Sabato sera siamo stati invitati ad un matrimonio a Sovjan, un villaggio vicino a Korçë. Io, Anna e le due Caroline francesi, a bordo della fantastica macchina della missione battente targa greca, abbiamo affrontato
Lungo la strada polverosa e buia che passa fra campi e piccoli agglomerati di case, le uniche cose che si vedono da lontano sono: i distributori di benzina, che sono gli unici posti nuovi, puliti, illuminati e curati fin nei minimi dettagli -alcuni hanno addirittura le aiole con i fiori- , e qualche mega ristorante dove si fanno i matrimoni. In realtà questi posti non sono più illuminati rispetto a quelli italiani, ma risplendono come un faro perché il resto è immerso nelle tenebre. Finalmente arriviamo al villaggio, un agglomerato di case buttate attorno ad una strada e una moschea che conosco abbastanza bene, dato che l’anno scorso ci ho abitato due settimane quando facevamo le prospezioni. Non ci sono lampioni, non c’è asfalto, non ci sono fogne e molte case sono fatte in mattoni crudi seccati al sole, che stagione dopo stagione vengono lisciati dalla pioggia e dalla neve. Scendiamo dalla macchina per aspettare un nostro amico che ci doveva venire a prendere, e sopra le nostre teste si è aperto uno dei cieli più fitti di stelle che io abbia mai visto, limpido e infinito. Uno dei pregi della scarsa illuminazione.
Arriviamo alla casa della sposa dove si stava svolgendo la prima parte del matrimonio che, come poi ho saputo, dura almeno 4 giorni. Entriamo nel giardino dove suonano e ballano canzoni albanesi e ci vengono incontro delle donne con vestiti dai colori sgargianti che letteralmente ci spingono dentro casa, fino a una stanza in fondo ad un lungo corridoio, piena di donne. Davanti c’è una specie di fila disordinata dalla quale esce una donna con in mano un vassoio di lukum. Attorno alle pareti ci sono tutte sedie sulle quali sono sedute donne anziane; al centro della stanza due vecchie cantano una litania che sembra una lamentazione funebre, tenendo un fazzoletto in mano e girando intorno a se stesse. In piedi un po’ spostata verso la finestra c’è la sposa, vestita di bianco. Sfiga ha voluto che fossi la prima di noi ad entrare. Sono rimasta qualche secondo impalata perché non sapevo che dovevo fare, e pure un po’ stordita dall’aria soffocante e dai lamenti delle vecchie. Non so come, ho capito la procedura da seguire: entra nella stanza, aspetta il tuo turno mangiando un lukum, prendi la bomboniera che ti viene offerta, vai verso la sposa, stringile la mano e augurale tanta fortuna (fatto in italiano), aggira le vecchie ed esci. Seduta vicino alla porta mi sono imbattuta nella mamma del nostro amico, che mi ha riconosciuta, baciata ed invitata a sedere vicino a lei. Che fai rifiuti? No! E mi sono sorbita altri 10 minuti di lamentazioni e felicitazioni. Dopo un po’ che non uscivo qualcuno avrà avuto pietà di me perche sono venuti a recuperarmi. Uscendo dalla casa, fra saluti e baci a gente mai vista, ho sbirciato nella stanza adiacente: stessa disposizione delle sedie, ma all’interno c’erano solo uomini e al posto della sposa un tavolino basso ingombro di bottiglie di raki e bicchieri. Si stringono mani, si “parla” con la gente “Si je?” “mir, shum e mir” “Faleminderit dhe mirupavshim”, e si arriva al ristorante.
Contrariamente all’uso italiano, nei Balcani ai matrimoni la parte del leone la fa l’orchestra rom che suona canzoni popolari. Qui la cosa più importante è ballare, ovviamente balli tradizionali. Il cibo ricopre un ruolo assolutamente secondario. Già ti trovi l’antipasto di pesce arrosto, insalata e formaggio a tavola, adagiato su piatti ovali di plastica; poi arrivano i camerieri che portano una quantità infinita di birra Korça e di bottiglie di plastica da mezzo litro di raki fatto in casa e ogni tanto passano a buttarti carne alla griglia sul piatto o adagiano dei piattini pieni di meze e di frutta negli spazi liberi fra una bottiglia e l’altra. La maggior parte del tempo a tavola lo passi a fare brindisi con i commensali o con tutti i parenti della sposa che fanno il gir dei tavoli. Quando si finisce non si cambia il piatto, arriva il cameriere che ti svuota dentro un grande vassoio anche il suddetto piatto ovale di plastica e te lo ridà! Si beve e si balla, si balla e si beve, si beve si beve si beve e si balla.

2 commenti:
Preso il bouquet ??
@cere23
ma che sei matto? se mi cade addosso mi scanso ;)
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