Ci sono delle gemme rosa sui rami sottili del cespuglio che si trova davanti al chiosco del signor Punjab. Le ho intraviste oggi pomeriggio passando li vicino in bici. È un cespuglio abbastanza anonimo tutto sommato, scheletrico e sgraziato d'inverno, sembra una enorme scopa di saggina capovolta dentro un vaso. Adesso è una scopa di saggina piena di piccole verruche rosa, non molto più bella del solito ma senz'altro più colorata.
Che noia questa domenica sera. Non mi va di leggere ed è troppo presto per dormire. Sorseggio del marsala del 1999 e cerco ricette su internet che tanto non avrò il tempo di cucinare.
Sto tentando una ardita impresa, con poche e consapevoli possibilità di riuscita. Mi spremo di fatica come un succoso cedro del Libano, confidando che la spessa scorza mi possa proteggere dalla probabile disfatta. Mi sono rimessa l'elmo in testa, ho scosso il cimiero e ho dato fiato al corno. Cerco di caricare a testa bassa con maniacale costanza, sbattendo sempre sullo stesso punto. L'armatura tintinna e si deforma in una smorfia dolorosa ogni volta che cozzo contro le mura. Ultimamente il dolore è diventato un sordo velo che annebbia lo sguardo. E gli occhi bruciano per le gocce di sudore miste a polvere che le sopracciglia non riescono a trattenere.
Lucida serenità: più di questo non posso fare, non è nelle mie umane capacità, e se perderò non avrò frustrazione alcuna perché sto cercando di andare oltre i miei limiti.
Domenica inutile, domenica noiosa. Domenica fatta di pensieri che sono sfuggiti al mio controllo. L'istinto è la cosa più difficile da tenere a bada, e ho paura che prima o poi prenderà inevitabilmente il sopravvento. Mi illudo che la consapevolezza di essere vittima di questo ineluttabile destino autocreato renda le mie inconsce decisioni il meno dolorose e frustranti possibile.
Mi illudo.
Spesso ho attribuito alcune mie decisioni alla paura. Adesso mi sto rassegnando all'evidenza. Mi sembra abbastanza palese che non era solo per paura. Era soprattutto per vocazione.
E questo si, è davvero spaventoso.
Stupida domenica, domenica noiosa, quello che mi fa più paura porta il mio nome.
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