Quel che vorrei in questo momento e' sentir squillare il telefono.
La valigia e' fatta, a stento si chiude. Lascio passare nella pigrizia l'ultimo giorno ad Atene. Avevo altri programmi in realtà, saltati all'ultimo. E non ho rimpiazzato il vuoto creato con nient'altro da fare se non pensare e versare più di qualche lacrima.
E ancora una volta il telefono resterà senza voce e i pensieri si confonderanno con la calura estiva di Atene infuocata che non riesce a far evaporare in tempo le lacrime.
-pronto
-ci sei?
-si
-mi manchi, te lo volevo dire che mi manchi, e che ti voglio qui con me. Volevo dirti che non e' vero che l'inglese e' più importante di te, e che più tempo passiamo insieme più sono felice.
-...davvero?
-si...
-io...
-credimi ti prego. A volte mi comporto come non vorrei e dico cose che non vorrei dire. Poi mi sale la rabbia e ti faccio vedere che sei ancora meno importante di quello che tu pensi di essere. Ma non e' così. Ti amo e voglio stare con te
-tu mi mortifichi...mi dici una cosa e poi il suo contrario. Prometti quello che non mantieni e poi dici che e' colpa mia: sono io che ho fatto in modo che tu non mantenessi le tue promesse, ed e' sempre colpa mia se non mi riesci ad amare come vorresti...
-non volevo...mi dispiace...scusami, vorrei solo stare con te, stare bene insieme
-io sono ferita, mortificata.
-lo so e me ne dispiace...tanto...anche io sono ferito, e per difendermi ti faccio male. Un male che deve essere più grande di quello che tu fai a me.
-non si ama cosi
-no, non si ama cosi....vieni da me? non mi importa se parlerò meno inglese perché ci sei tu, e non me ne frega niente se non mi porti le sigarette greche o se non usciamo a cena fuori. Mi importa stringerti fra le mie braccia. Più a lungo possibile. Più forte possibile. Mi importa guardarti e parlare e raccontarti come mi sento, come e' qui e come mi trovo in mezzo a tutte queste novità. Sono stati giorni caotici per me e ho reagito male. E' un periodo pesante, lo sai.
-si...sono felice che mi hai detto almeno queste cose, che non le hai date per scontate.
-ti amo davvero
-anche io
A questo punto la protagonista della storia ha gli occhi ancora intrisi di pianto. La telefonata immaginaria che aveva creato nella sua testa e' finita e il telefono e' muto come prima.
L'aria e' pesante, ma tira qualche rara folata di vento che allenta anche la tensione provocata dal caldo. Il gatto dorme, beato lui.
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