31 agosto 2008

Θεσσαλονίκη

fine settimana a Thessaloniki
...questo e' uno dei posti dove potrei passare una bella parte di vita. Una citta' fantastica, greca ma fortemente balcanica allo stesso tempo. Greci a parte e' pieno di macedoni, albanesi, serbi, turchi e caucasici, solo per citare le minoranze piu' nutrite. Luogo di moschee trasformate in chiese ortodosse e strade che dal mare si arrampicano in salita, verso le colline; presente che si sovrappone al passato e passato che influenza il presente, tante identita' diverse che si mischiano e si sovrappoongono, trasfigurandosi una nell'altra. Vagando per ore senza meta fra un vicolo e l'altro, ho trovato un negozio che vende la birra georgiana Kazbeghi. Basta una birra per scovare in un angolo di cervello la sinapsi che ti fa ricordare luoghi passati e forti emozioni di anni fa, luoghi fisici e luoghi dell'anima.

27 agosto 2008

si beve e si balla

Sabato sera siamo stati invitati ad un matrimonio a Sovjan, un villaggio vicino a Korçë. Io, Anna e le due Caroline francesi, a bordo della fantastica macchina della missione battente targa greca, abbiamo affrontato 30 km di lavori in corso sulla strada Korçë –Tirana che porta a Sovjan. Normalmente che si fa: si tolgono circa 500m di asfalto, si ripara il fondo stradale e poi si passa al pezzo successivo. In Albania no, si tolgono tutti e 100 km insieme, senza alcun tipo di segnaletica o illuminazione, e si lascia la preparazione di breccia bianca, così che la velocità massima a cui si può andare è di 20 km/h, e non si vede un cavolo perché si crea talmente tanta polvere che sembra di attraversare una nuvola di ghiaccio secco. Cosa ancora più fastidiosa c’è un numero infinito di voragini aperte, dossi e deviazioni non segnalati che farebbero la felicità dei più arditi piloti di rally. In Albania le macchine hanno soppiantato il cavallo appena all’inizio degli anni 90, quando è caduto il regime, quindi l’uso corretto di tale mezzo di trasporto e le relative norme che ne regolano la circolazione non sono ancora stati ben assimilati da parte della popolazione.

Lungo la strada polverosa e buia che passa fra campi e piccoli agglomerati di case, le uniche cose che si vedono da lontano sono: i distributori di benzina, che sono gli unici posti nuovi, puliti, illuminati e curati fin nei minimi dettagli -alcuni hanno addirittura le aiole con i fiori- , e qualche mega ristorante dove si fanno i matrimoni. In realtà questi posti non sono più illuminati rispetto a quelli italiani, ma risplendono come un faro perché il resto è immerso nelle tenebre. Finalmente arriviamo al villaggio, un agglomerato di case buttate attorno ad una strada e una moschea che conosco abbastanza bene, dato che l’anno scorso ci ho abitato due settimane quando facevamo le prospezioni. Non ci sono lampioni, non c’è asfalto, non ci sono fogne e molte case sono fatte in mattoni crudi seccati al sole, che stagione dopo stagione vengono lisciati dalla pioggia e dalla neve. Scendiamo dalla macchina per aspettare un nostro amico che ci doveva venire a prendere, e sopra le nostre teste si è aperto uno dei cieli più fitti di stelle che io abbia mai visto, limpido e infinito. Uno dei pregi della scarsa illuminazione.

Arriviamo alla casa della sposa dove si stava svolgendo la prima parte del matrimonio che, come poi ho saputo, dura almeno 4 giorni. Entriamo nel giardino dove suonano e ballano canzoni albanesi e ci vengono incontro delle donne con vestiti dai colori sgargianti che letteralmente ci spingono dentro casa, fino a una stanza in fondo ad un lungo corridoio, piena di donne. Davanti c’è una specie di fila disordinata dalla quale esce una donna con in mano un vassoio di lukum. Attorno alle pareti ci sono tutte sedie sulle quali sono sedute donne anziane; al centro della stanza due vecchie cantano una litania che sembra una lamentazione funebre, tenendo un fazzoletto in mano e girando intorno a se stesse. In piedi un po’ spostata verso la finestra c’è la sposa, vestita di bianco. Sfiga ha voluto che fossi la prima di noi ad entrare. Sono rimasta qualche secondo impalata perché non sapevo che dovevo fare, e pure un po’ stordita dall’aria soffocante e dai lamenti delle vecchie. Non so come, ho capito la procedura da seguire: entra nella stanza, aspetta il tuo turno mangiando un lukum, prendi la bomboniera che ti viene offerta, vai verso la sposa, stringile la mano e augurale tanta fortuna (fatto in italiano), aggira le vecchie ed esci. Seduta vicino alla porta mi sono imbattuta nella mamma del nostro amico, che mi ha riconosciuta, baciata ed invitata a sedere vicino a lei. Che fai rifiuti? No! E mi sono sorbita altri 10 minuti di lamentazioni e felicitazioni. Dopo un po’ che non uscivo qualcuno avrà avuto pietà di me perche sono venuti a recuperarmi. Uscendo dalla casa, fra saluti e baci a gente mai vista, ho sbirciato nella stanza adiacente: stessa disposizione delle sedie, ma all’interno c’erano solo uomini e al posto della sposa un tavolino basso ingombro di bottiglie di raki e bicchieri. Si stringono mani, si “parla” con la gente “Si je?” “mir, shum e mir” “Faleminderit dhe mirupavshim”, e si arriva al ristorante.

Contrariamente all’uso italiano, nei Balcani ai matrimoni la parte del leone la fa l’orchestra rom che suona canzoni popolari. Qui la cosa più importante è ballare, ovviamente balli tradizionali. Il cibo ricopre un ruolo assolutamente secondario. Già ti trovi l’antipasto di pesce arrosto, insalata e formaggio a tavola, adagiato su piatti ovali di plastica; poi arrivano i camerieri che portano una quantità infinita di birra Korça e di bottiglie di plastica da mezzo litro di raki fatto in casa e ogni tanto passano a buttarti carne alla griglia sul piatto o adagiano dei piattini pieni di meze e di frutta negli spazi liberi fra una bottiglia e l’altra. La maggior parte del tempo a tavola lo passi a fare brindisi con i commensali o con tutti i parenti della sposa che fanno il gir dei tavoli. Quando si finisce non si cambia il piatto, arriva il cameriere che ti svuota dentro un grande vassoio anche il suddetto piatto ovale di plastica e te lo ridà! Si beve e si balla, si balla e si beve, si beve si beve si beve e si balla.

i tamburi della pioggia

La ragione principale per cui è un po’ che non posto nulla è che questi ultimi giorni invece di scrivere ho letto. Ieri sera ho finito”I tamburi della pioggia” di Ismail Kadarè, uno dei più noti scrittori albanesi contemporanei. Parla dell’estenuante assedio di Kruja, cittadella fortificata simbolo della resistenza albanese, ad opera dell’impero ottomano nel XV secolo, quando i turchi pezzo di terra dopo pezzo di terra occuparono tutti i Balcani. Il romanzo si chiude con l’inizio delle prime piogge autunnali che segnano la umiliante disfatta degli assedianti. Guidati da Giorgio Castriota detto Scanderbeg, gli albanesi resistettero all’occupazione ottomana per 30 anni, prima della definitiva capitolazione. E a questo punto mi viene una punta di orgoglio a pensare che un po’ più a nord, il Montenegro è stato l’ultimo ad essere conquistato dai Turchi. Grande rispetto per la resistenza albanese, ma i miei antenati la libertà se la sono conservati più a lungo.

a proposito...oggi piove!

17 agosto 2008

vita da museo

la vita scorre tranquilla nel cuore dell'Albania, anzi a volte mi rompo pure un poco le palle.
La giornata tipo e' la seguente:
sveglia alle 6.30
colazione alle 7
si lavora dale 7.30 alle 2, e in questo intervallo di tempo ci sono un numero infinito di assurdi personaggi che fano capolino al museo. Quelli che vedo ogni giorno sono: l'idraulico che deve essere pagato da mesi, Suzana, la cuoca della missione con il fantastico Arben, l'autista Rom-Sinti che l'altro ieri ci ha invitato alla sua festa di compleanno (mi sono tagliata, ho fatto un sacco di foto con la nonna!!!), poi c'e' il custode che coglie le prugne dall'albero per preparare il raki, l'altro custode che ti offre sempre l'acqua frizzante, la tipa che vende i biglietti per entrare al museo (fatto sconvolgente, quest'anno ci sono un sacco di turisti, italiani americani e tedeschi), e dulcis in fundo Lorenz, il tipo che dovrebe essere il direttore del museo che in realta' e' solo un mafioso e non fa assolutamente un cazzo. La cosa davero divertente e' il caos linguistico che regna sovrano. Al museo ci siamo io e Anna che siamo italiane e le ragazze albanesi che lavorano con noi che parlano abbastanza bene italiano. Suzana parla albanese e francese, Arben albanese e rom, i custodi albanese e greco, la tipa del museo albanese e inglese. Lorenz solo albanese e poco greco anche se dice che ha fatto un master in archeologia di due anni, ma con l'interprete, ad Ancona!!!! al massimo conosce Ancona perche' c'e' sbarcato illegalmente col gommone! Io non parlo francese ma inglese, Anna parla francese ma non inglese.
dalle 2 alle 5 pausa (pushim in albanese), necessaria per digerire la cucina di Suzana piu che per riposarsi dal lavoro
dalle 5 alle 8 si lavora ma ci siamo solo io, Anna e uno dei due custodi, con cui "parliamo" albanese e greco.
Ormai sono diventata una maga della frase fatta, dizionario italiano-shqiperi alla mano:
-buongiorno/buonasera come stai?
-bene grazie
-usciamo alle 9
-torniamo fra 1/2 ore
-buonanotte
Il w-end per fortuna torna il resto della missione e si sente parlare solo francese. In tutto questo cerco di continuare a studiare tedesco con l'aiuto di fantastici audiolibri che mi hano passato...magari non imparo ma con questa scusa mi isolo un po dalla parlata napoletana di Anna, 24h su 24...a volte parla anche nel sono!

13 agosto 2008

nel quadratino sulla carta

per chi non sapesse dove e' Korca.



there will be blood (2)

ieri un elicottero volava sopra i tetti di Korce...stamattina ho saputo che trasportava all' ospedale di Tirana un tipo che e' stato accoltellato, e che poi e' morto.
La storia e' andata cosi: il tipo era appena uscito dal carcere dopo aver scontato una pena per omicidio colposo; appena scarcerato gli uomini della famiglia della vittima, residenti da decenni in Francia, sono tornati apposta per applicare il Kanuni i Lekë Dukagjinit, un insieme di norme del XV secolo che regolava la vita albanese...il sangue si lava via solo con altro sangue, poco importa se sia dell'assassino stesso o di uno dei suoi familiari di sesso maschile... di solito il Kanun viene applicato nei paesini di montagna a nord, ma a volte capita anche nei centri piu grandi come Korca
...yesterday there was blood

12 agosto 2008

montone

Oggi ho trovato in cucina una ciotola piena di latte di montone. Ha una patina gialla che si forma in superficie quando si raffredda. Ancora non ho osato berlo (previa rimozione della patina giallastra), ma ho recentemente scoperto che anche il kos, lo yogurt albanese con cui faccio colazione, altro non è che yogurt di montone…oltre a questi due prodotti c’è anche ovviamente il burro di montone, che viene usato senza lesinare nella preparazione dei cibi, dalle čorbe al burek alla carne, ovviamente di montone.

10 agosto 2008

there will be blood

La cavalletta si e' vendicata e ha chiamato un branco di pulci affamate a vendicare la sua morte. Fantastico! bello stare qua, a parte le pulci e un letto davvero scomodo, mi mancavano le strade non asfaltate e la polvere che ti si appiccica ai denti. Bevo litri di filter coffee e fumo mille sigarette al giorno per far passare il tempo fra un coccio e l'altro, ma stamattina ho avuto la fortuna di assistere ad una cerimonia di quelle che mi fa amare questo posto del cazzo. Due delle ragazze albanesi che lavorano con noi ci hanno invitati ad un santuario ortodosso in un posto sperduto quasi al confine con la Grecia, a un'ora di pulmino da Korce. Il posto di per se era abbastanza brutto. Una chiesa ortodossa nuova, con le classiche icone e una specie di edicola in pura latta rossa fuori per accendere le candele. Si dice che se stai male e dormi una notte li poi il giorno dopo scoppi di salute... Io, blasfema, al terzo segno della croce mi sono allontanata dal gruppo e curiosando dietro l'edificio mi sono imbattuta in una cerimonia fantastica: una famiglia albanese che squoiava una capra legata per i piedi ad una specie di balaustra per festeggiare l'arrivo dei parenti emigrati negli stati uniti. La balausta era di fronte ad un fontalile e a un albero, accanto ad un fiumicattolo abbastanza sporco. Mi veniva da vomitare ma mi sono avvicinata e ho fatto amicizia tanto che mi hanno chiesto di documentare questa reuniuon con la mia macchina digitale. Fantastico! Quando hanno tagliato la pancia per estrarre il sacco delle interiora il senso di nausea si e' fatto piu forte, ma alla fine fra puzza di morte e sangue e di interiora di capra ho fatto il mio lavoro da fotoreporter. Ho documentato tutto il procedimento, anche quando spaccano il cranio in due con l'ascia... la prossima volta mettero qui un po di foto... oltre alla capra squioiata c'erano un sacco di polli vivi a cui hanno tagliato la testa, che poi hanno appeso assieme alle zampe alla balaustra e sull'albero vicino, insieme alla pelle delle capre squoiate. C'era un odore di sangue misto a odore di cera di candela che faceva girare la testa, e alle 9 di mattina il caffe' e il latte non li avevo ancora digeriti. L'allegra e numerosa famigliola ci ha invitati a pranzo ma purtroppo dovevamo tornare a Korca...amo l'Albania

8 agosto 2008

dottorato, filosofia spiccia e cavallette

Tornata dopo un anno a Korçë, tante cose sono cambiate. Non tanto nella città stessa, ma nel mio ruolo qui. Non so come ho fatto, ma quest’inverno ho ottenuto l’autorizzazione a studiare del materiale inedito per il mio dottorato. Anzi, diciamo proprio che se non avessi avuto gli strati 9, 8 e 7 di Sovjan da includere nel mio lavoro, la mia ricerca sarebbe stata se non proprio scarna, decisamente di livello inferiore. La mia presenza qui è uno di quei classici casi in cui contatti qualcuno di abbastanza importante che non hai mai visto in vita tua, e chiedi qualcosa di abbastanza grosso esplicitamente, perché tanto non hai nulla da perdere a farlo. Al massimo succede che non ti rispondono o ti dicono di no. Che costa provare? Così è andata l’anno scorso. Ho scritto a G.T. professore alla Sorbona nonché direttore dell’école doctoral di archeologia preistorica della stessa università e direttore dello scavo in questione, una mail del tipo “ciao sono Maja e studio i Balcani meridionali, se ti interessa contattami!”, che se la rileggessi ora mi vergognerei come un branco di cani bastardi. Dopo mesi e mesi di silenzio, totalmente inaspettata, mi arriva una mail di risposta in cui. G.T. mi invita sullo scavo in Albania a vedere i cocci dell’età del bronzo. Sono andata a mie spese, ho visto i cocci, e dopo una settimana mi hanno chiesto di rimanere per un mese per fare ricognizioni pagata (poco, ma in archeologia ci si deve accontentare). Non so come sia potuto accadere, ma senza aver mai avuto alcun contatto con G.T. e tantomeno con la Sorbona e l’école francaise continuo a lavorare allo scavo pagata (sempre poco, se volete fare soldi non fate l’archeologo), per fare una cosa che serve principalmente a me. Addirittura gli ho chiesto di essere il mio second advisor della tesi di dottorato, e pare abbia accettato…spero non ci sia una sola troppo grande sotto. O meglio, la sola c’è comunque, l’archeologia in quanto tale è una sola, e poi bisogna anche considerare che in Albania non ci vuole venire proprio nessuno, mica parliamo della Grecia o della Turchia, qui stiamo in mezzo alle montagne e alle pecore, sprofondati in un sottosviluppo, che non ha ne il fascino di Tirinto ne tantomeno quello dei tell anatolici, ma non è questo il punto. Da un po’ di anni a questa parte sto cercando di verificare con metodi empirici e sperimentali la validità di una mia penetrante e arguta teoria sul destino del genere umano: se ti capita qualcosa di molto bello, subito dopo accadrà qualcosa di ugualmente brutto. Questo perspicace concetto, degno del miglior Immanuel Kant e della scuola di tradizione hegeliana, può essere efficacemente integrato con la seguente locuzione: se sputi in aria poi ti ricade in testa! Per fortuna pare si verifichi anche il contrario, cioè che la sfiga più nera non duri per sempre e che sia la premessa a situazioni e circostanze propizi. Bisogna anche tenere a mente il seguente corollario: quello che sul momento può sembrare una sfiga assurda o un periodo particolarmente infelice a distanza di qualche tempo può rivelarsi, al contrario, una vera fortuna e un momento della vita da ricordare con piacere. A volte si è inconsapevoli della propria felicità e del suo significato. Quello che mi resta da capire ora è se questa cosa, a mio giudizio molto bella, è il riequilibrio di qualcosa di brutto che è successo nei mesi precedenti oppure se devo aspettarmi da un momento all’altro che si scateni l’inferno. Altra cosa non secondaria da tenere sempre a mente: può capitare che la iattura si manifesti in settori della vita altri rispetto a quello in cui si è manifestata la buona sorte. Forse mi cadranno tutti i capelli o ruberanno la mia bicicletta che ho lasciato ad Heidelberg…Tanto per iniziare a non contrariare il Fato, in questo preciso istante dovrei smettere di scrivere, ché la luce del computer, a Korçë di notte, attira una quantità di insetti mai visti prima, alcuni dei quali mi stanno saltando in testa e sul cuscino e mi fa pure un po’ schifo. C’è una cosa cavallettiforme che al buio mi sta rimbalzando sui capelli e sulle braccia e la sensazione è tutt’altro che piacevole. Che diceva l’apocalisse? Cavallette che divorano tutto al suono delle trombe di Falloppio mentre il fuoco finisce di distruggere ciò che resta? La mia l’ho appena uccisa con una ciabattata, a seguito della benedizione mugugnante di Anna Maria che sta dormendo in stanza con me :- Siiii, ammazzala…..groan groan….. zzzzzzzzzzzzzzz! Per quanto riguarda le cavallette che verranno ci penserò poi, ma domani vado a comprare il vape per precauzione. Forse dovrei interpretare questa sinistra cavalletta come un oscuro presagio, ma voglio pensare che sia solo colpa dell’aria di montagna. Stanotte dormo con un cadavere di cavalletta verde sotto il letto. In altri tempi l’avrei raccolta con un foglio di carta o addirittura con le mani e l’avrei delicatamente accompagnata alla porta, oggi invece l’ho presa a ciabattate e spiaccicata sul muro. Come si cambia nella vita.

6 agosto 2008

Abania 1

here we go! primi giorni n Albania.
Cosa e' cambiato dopo un anno:
1-per ora c'e' la corrente elettrica tutto il giorno e non si sente piu il rumore assordante dei generatori
2-le sigarette sono aumentate! adesso le Marlboro costano 1 euro e 15 centesimi a pacchetto
3- hanno sistemato qualche casa e aperto un po' di banche nuove
4-ci stanno piu soldi che girano e si inizia a notare...hanno aperto filiali di banche americane...dollar dollar!

Cosa e' uguale doipo un anno:
1-il pazar della parte musulmana (pazar con la P e non con la B)
2-il modo di guidare ignorando i pedoni
3-i cortei strombazanti di macchine dei matrimoni, col cameramen sulla macchina di testa appollaiato sul tetto
4-il visto costa fra 1 e 2 euro invece di 10

2 agosto 2008

Ma che diavolo ci faccio qua ad Heidelberg? (2)

a poche ore dalla partenza per l'Albania mi chiedo ancora come sono approdata nel paese dei nani da giardino, pieno di fiori alle finestre e di pittoreschi scorci sfumati dalla nebbia! Heidelberg, dove tutti gli edifici di una certa importanza sono costruiti in arenarie rosa del Palatinato e propagano per ogni strada, piazza o vicolo una soffusa luce rosata al tramonto. Quel particolare colore tenue pastello che scorre in ogni singola via come sangue nelle vene e sommerge me, te e tutte le presenze animate e inanimate della città.

I due presupposti di base, entrambi motore immobile della mia vita heidelbergense sono i Balcani e le tare mentali ereditarie. Mi spiego utilizzando una metafora da bar: prendete 1/2 di geni italiani, di cui metà di origine araba, fortemente tarati (gente che si spara dalle finestre, emigra in Portogallo senza lasciare tracce, che tenta la liberazione di Roma senza ruscirci), mischiateli con 1/4 di geni sloveni dell’aspro carso squassati dalla bora che ribalta le macchine e i cervelli, e con 1/4 di geni montenegrini, assolutamente incontaminati da almeno 15 documentate generazioni, aggiungete un cucchiaino di forte propensione a viaggiare, una spolverata di curiosità morbosa, uno o due cubetti di testardaggine, shakerate il tutto e versatelo in un bel bicchiere profondo; guarnite con una carta pergamena emessa dalla Sapienza, servite freddo.

Sono approdata in Germania per fare un dottorato di ricerca in archeologia preistorica, sui Balcani meridionali nel III millennio a.c. L’anno scorso feci domanda in 3 università, ed ottenni di poter scegliere fra Heidelberg, Londra e Goteborg. L'ultima fu scartata a priori perchè non riuscivo a visualizzarla sull'atlante. Mi erano rimaste Londra e Heidelberg, e la scelta, scienza e ricerca a parte, era in realtà tra 2 vite completamente diverse, antitetiche. Londra-città versus Heidelberg-paese, Inghilterra-inglese versus Germania-tedesco. Ala fine dopo sofferte elucubrazioni mentali ho scelto Germania. Le motivazioni (pippologie scientifiche a parte): se non vado in Germania non imparerò mai il tedesco, ho bisogno di calma e di girare in bici! fattore economico: con le mie precarie e discontinue entrate Londra è un suicidio, Heidelberg un pò meno. Però, cazzo, Londra...un'infinità di Musei, Università e istituzioni, tante possibilità lavorative, la City, la gente, il casino, la vita...

ok alla fine Heidelberg. Ad un anno esatto dalla fatidica scelta ancora non riesco a capire se mi sono suicidata o meno. Mi ricordo ancora la mia mano che metteva la firma su quei cavolo di fogli che ti mandano le università: accetta l'offerta- rifiuta l'offerta. Firmi qui, è sicuro? si? bene! Mi ricordo esattamente il giorno, dove ero e con chi. Mi viene da ridere: col Sirvo e con Andrea a cui ho affidato le due lettere da spedire con posta prioritaria. Io non potevo farlo perchè, tanto per cambiare, il giorno stesso dovevo prendere un aereo per tornare in Albania, quindi ho affidato a 2 fra i miei migliori amici l'arduo compito di imbucare il mio futuro.

Tutto questo è successo quasi esattamente un anno fa

1 agosto 2008

Saturday night flight

sabato sera ore 21.30 circa finalmente mi farò trasportare a Salonicco dal vettore aereo nazionalpopolare Alitalia, spero quindi di atterrare almeno in orario visto che l'arrivo è previsto per mezzanotte ora locale (i greci devono sempre distinguersi per qualcosa da chi li circonda geograficamente, ma questa è un'altra storia...). Sono immersa nell'accidia più completa, sto rimandando tutto quello che devo fare all'ultimo secondo, come cercare un posto per dormire dato che arrivo in città verso l'una, oppure capire da dove e a che ora parte l'autobus per Korca il giorno dopo. Spero di non dover passare la notte all'aereoporto di Salonicco o peggio sul lungo mare o alla stazione dei pulman. Non sono troppo entusiasta di mettere il mio culo sull'aereo e poi soprattutto sui fantastici bus che collegano la Grecia all'Albania. Anzi non mi va per niente. C'è chi la chiama la sindrome del pre-partenza, zero voglia di partire o di pensare in qualsiasi modo al viaggio, di prepararsi o fare i bagagli. Poi arriva il momento di andare e tutta la negatività dovrebbe scomparire. L'unica cosa di cui avrei voglia adesso è starmene a dormire, e vegetare un pò nella vita romana, anche se devo dire che quando torno a volte mi prende un senso di oppressione enorme. Effettivamente ogni volta che mi trovo nuovamente in area Nuovo Salario mi viene un senso di voglia di fuga. L'afa del primo agosto a Nuovo Salario-Montesacro sembra così immobile, ferma, piatta e implacabile. Per non uscire da casa di mia madre a comprare le sigarette mi sono accesa una Pall Mall al mentolo, avanzo di un pacchetto comprato per sbaglio in Ghana a gennaio 2007. Che schifezza. Ho ricostruito una scena perfetta da agosto romano: film spazzatura made in US in televisione, sigaretta rimediata nei cassetti della memoria, pigiama e capelli arruffati legati con mollettone. Ovviamente non mi sono nemmeno lavata i denti, ma al retrogusto di menta ci ha pensato la sigaretta che ho appena spento. Sguardo assente davanti al computer e caldo opprimente che aumenta man mano che ci si avvicina al centro della giornata. Oggi pomeriggio sforzo immane per fare gli acquisti dell'ultimo minuto e stasera pizza con gli amici! un quadro perfetto reso ancora più vivido da una enorme zanzara che si è posata sul monitor. Già è l'una e devo ancora iniziare a cercare sto cavolo di albergo a Salonicco, se no davvero mi tocca dormire per strada. Altra sigaretta al mentolo....temporeggiare con destrezza...


Nuovo Salario-scene di vita urbana, il parrucchiere per uomo