1 luglio 2010
Archeocondono
L'archeologia, come la storia, l'arte e la cultura appartengono a tutti noi. Adesso apparterranno a chi ha trafugato illegalmente reperti archeologici, rovinando e depredando il nostro paese e la nostra storia.
29 giugno 2010
Sogno di un afoso pomeriggio estivo, la valigia in una stanza, io e me stessa nell'altra
Quel che vorrei in questo momento e' sentir squillare il telefono.
La valigia e' fatta, a stento si chiude. Lascio passare nella pigrizia l'ultimo giorno ad Atene. Avevo altri programmi in realtà, saltati all'ultimo. E non ho rimpiazzato il vuoto creato con nient'altro da fare se non pensare e versare più di qualche lacrima.
E ancora una volta il telefono resterà senza voce e i pensieri si confonderanno con la calura estiva di Atene infuocata che non riesce a far evaporare in tempo le lacrime.
-pronto
-ci sei?
-si
-mi manchi, te lo volevo dire che mi manchi, e che ti voglio qui con me. Volevo dirti che non e' vero che l'inglese e' più importante di te, e che più tempo passiamo insieme più sono felice.
-...davvero?
-si...
-io...
-credimi ti prego. A volte mi comporto come non vorrei e dico cose che non vorrei dire. Poi mi sale la rabbia e ti faccio vedere che sei ancora meno importante di quello che tu pensi di essere. Ma non e' così. Ti amo e voglio stare con te
-tu mi mortifichi...mi dici una cosa e poi il suo contrario. Prometti quello che non mantieni e poi dici che e' colpa mia: sono io che ho fatto in modo che tu non mantenessi le tue promesse, ed e' sempre colpa mia se non mi riesci ad amare come vorresti...
-non volevo...mi dispiace...scusami, vorrei solo stare con te, stare bene insieme
-io sono ferita, mortificata.
-lo so e me ne dispiace...tanto...anche io sono ferito, e per difendermi ti faccio male. Un male che deve essere più grande di quello che tu fai a me.
-non si ama cosi
-no, non si ama cosi....vieni da me? non mi importa se parlerò meno inglese perché ci sei tu, e non me ne frega niente se non mi porti le sigarette greche o se non usciamo a cena fuori. Mi importa stringerti fra le mie braccia. Più a lungo possibile. Più forte possibile. Mi importa guardarti e parlare e raccontarti come mi sento, come e' qui e come mi trovo in mezzo a tutte queste novità. Sono stati giorni caotici per me e ho reagito male. E' un periodo pesante, lo sai.
-si...sono felice che mi hai detto almeno queste cose, che non le hai date per scontate.
-ti amo davvero
-anche io
A questo punto la protagonista della storia ha gli occhi ancora intrisi di pianto. La telefonata immaginaria che aveva creato nella sua testa e' finita e il telefono e' muto come prima.
L'aria e' pesante, ma tira qualche rara folata di vento che allenta anche la tensione provocata dal caldo. Il gatto dorme, beato lui.
La valigia e' fatta, a stento si chiude. Lascio passare nella pigrizia l'ultimo giorno ad Atene. Avevo altri programmi in realtà, saltati all'ultimo. E non ho rimpiazzato il vuoto creato con nient'altro da fare se non pensare e versare più di qualche lacrima.
E ancora una volta il telefono resterà senza voce e i pensieri si confonderanno con la calura estiva di Atene infuocata che non riesce a far evaporare in tempo le lacrime.
-pronto
-ci sei?
-si
-mi manchi, te lo volevo dire che mi manchi, e che ti voglio qui con me. Volevo dirti che non e' vero che l'inglese e' più importante di te, e che più tempo passiamo insieme più sono felice.
-...davvero?
-si...
-io...
-credimi ti prego. A volte mi comporto come non vorrei e dico cose che non vorrei dire. Poi mi sale la rabbia e ti faccio vedere che sei ancora meno importante di quello che tu pensi di essere. Ma non e' così. Ti amo e voglio stare con te
-tu mi mortifichi...mi dici una cosa e poi il suo contrario. Prometti quello che non mantieni e poi dici che e' colpa mia: sono io che ho fatto in modo che tu non mantenessi le tue promesse, ed e' sempre colpa mia se non mi riesci ad amare come vorresti...
-non volevo...mi dispiace...scusami, vorrei solo stare con te, stare bene insieme
-io sono ferita, mortificata.
-lo so e me ne dispiace...tanto...anche io sono ferito, e per difendermi ti faccio male. Un male che deve essere più grande di quello che tu fai a me.
-non si ama cosi
-no, non si ama cosi....vieni da me? non mi importa se parlerò meno inglese perché ci sei tu, e non me ne frega niente se non mi porti le sigarette greche o se non usciamo a cena fuori. Mi importa stringerti fra le mie braccia. Più a lungo possibile. Più forte possibile. Mi importa guardarti e parlare e raccontarti come mi sento, come e' qui e come mi trovo in mezzo a tutte queste novità. Sono stati giorni caotici per me e ho reagito male. E' un periodo pesante, lo sai.
-si...sono felice che mi hai detto almeno queste cose, che non le hai date per scontate.
-ti amo davvero
-anche io
A questo punto la protagonista della storia ha gli occhi ancora intrisi di pianto. La telefonata immaginaria che aveva creato nella sua testa e' finita e il telefono e' muto come prima.
L'aria e' pesante, ma tira qualche rara folata di vento che allenta anche la tensione provocata dal caldo. Il gatto dorme, beato lui.
25 giugno 2010
La vida tombola
Una taverna all'aperto a Kalidromiou, un giardino pieno di verde e lunghe tavole imbandite. Ieri sera sono andata a cena in questo bel posto, poco distante dall'appartamento dove abito. Appena 10 minuti a piedi, giusto la fatica di girare attorno a Lofos Strefi, una delle brulle colline che ad Atene hanno funzione di parco. Ci accomodiamo ad uno dei tavoli sotto il grande tendone bianco, sul fondo del giardino. Beviamo e mangiamo, ma soprattutto parliamo. Maradona, la vida tombola, l'amore, il sesso e la passione, politica, ricordi di infanzia e traumi personali, nostri e di terze persone non presenti alla cena ma sempre e comunque nelle nostre teste.
La filosofia e la vita, argomenti troppo preziosi per relegarli fra le mura di una qualsiasi aula o biblioteca. Si dovrebbe tornare a discutere dei massimi sistemi mangiando e bevendo, alla luce morbida di un tramonto rosa o all'ombra fresca di un albero, seduti per terra o su un sasso, al monotono suono delle cicale che ti toglie la voglia di fare ma non quella di pensare .
All'improvviso il rumore e le chiacchiere del nostro e dell'altrui pasto non sono riusciti più a coprire quello del cielo. E' la pioggia. Spessa e improvvisa costringe tutti gli avventori a trovare riparo sotto al nostro tendone.
Il ristorante si trasforma in un unica grande tavolata che cerca di sfuggire al temporale trascinandosi dietro il tintinnio dei bicchieri e il rumore delle sedie. Il nostro piccolo tavolino viene incastonato fra due giganti. Alla mia destra una lunga tavola abitata dagli esponenti di un partito politico di sinistra, molto folcloristici, che agitando kobuloi nell'aria fanno la nostra conoscenza e ci regalano l'estratto di un convegno con nuove proposte politiche. E' l'autore in persona a consegnare a Saverio il fascicoletto rilegato, raccomandandosi di farne attenta e critica lettura. Alla mia sinistra una famiglia numerosa. La famiglia perde componenti causa l'ora sempre più tarda, e alla fine rimangono in tre: padre, figlio e la fidanzata del figlio. Come se il litro di vino della casa e la bottiglietta di raki ancora da finire non fossero bastati, la simpatia tutta italica, che evidentemente io e Saverio sprizziamo dai nostri innumerevoli pori, innesca il perverso gioco del brindisi "italiani e greci una faccia una razza". E allora ecco la seconda bottiglietta di raki offertaci dal capofamiglia, e ancora brindisi, e ancora politica e vita e amore accompagnano l'halva profumata d'estate, costellata di minuscole scorze d'arancia candite.
Non tanto la quantità, comunque non trascurabile, ma la qualità ha fatto il suo corso. Il guizzante pensiero filosofico di ieri sera stamattina ha lasciato il posto ad un sordo torpore accompagnato da nausea latente. E allora meglio scrivere di vita che di scienza, e aggiorno il blog invece di torturarmi scrivendo di tipologia ceramica.
Ah la vita, che tombola.
La filosofia e la vita, argomenti troppo preziosi per relegarli fra le mura di una qualsiasi aula o biblioteca. Si dovrebbe tornare a discutere dei massimi sistemi mangiando e bevendo, alla luce morbida di un tramonto rosa o all'ombra fresca di un albero, seduti per terra o su un sasso, al monotono suono delle cicale che ti toglie la voglia di fare ma non quella di pensare .
All'improvviso il rumore e le chiacchiere del nostro e dell'altrui pasto non sono riusciti più a coprire quello del cielo. E' la pioggia. Spessa e improvvisa costringe tutti gli avventori a trovare riparo sotto al nostro tendone.
Il ristorante si trasforma in un unica grande tavolata che cerca di sfuggire al temporale trascinandosi dietro il tintinnio dei bicchieri e il rumore delle sedie. Il nostro piccolo tavolino viene incastonato fra due giganti. Alla mia destra una lunga tavola abitata dagli esponenti di un partito politico di sinistra, molto folcloristici, che agitando kobuloi nell'aria fanno la nostra conoscenza e ci regalano l'estratto di un convegno con nuove proposte politiche. E' l'autore in persona a consegnare a Saverio il fascicoletto rilegato, raccomandandosi di farne attenta e critica lettura. Alla mia sinistra una famiglia numerosa. La famiglia perde componenti causa l'ora sempre più tarda, e alla fine rimangono in tre: padre, figlio e la fidanzata del figlio. Come se il litro di vino della casa e la bottiglietta di raki ancora da finire non fossero bastati, la simpatia tutta italica, che evidentemente io e Saverio sprizziamo dai nostri innumerevoli pori, innesca il perverso gioco del brindisi "italiani e greci una faccia una razza". E allora ecco la seconda bottiglietta di raki offertaci dal capofamiglia, e ancora brindisi, e ancora politica e vita e amore accompagnano l'halva profumata d'estate, costellata di minuscole scorze d'arancia candite.
Non tanto la quantità, comunque non trascurabile, ma la qualità ha fatto il suo corso. Il guizzante pensiero filosofico di ieri sera stamattina ha lasciato il posto ad un sordo torpore accompagnato da nausea latente. E allora meglio scrivere di vita che di scienza, e aggiorno il blog invece di torturarmi scrivendo di tipologia ceramica.
Ah la vita, che tombola.
23 giugno 2010
And I guess that I miss you, and I'm sorry If I dissed you
Eating snowflakes with plastic forks
And a paper plate of course, you think of everything
Short love with a long divorce
And a couple of kids, of course
They don't mean anything
Live in trailers with no class
Goddamn, I hope I can pass high school
Means nothing taking heartache with hard work
Goddamn, I am such a jerk, I can't do anything
And I shout that you're all fakes
And you should have seen the look on your face
And I guess that's what it takes
When comparing your bellyaches
And it's been a long time
Which agrees with this watch of mine
And I guess that I miss you, and I'm sorry
If I dissed you
(Modest Mouse-Trailer Trash)
http://www.youtube.com/watch?v=Pc6l5w1mhqg&feature=related
And a paper plate of course, you think of everything
Short love with a long divorce
And a couple of kids, of course
They don't mean anything
Live in trailers with no class
Goddamn, I hope I can pass high school
Means nothing taking heartache with hard work
Goddamn, I am such a jerk, I can't do anything
And I shout that you're all fakes
And you should have seen the look on your face
And I guess that's what it takes
When comparing your bellyaches
And it's been a long time
Which agrees with this watch of mine
And I guess that I miss you, and I'm sorry
If I dissed you
(Modest Mouse-Trailer Trash)
http://www.youtube.com/watch?v=Pc6l5w1mhqg&feature=related
21 giugno 2010
Nelle puntate precedenti...
Nelle puntate precedenti Maja lascia Parigi dopo mille disavventure e altrettante avventure; torna ad Heidelberg per qualche giorno, solo il tempo di incontrare nuovamente lo sguardo vitreo del suo coinquilino e di fare 3 lavatrici ed una nuova valigia;
l'indomani prende, nel segreto più totale, un aereo per Roma, dove passa 3 giorni sotto mentite spoglie per poi tornare ad Heidelberg.
Li altra lavatrice e altra valigia, materasso gonfiabile e notte passata all'addiaccio in cucina, perché la stanza era stata subaffittata nel frattempo; alle 7 di mattina eccola di nuovo ad Heidelberg Hauptbahnhof. Direzione: Stoccarda. Ma Stoccarda e' solo un vettore.
Arrivata all'aeroporto l'Aegean airlines la porta giù, sempre più giù, ancora più a sud. Disimbarco e reimbarco a Thessaloniki, ed eccola ad Atene.
Atene calda e afosa, piena di buche e di polizia stanca nelle strade, colma di disagio e di poesia sovrumana. Atene bianca e di cemento, quadrata e ingrigita dalla polvere seccata a 35º. Atene bugiarda, ricca e povera allo stesso tempo, dove il culto per l'icona sacra o la statua di un Kuros assume le stesse connotazioni grottesche.
Ad Atene altro gatto ed altra casa, uno splendido appartamento prestato da un'amica dovuta andare via all'improvviso.
l'indomani prende, nel segreto più totale, un aereo per Roma, dove passa 3 giorni sotto mentite spoglie per poi tornare ad Heidelberg.
Li altra lavatrice e altra valigia, materasso gonfiabile e notte passata all'addiaccio in cucina, perché la stanza era stata subaffittata nel frattempo; alle 7 di mattina eccola di nuovo ad Heidelberg Hauptbahnhof. Direzione: Stoccarda. Ma Stoccarda e' solo un vettore.
Arrivata all'aeroporto l'Aegean airlines la porta giù, sempre più giù, ancora più a sud. Disimbarco e reimbarco a Thessaloniki, ed eccola ad Atene.
Atene calda e afosa, piena di buche e di polizia stanca nelle strade, colma di disagio e di poesia sovrumana. Atene bianca e di cemento, quadrata e ingrigita dalla polvere seccata a 35º. Atene bugiarda, ricca e povera allo stesso tempo, dove il culto per l'icona sacra o la statua di un Kuros assume le stesse connotazioni grottesche.
Ad Atene altro gatto ed altra casa, uno splendido appartamento prestato da un'amica dovuta andare via all'improvviso.
Egeo
Ho ancora degli aculei di riccio di mare infilati nel ginocchio. Mi sono tuffata nel trasparente cobalto egeo e ho nuotato, finalmente. Ho passato il fine settimana a Delphi e sono rimasta senza fiato davanti alla storia.
Mi sono persa nelle linee schematiche di una gigantomachia e ho passato in rassegna eserciti e città. La notte l'ho passata nella maison dell'EFA, dentro lo scavo. Uno dei piccolissimi privilegi di noi archeologi. Camminare fra le rovine di santuari millenari da soli, all'imbrunire, dopo aver salutato con lo sguardo la schiena dell'ultimo turista che esce dalla recinzione.
La notte ho prestato tutto il mio orecchio al canto delle cicale e il mio naso all'odore di marmo caldo e di resina dei pini. Ho respirato la storia nella storia, la casa della missione mi ha restituito immagini e tracce del passaggio di tanti archeologi. Alcuni li conosco per fama e mi ha fatto effetto, pensare di avere avuto la possibilità di passare di la anche io.
Ho la pelle bruciata dal sole e ancora il sapore del polpo in bocca.
Sono tornata ad Atene da poco più di 3 ore e già affogo nel ricordo. La doccia ancora non mi decido a farla, ho ancora il mare sula pelle. Ma dal terrazzo di Atene si vede il Liccabeto illuminato e arrivano i rumori dell'estate sotto forma di note suonate da un bouzouki. Non di un disco, ma di un bouzouki vero.
Oggi inizia l'estate. Buona estate a tutti i miei lettori!
Mi sono persa nelle linee schematiche di una gigantomachia e ho passato in rassegna eserciti e città. La notte l'ho passata nella maison dell'EFA, dentro lo scavo. Uno dei piccolissimi privilegi di noi archeologi. Camminare fra le rovine di santuari millenari da soli, all'imbrunire, dopo aver salutato con lo sguardo la schiena dell'ultimo turista che esce dalla recinzione.
La notte ho prestato tutto il mio orecchio al canto delle cicale e il mio naso all'odore di marmo caldo e di resina dei pini. Ho respirato la storia nella storia, la casa della missione mi ha restituito immagini e tracce del passaggio di tanti archeologi. Alcuni li conosco per fama e mi ha fatto effetto, pensare di avere avuto la possibilità di passare di la anche io.
Ho la pelle bruciata dal sole e ancora il sapore del polpo in bocca.
Sono tornata ad Atene da poco più di 3 ore e già affogo nel ricordo. La doccia ancora non mi decido a farla, ho ancora il mare sula pelle. Ma dal terrazzo di Atene si vede il Liccabeto illuminato e arrivano i rumori dell'estate sotto forma di note suonate da un bouzouki. Non di un disco, ma di un bouzouki vero.
Oggi inizia l'estate. Buona estate a tutti i miei lettori!
13 maggio 2010
Champs Elysees
Un bicchiere di vino seduta in un cafe degli Champs Elysees. Il futuro e' mutevole e indiscreto. E il caso si affaccia beffardo. Sei ad un bivio, lo sai? Si mette la "testa a posto" come dicono i poveri di spirito, o si continua a fuggire da se stessi?
Desidera uno standard di vita e poi fuggi da esso. Ma il gioco funziona solo se lo si fa contemporaneamente, di desiderare e scappare. Altrimenti non e' divertente.
La vita e' un miracolo amaro.
Desidera uno standard di vita e poi fuggi da esso. Ma il gioco funziona solo se lo si fa contemporaneamente, di desiderare e scappare. Altrimenti non e' divertente.
La vita e' un miracolo amaro.
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