padoa Schioppa ripreso da Brunetta? Non ricordo, uguale. E' un adulto mancato, un incapace emotivo.
Non pensavo esistessero persone cosi, o meglio, ho avuto la fortuna di non incontrarne mai sulla mia strada...fino ad ora!
E comunque, rispetto alla domanda che ho formulato ieri, ho elaborato la vera risposta: la colpa non e' di certo mia, e nemmeno della mia bellissima casa.
E' tutta colpa di Ruperto! Non per niente questa mirabolante università di eccellenza, che gareggia ai primi posti delle classifiche mondiali con i colossi americani, attira una quantità infinita di disadattati sociali da tutto il mondo.
Io sto conoscendo quelli italiani.

12 aprile 2010

Ogni cosa ha il suo prezzo

La mia casa e' stata invasa!
Da un'immane orda di toscani costituita dai due genitori del mio nuovo coinquilino.
Il frigo e' tutto un trasbordare di cibi di italica provenienza, e stasera, quando sono tornata a casa, ho trovato un vero pasto italiano ad attendermi: antipasto, pasta, insalata, carne alla cipolla e salumi! E per digerire una buona pera bio!

Ma tutto ha un suo prezzo, così, prima di cena...

Il mio lavandino era opaco al punto giusto, ma ora risplende di mille bagliori metallici! Il calcare e' stato sconfitto!
-sai io mi sono permessa... ora si che va bene, perché così non si poteva vedere... (leggi: sei una zozzona, ma ora va meglio grazie a me che ti dico come pulire la tu' casa, se non ci fossi io a spiegare come vanno fatte le cose...)
- ahhh ma grazie signora, non doveva (leggi: te sei pazza! ma chi se ne frega se il lavandino e' opaco)

e dopo cena....

Le mie due fantastiche tovagliette Ikea, che ingentiliscono il tavolo, sono state guardate con insistenza
-ma non le usi tu le tovaglie?
- beh...no (leggi: ...cazzo te frega, e' casa mia! e poi le tovagliette Ikea che c'hanno adesso che non va?)
- ah...no perche queste te le abbiamo sporcate noi stasera (leggi: le tue tovagliette sono sporche, ma che te lo devo dire io?)
- beh non c'e' problema la mia ex-coinquilina me ne ha lasciate alcune, metto queste a lavare e tiro fuori la tovaglia arancione (leggi: ti assecondo solo perché sono una brava persona e molto educata, ma te non te stai a regola' perché questa e' casa mia e tu sei ospite e mi stai insultando dandomi della zozzona)
- ah beh vedi, così va meglio, ma che e' sintetica, ma che non la stiri? (leggi : il mio povero bambino non può mangiare senza una tovaglia pulita, ah, povero figliolo mio, a casa dalla tu' mamma si che hai tutto come si deve)
- odio il ferro da stiro (leggi : ma che cazzo vuoi da me, chi ti conosce, mi hai pure spostato tutte le cose della cucina perché non erano nell'ordine giusto e mi hai incasinato il frigo manco fossi a casa tua)
- aahhhh.....ma davvero? (leggi: te tu un sei una vera donna, povero il mio bambino, qui all'estero...da solo, senza la tovaglia stirata)

La cena era buona, e tremendamente abbondante, ma...

-scommetto che anche i tuoi genitori quando vengono ti cucinano così (leggi: non siamo angoscianti verso nostro figlio, siamo normali perché tutti i genitori sono così invasivi nella vita dei propri figli unici, facendogli la spesa, preparando primo, secondo contorno e frutta anche se nessuno ce lo ha chiesto e nostro figlio ci rivolge la parola a stento, non ci guarda, guarda nel piatto e ogni tanto sbuffa quando parlo)
- beh no...cioè si cuciniamo insieme (leggi: non mi scrutare cosi come se fossi una marziana, e poi sei a casa mia, come ti permetti)
- ahhh (leggi: povera figliola co' i genitori divorziati e mezzi stranieri che non si prendono cura di te, non come fo io che so' un esempio di mamma perfetta, ah il mi' figliolo...)

Sto digerendo la pasta carne biologica portata direttamente dalla toscana e cotta con le cipolle, il battuto di non so che cosa. In frigo abbiamo sugo per la pasta per i prossimi 10 giorni e anche delle patate nere e il detersivo per i panni, per i piatti e per non so che cazzo, le pere a 20 centesimi l'una, il radicchio del contadino di non so dove...

Stasera ho provato una bellissima sensazione, mi sono sentita perfettamente e assolutamente normale.

Adesso voglio proprio vedere cosa succederà quando l'orda genitoriale abbandonerà queste terre inospitali (eh si qua si sta male...in Toscana li si che si sta bene...e noi abbiamo pure gli ulivi sa, 120 piante!).

Ma una considerazione, una sola, me la permetto: da quando sono qui mi capita spesso di entrare in contatto con un discreto numero di persone con forti disagi psicologici. A questo punto sono costretta a chiedermi quale sia la causa: o questi individui sono attirati da Heidelberg, ed e' un buon motivo per andare via da qui al più presto, o lo sono da questa casa, e allora la dovrei far esorcizzare, o lo sono da me!

Fosse vera l'ultima?

8 dicembre 2009

Dicembre

Non c'è nessuna foto in cui ci abbracciamo o ci sfioriamo le mani. Le altre coppie mi sorridono dalle foto, insieme. Io e te non siamo nemmeno presenti nelle stesse. Io in una. Tu nell'altra. Qualche mese fa, proprio nello stesso posto, eravamo noi gli indiscussi protagonisti di tutto l'album.
Piove spesso ma fa caldo. E l'aria sa di vino cotto e cipolle. Ho degli stivali anti pioggia anti freddo, ma non sono ancora indispensabili.
Un innaturale caldo.
Ho ascoltato discorsi senza senso da persone che forse il senso ce l'hanno, ma è diverso dal mio, quindi non le capisco. Un iniziale senso di fastidio per la banalità di chi si crede invincibile si è trasformato in voglia di camminare. Evaporato. In un attimo.
Il mercatino di Natale è sempre uguale a se stesso, solo poco più austero, la crisi, e fra pochi giorni ci sarà di nuovo la maledetta festa di Natale del dipartimento. Ho già scritto l'anno scorso di questo abominevole evento sociale. Un anno fa.
C'è sicuramente un filo che collega Istanbul a Berlino, un filo fatto di mille pezzetti di corda diversi, annodati alla meno peggio. Non vedo l'ora di bere il Bosforo con gli occhi, di perdermi fra le vie della metropoli eurasiatica, di ubriacarmi dei suoni della città. Se piove ho i miei super stivali anti tutto, e posso camminare per ore ovunque.
Anche li prevedo solo foto neutre, senza te e me insieme.
Tu in una io in un'altra.
Volevo chiamare, raccontarti dei discorsi senza senso di chi si crede invincibile per riderne insieme. Ho esitato con il dito sul tasto verde. Ho rimesso il telefono in tasca e camminato ancora, in una nube d'umido e odore di wurstel.