15 agosto 2010

Buon viaggio

Quest'anno parecchie persone che conosco hanno deciso di passare le loro vacanze nei Balcani. Io ovviamente ho invitato tutti a passare qui in Albania, a Korcë, a trovarmi. Altrettanto ovviamente tutti hanno declinato il mio entusiastico invito.
Questa serie di viaggi e gentili rifiuti ha scaturito in me alcune riflessioni:

1- La guerra e' sempre più lontana e i Balcani sono sempre più vicini. Sulla morte, l'orrore e la povertà stanno crescendo fiori ed erba, e quella coltre grigia di diffidenza verso i paesi dove regnava un'atmosfera post-bellica si sta sciogliendo al sole. La prima volta che misi piede a Skopje gli unici stranieri che si trovavano in città erano militari e diplomatici. Mi ricordo, era gennaio di 6 anni fa e nevicava, un posto di blocco di carabinieri italiani fra Stara Carsija e l'Università. Li sentivo parlare nella mia lingua mentre mi perdevo fra la folla. Mi misero paura. Lo stesso anno ci furono le le elezioni. Mi ricordo il rumore dell'attentato alla stazione di polizia. Un boato che si e' spalmato senza morti per la città e gli elicotteri che riempivano di rumore il cielo per tutta la notte, le macchine bianche bollate UN per le strade. Ed era solo l'ultimo pallido rigurgito della guerra in Kosovo.

2- i Balcani non sono tutti uguali, e io mi trovo per lavoro in posti assolutamente non turistici, tagliati fuori dal mondo, belli per questo, ma di una bellezza selvaggia e aspra che non riesco mai a condividere con nessuno. Anche i Balcani sono uno, nessuno e centomila, sono le spiagge super turistiche di Hvar e i muri crivellati di proiettili di Sarajevo e Mostar, la placida bellezza di Baja Kotorska e le aspre montagne albanesi o la Pelagonia, che nessuno conosce né saprebbe indicare sulla carta geografica. Belgrado e' una favola e la Drina e' dello stesso colore trasparente degli occhi di un ragazzo di cui mi innamorai tanti anni fa.

Godetevi i Balcani in tutta la loro folle bellezza e bruttezza.
Buon viaggio a tutti voi


14 agosto 2010

Dedicato a un viaggiatore

La mattina si svegliò con una forte voglia di Africa in bocca. L’alba si era appena fatta mattino, ma lei era sveglia da almeno tre ore. Prima le necessita fisiologiche la costrinsero ad abbandonare il sonno, poi le voci del vicinato insonne del venerdì sera. L’estate elimina molte barriere, le finestre aperte, le terrazze e i patii fioriti sono dei sorprendenti veicoli di comunicazione. Sfuggire alla canicola diventa più vitale che tutelare la propria intimità domestica. Cosi le case si aprono agli sguardi reciproci degli abitanti e le voci non si fermano più sui vetri delle finestre.

L’Africa era un ricordo lontano di terre rosse e polvere fra i denti.

Quali erano le sue priorità? Una o molteplici. Se plurali, poi, in che ordine? La falsa lucidità nervosa che da’ l’insonnia la costrinse a passare in rassegna la sua vita. Proprio la sera prima aveva fatto una lunga chiacchierata con un amico lontano, che vive dall’altra parte dell’oceano. La notte agitata che aveva appena passato era dovuta probabilmente al meccanismo perverso che scatta nella mente di chi pare non aver ancora deciso cosa fare della propria vita dopo aver a lungo dialogato con chi invece cosa fare lo ha ben deciso: un lavoro stabile e prestigioso, una casa, una moglie e una figlia. Uno di quelli che ha fatto la cosa giusta, perché a 34 anni bisogna fare cosi. Il paragone con le vite degli altri e’ l’arma peggiore che si può usare contro se stessi.

L’Africa, questa entità posticcia e astratta fatta di terre rosse e odori forti, mischiati nel pentolone etnico dell’immaginario europeo. Una zuppa di sensazioni colorate, di bambini nudi con la pancia gonfia, di donne magre che allattano di niente i propri figli. E poi ancora scimmie, elefanti, gazzelle e leoni, cibo africano, balli africani, vestiti e gioielli africani. Qualsiasi cosa sia colorato o abbia un aspetto primitivo e’ africano.

Non era di quello che aveva voglia. L’aggettivo “etnico” lo lasciava volentieri a tutti quelli che avevano voglia di riempirsi la bocca di concetti esasperatamente fatui.

“Ho comprato un mobile africano in un negozio etnico!”

“ho ascoltato un concerto di musica etnica!”

“come mi sta questa collana etnica?”

No, non ci siamo. Era uno zaino quello di cui aveva bisogno, uno zaino, un biglietto aereo e dei soldi in tasca, sandali comodi per camminare. Uno zaino per cacciare via dalla sua testa tutta quella necessità di vita normale.

27 luglio 2010

ό ουρανός

Cammin facendo arrivai lontano, molto lontano, esattamente ai confini del mondo. Il cielo era terso e infinito. Camminai ancora e trovai me stessa in fondo a una stella, rannicchiata con la fronte sulle ginocchia.
"che fai li?"
chiesi a me stessa
"aspetto"
mi risposi
"e che cosa aspetti?"
"che faccia giorno!"
mi risposi, senza mai alzare la fronte dalle ginocchia.
Presi la testa di me stessa fra le mani e la feci girare delicatamente verso l'alto.
"guarda!"
Guardammo. Sopra di noi si stendeva imponente l'immensità del cielo stellato.
Sorridemmo entrambe di fronte alla nostra stupidità e con un salto tornammo a volare.

26 luglio 2010

fine luglio

Ho lo stomaco chiuso e un groppo in gola. Dicono che passa. E io provo a farlo passare.
Si spendono più energie per farsi male a vicenda piuttosto che per stare bene insieme.
Questo e' quanto.

25 luglio 2010

pranzo della domenica e il mondo

Menu

Insalata Impero: lattuga, carote, cetrioli sott'aceto alle cipolline, aceto balsamico Ponti, olio Coricelli. Ma chi cazz' e' Coricelli? E il cetriolino sottaceto? fa cosí tanto Germania...la metamorfosi europeizzante ha il sapore agrodolce dello Zwiebeln- Gurken.

Riso primizia d'estate: verdure congelate Pennimarkt® (cavolfiore, broccoli, carote) cotte al microonde e riso thai bollito, 70 gr. Un cucchiaino d'olio e abbondante spezia turca piccante per coprire il sapore di surgelatore.

Una mela

Sul fornello cuociono le lenticchie per la cena di stasera: pomodorini siciliani (a km 1000, ma senza sapore uguale. Quelli fatti in Olanda non ce la faccio proprio a comprarli, e' più forte di me), mezza cipolla, carote (onnipresenti) e 100 gr. di lenticchie secche, brodo vegetale, curcuma, coriandolo, cumino, paprika dolce

Ieri sono stata alla festa delle culture, organizzata a Universitätplatz. Veramente un'iniziativa carina. Pieno di banchetti con persone provenienti dai più diversi angoli del mondo, residenti ad Heidelberg, che cucinavano le loro specialità. Sembrava di essere stati invitati a pranzo a casa di una famiglia serba, curda, iraniana, brasiliana o coreana, anche se per ovvi motivi geopolitici il medioriente la faceva da padrone. Ogni gruppo cucinava due o tre cose tipiche della sua terra, cucinato sul momento o preparato la sera prima nelle case. Tutti sorridevano, i bambini giocavano nella piazza, sul palco suonavano tutte le musiche del mondo ma ad un volume tale da consentire agli altri di parlare senza gridare.
Ho mangiato un dolcetto turco innaffiato di Slivovica serba. Sul palco delle bambine albanesi cantavano e suonavano. Davanti a noi e' passata una coppia con due gemelli, incrocio fra un nero americano con due spalle tante e una coreana minuta, il sorriso più largo del suo volto.
I bambini con la pelle marrone dorato e gli occhi a mandorla i più belli del mondo.
Si e' fermato a parlare con noi un amico turco, dopodomani si sposa! un curdo mi ha offerto un pezzo di non so cosa ma era ottimo. Fra poco esco, vado a votare. Tutti noi residenti abbiamo diritto a dire se siamo favorevoli alla costruzione della nuova Stadthalle nel centro.
Heidelberg ha i suoi difetti ma anche i suoi pregi.



23 luglio 2010

senza titolo

Vorrei bere qualcosa di dolce per mandare giù questo amaro.
Amaro.
Sapore che ho nel cuore.
Vorrei quel un fotogramma nella mia testa in cui ridi.
Sul letto.
Ridiamo.
Spurgo amarezza con le lacrime.
Perché è finito tutto?
Perché non è mai iniziato.

22 luglio 2010

pioggia

La pioggia tedesca scende sottile. Si fa più rumorosa e pesante. La pioggia di fine luglio. Rovisto nella mia tasca destra alla ricerca degli ultimi tasselli di puzzle. Li ho trovati. La carta si e' afflosciata per l'umidità. Alcuni hanno addirittura i lobi strappati. Questo vuol dire che non ricomporrò mai la figura? Mi toccherà passare le prossime notti ad immaginare un quadro, a creare con la mente quelle linee mancanti. Butto tutto nella cassetta rossa del riciclo della carta. Inutili tasselli gualciti. Inutile quadro, chi ha bisogno di perdere tutto questo tempo nel tentativo di immaginarti? Ma quanto rumore questa pioggia. Lava via l'afa e il caldo. Batte senza tregua. La casa e' un buon rifugio, la scusa delle lavatrici da fare e' un buon rifugio. Il tempo passa e io imbecille che guardo la sua schiena correre già lontana, senza muovermi, inerte, imprigionata in una tela di potenzialità senza sviluppo.