Ho ancora degli aculei di riccio di mare infilati nel ginocchio. Mi sono tuffata nel trasparente cobalto egeo e ho nuotato, finalmente. Ho passato il fine settimana a Delphi e sono rimasta senza fiato davanti alla storia.
Mi sono persa nelle linee schematiche di una gigantomachia e ho passato in rassegna eserciti e città. La notte l'ho passata nella maison dell'EFA, dentro lo scavo. Uno dei piccolissimi privilegi di noi archeologi. Camminare fra le rovine di santuari millenari da soli, all'imbrunire, dopo aver salutato con lo sguardo la schiena dell'ultimo turista che esce dalla recinzione.
La notte ho prestato tutto il mio orecchio al canto delle cicale e il mio naso all'odore di marmo caldo e di resina dei pini. Ho respirato la storia nella storia, la casa della missione mi ha restituito immagini e tracce del passaggio di tanti archeologi. Alcuni li conosco per fama e mi ha fatto effetto, pensare di avere avuto la possibilità di passare di la anche io.
Ho la pelle bruciata dal sole e ancora il sapore del polpo in bocca.
Sono tornata ad Atene da poco più di 3 ore e già affogo nel ricordo. La doccia ancora non mi decido a farla, ho ancora il mare sula pelle. Ma dal terrazzo di Atene si vede il Liccabeto illuminato e arrivano i rumori dell'estate sotto forma di note suonate da un bouzouki. Non di un disco, ma di un bouzouki vero.
Oggi inizia l'estate. Buona estate a tutti i miei lettori!
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