27 luglio 2010

ό ουρανός

Cammin facendo arrivai lontano, molto lontano, esattamente ai confini del mondo. Il cielo era terso e infinito. Camminai ancora e trovai me stessa in fondo a una stella, rannicchiata con la fronte sulle ginocchia.
"che fai li?"
chiesi a me stessa
"aspetto"
mi risposi
"e che cosa aspetti?"
"che faccia giorno!"
mi risposi, senza mai alzare la fronte dalle ginocchia.
Presi la testa di me stessa fra le mani e la feci girare delicatamente verso l'alto.
"guarda!"
Guardammo. Sopra di noi si stendeva imponente l'immensità del cielo stellato.
Sorridemmo entrambe di fronte alla nostra stupidità e con un salto tornammo a volare.

26 luglio 2010

fine luglio

Ho lo stomaco chiuso e un groppo in gola. Dicono che passa. E io provo a farlo passare.
Si spendono più energie per farsi male a vicenda piuttosto che per stare bene insieme.
Questo e' quanto.

25 luglio 2010

pranzo della domenica e il mondo

Menu

Insalata Impero: lattuga, carote, cetrioli sott'aceto alle cipolline, aceto balsamico Ponti, olio Coricelli. Ma chi cazz' e' Coricelli? E il cetriolino sottaceto? fa cosí tanto Germania...la metamorfosi europeizzante ha il sapore agrodolce dello Zwiebeln- Gurken.

Riso primizia d'estate: verdure congelate Pennimarkt® (cavolfiore, broccoli, carote) cotte al microonde e riso thai bollito, 70 gr. Un cucchiaino d'olio e abbondante spezia turca piccante per coprire il sapore di surgelatore.

Una mela

Sul fornello cuociono le lenticchie per la cena di stasera: pomodorini siciliani (a km 1000, ma senza sapore uguale. Quelli fatti in Olanda non ce la faccio proprio a comprarli, e' più forte di me), mezza cipolla, carote (onnipresenti) e 100 gr. di lenticchie secche, brodo vegetale, curcuma, coriandolo, cumino, paprika dolce

Ieri sono stata alla festa delle culture, organizzata a Universitätplatz. Veramente un'iniziativa carina. Pieno di banchetti con persone provenienti dai più diversi angoli del mondo, residenti ad Heidelberg, che cucinavano le loro specialità. Sembrava di essere stati invitati a pranzo a casa di una famiglia serba, curda, iraniana, brasiliana o coreana, anche se per ovvi motivi geopolitici il medioriente la faceva da padrone. Ogni gruppo cucinava due o tre cose tipiche della sua terra, cucinato sul momento o preparato la sera prima nelle case. Tutti sorridevano, i bambini giocavano nella piazza, sul palco suonavano tutte le musiche del mondo ma ad un volume tale da consentire agli altri di parlare senza gridare.
Ho mangiato un dolcetto turco innaffiato di Slivovica serba. Sul palco delle bambine albanesi cantavano e suonavano. Davanti a noi e' passata una coppia con due gemelli, incrocio fra un nero americano con due spalle tante e una coreana minuta, il sorriso più largo del suo volto.
I bambini con la pelle marrone dorato e gli occhi a mandorla i più belli del mondo.
Si e' fermato a parlare con noi un amico turco, dopodomani si sposa! un curdo mi ha offerto un pezzo di non so cosa ma era ottimo. Fra poco esco, vado a votare. Tutti noi residenti abbiamo diritto a dire se siamo favorevoli alla costruzione della nuova Stadthalle nel centro.
Heidelberg ha i suoi difetti ma anche i suoi pregi.



23 luglio 2010

senza titolo

Vorrei bere qualcosa di dolce per mandare giù questo amaro.
Amaro.
Sapore che ho nel cuore.
Vorrei quel un fotogramma nella mia testa in cui ridi.
Sul letto.
Ridiamo.
Spurgo amarezza con le lacrime.
Perché è finito tutto?
Perché non è mai iniziato.

22 luglio 2010

pioggia

La pioggia tedesca scende sottile. Si fa più rumorosa e pesante. La pioggia di fine luglio. Rovisto nella mia tasca destra alla ricerca degli ultimi tasselli di puzzle. Li ho trovati. La carta si e' afflosciata per l'umidità. Alcuni hanno addirittura i lobi strappati. Questo vuol dire che non ricomporrò mai la figura? Mi toccherà passare le prossime notti ad immaginare un quadro, a creare con la mente quelle linee mancanti. Butto tutto nella cassetta rossa del riciclo della carta. Inutili tasselli gualciti. Inutile quadro, chi ha bisogno di perdere tutto questo tempo nel tentativo di immaginarti? Ma quanto rumore questa pioggia. Lava via l'afa e il caldo. Batte senza tregua. La casa e' un buon rifugio, la scusa delle lavatrici da fare e' un buon rifugio. Il tempo passa e io imbecille che guardo la sua schiena correre già lontana, senza muovermi, inerte, imprigionata in una tela di potenzialità senza sviluppo.

1 luglio 2010

Archeocondono

L'archeologia, come la storia, l'arte e la cultura appartengono a tutti noi. Adesso apparterranno a chi ha trafugato illegalmente reperti archeologici, rovinando e depredando il nostro paese e la nostra storia.

29 giugno 2010

Sogno di un afoso pomeriggio estivo, la valigia in una stanza, io e me stessa nell'altra

Quel che vorrei in questo momento e' sentir squillare il telefono.
La valigia e' fatta, a stento si chiude. Lascio passare nella pigrizia l'ultimo giorno ad Atene. Avevo altri programmi in realtà, saltati all'ultimo. E non ho rimpiazzato il vuoto creato con nient'altro da fare se non pensare e versare più di qualche lacrima.
E ancora una volta il telefono resterà senza voce e i pensieri si confonderanno con la calura estiva di Atene infuocata che non riesce a far evaporare in tempo le lacrime.

-pronto
-ci sei?
-si
-mi manchi, te lo volevo dire che mi manchi, e che ti voglio qui con me. Volevo dirti che non e' vero che l'inglese e' più importante di te, e che più tempo passiamo insieme più sono felice.
-...davvero?
-si...
-io...
-credimi ti prego. A volte mi comporto come non vorrei e dico cose che non vorrei dire. Poi mi sale la rabbia e ti faccio vedere che sei ancora meno importante di quello che tu pensi di essere. Ma non e' così. Ti amo e voglio stare con te
-tu mi mortifichi...mi dici una cosa e poi il suo contrario. Prometti quello che non mantieni e poi dici che e' colpa mia: sono io che ho fatto in modo che tu non mantenessi le tue promesse, ed e' sempre colpa mia se non mi riesci ad amare come vorresti...
-non volevo...mi dispiace...scusami, vorrei solo stare con te, stare bene insieme
-io sono ferita, mortificata.
-lo so e me ne dispiace...tanto...anche io sono ferito, e per difendermi ti faccio male. Un male che deve essere più grande di quello che tu fai a me.
-non si ama cosi
-no, non si ama cosi....vieni da me? non mi importa se parlerò meno inglese perché ci sei tu, e non me ne frega niente se non mi porti le sigarette greche o se non usciamo a cena fuori. Mi importa stringerti fra le mie braccia. Più a lungo possibile. Più forte possibile. Mi importa guardarti e parlare e raccontarti come mi sento, come e' qui e come mi trovo in mezzo a tutte queste novità. Sono stati giorni caotici per me e ho reagito male. E' un periodo pesante, lo sai.
-si...sono felice che mi hai detto almeno queste cose, che non le hai date per scontate.
-ti amo davvero
-anche io

A questo punto la protagonista della storia ha gli occhi ancora intrisi di pianto. La telefonata immaginaria che aveva creato nella sua testa e' finita e il telefono e' muto come prima.
L'aria e' pesante, ma tira qualche rara folata di vento che allenta anche la tensione provocata dal caldo. Il gatto dorme, beato lui.