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3 marzo 2011

Stelle

Pedalare sotto un insolito cielo stellato di ritorno da Eppelheim con un'amica e sentirsi circondate da una quasi primavera è stato bello.
Benvenuta quasi primavera, bentrovate stelle.
Non mi ricordavo che anche questo cielo potesse averne, forse ho spesso dimenticato di guardare in alto.

17 gennaio 2011

Heidelberg e la sua inevitabile balcanizzazione

Recentemente mi è capitato di parlare di Heidelberg con un amico, e allo stesso tempo di rileggere dei post sulla mia benodiata cittadina tedesca, scritti in vari momenti di questi lunghi 3 anni passati a vagare per i Balcani. Non riesco a smettere di pensarci. Ad Heidelberg e ai Balcani. E alle parole del mio amico.

Sono stata cattiva con Heidelberg, non sempre ma la maggio parte delle volte. Ne ho parlato male, l'ho disprezzata profondamente e usata come termine negativo di confronto con i miei benamati Balcani. L'ho derisa e presa a calci, approfittandone però sempre quando ho potuto.

Ma senza Heidelberg non ci sarebbero mai stati i Balcani. Spesso tendo a scordarmi il perché sono approdata in questa oscura (per chi non lavora all'università) cittadina, quasi al confine con la Foresta Nera: proprio per avere la possibilità di continuare a lavorare nei Balcani.

Senza Heidelberg e senza dottorato non ci sarebbero stati i 2 mesi in Albania ogni anno, non ci sarebbe più stata la Macedonia e nemmeno la Grecia. Grazie ad Heidelberg sono stata ad Atene in un allegro giugno greco fatto di polizia chiacchiere e sole; e ho passato a Thessaloniki 3 mesi invernali meravigliosi. E sempre grazie ad Heidelberg che sono andata a Parigi e che ho avuto la possibilità di continuare a fare ricerca. Grazie al contrasto con Heidelberg grigia d'inverno che amo i Balcani pieni di caldo e cicale d'estate. I miei cocci, tutti, li devo ad Heidelberg.
Quest'estate mi hanno paventato la possibilità di un lavoro a tempo indeterminato (o almeno per molti anni a Korçë). Ho chiuso gli occhi e mi sono messa a pensare alla piana bianca d' inverno, alla immobile solitudine che mi avrebbe rosicchiato l'anima qui fra le montagne. Korçë d'inverno. Il nulla silenzioso della neve lasciato dagli emigrati che tornano in Italia o in Grecia a lavorare. Un paesaggio fatto di pochi vecchi stanchi e giovani contadini a cui hanno rifiutato il visto. Non c'è nulla di poetico nelle montagne albanesi d'inverno, solo tanta gelida asprezza.

I Balcani sono sempre stati il luogo della mia solitudine sentimentale. Li ho girati in lungo e in largo ma sempre da sola. In Macedonia sono stata da sola. Ho passato a Salonicco 3 mesi da sola: io con i miei cocci e la città. Stesso discorso in Albania. Quando sono nei Balcani sono tutt'uno con il paesaggio, con il cielo, il mare o la montagna, con i miei amati cocci e ruderi vari, ma non con le persone.
Guardo quasi ogni sera il tramonto, quando finisco di lavorare al Museo di Korçë. Da sola mi arrampico dietro alla montagna e mi perdo nella mia solitudine color indaco, screziata di sangue e zabaione del cielo.

A causa dei Balcani ho perso l'amore. Me lo hanno succhiato via dalle vene goccia a goccia, fino a far rimanere un vuoto colmato da brutte schegge di terracotta. I Balcani sono il mio rifugio, la mia meta di fuga preferita. Quando non tollero il confronto con me stessa fuggo lì perché so che nessuno giudicherà la mia carriera accademica o la qualità del mio lavoro. Mi giudicheranno per i miei tatuaggi o perché non sono sposata, che sono cose che ovviamente non mi toccano in alcun modo. Ogni volta che sono fuggita da me stessa sono corsa a rifugiarmi qui, e negli ultimi anni è diventata una dipendenza devastante.

Mi è iniziata a piacere Heidelberg quando ho smesso, per la prima volta dopo almeno 6 anni, di fuggire e ho ricominciato ad amare. Pedalo veloce con la nebbia che mi entra violenta nelle narici e guardo paesaggi mai visti, nuvole umide che si spostano lungo il crinale della collina, l'orizzonte verso il Reno.
Mi ero dimenticata che le sorgenti del Danubio si trovano qui in Germania, pochi chilometri a sud da casa mia, nel cuore profondo della Foresta Nera.

4 dicembre 2010

Neve

Ci sono quei gesti, quei piccoli gesti fatti senza pensare, con naturalezza. Quei piccoli gesti a tal punto spontanei da spiazzarti e lasciarti di sale.
Cosa sta facendo?
Non te lo aspettavi, eh?
No, davvero, proprio no. Non ero abituata. Non ci avrei mai pensato.
E questo piccolo, insignificante gesto, spontaneo e delicato come un fiocco di neve, si è posato sulla punta del mio naso e si è sciolto al calore di un sorriso.

11 novembre 2010

ειδύλλιο

Che casino l'amore, il sesso e i sentimenti
sarebbe tutto infinitamente più facile se non esistessero!
E invece eccoci qui, a sbattere come falene cieche
contro lampadine accese di notte.

25 luglio 2010

pranzo della domenica e il mondo

Menu

Insalata Impero: lattuga, carote, cetrioli sott'aceto alle cipolline, aceto balsamico Ponti, olio Coricelli. Ma chi cazz' e' Coricelli? E il cetriolino sottaceto? fa cosí tanto Germania...la metamorfosi europeizzante ha il sapore agrodolce dello Zwiebeln- Gurken.

Riso primizia d'estate: verdure congelate Pennimarkt® (cavolfiore, broccoli, carote) cotte al microonde e riso thai bollito, 70 gr. Un cucchiaino d'olio e abbondante spezia turca piccante per coprire il sapore di surgelatore.

Una mela

Sul fornello cuociono le lenticchie per la cena di stasera: pomodorini siciliani (a km 1000, ma senza sapore uguale. Quelli fatti in Olanda non ce la faccio proprio a comprarli, e' più forte di me), mezza cipolla, carote (onnipresenti) e 100 gr. di lenticchie secche, brodo vegetale, curcuma, coriandolo, cumino, paprika dolce

Ieri sono stata alla festa delle culture, organizzata a Universitätplatz. Veramente un'iniziativa carina. Pieno di banchetti con persone provenienti dai più diversi angoli del mondo, residenti ad Heidelberg, che cucinavano le loro specialità. Sembrava di essere stati invitati a pranzo a casa di una famiglia serba, curda, iraniana, brasiliana o coreana, anche se per ovvi motivi geopolitici il medioriente la faceva da padrone. Ogni gruppo cucinava due o tre cose tipiche della sua terra, cucinato sul momento o preparato la sera prima nelle case. Tutti sorridevano, i bambini giocavano nella piazza, sul palco suonavano tutte le musiche del mondo ma ad un volume tale da consentire agli altri di parlare senza gridare.
Ho mangiato un dolcetto turco innaffiato di Slivovica serba. Sul palco delle bambine albanesi cantavano e suonavano. Davanti a noi e' passata una coppia con due gemelli, incrocio fra un nero americano con due spalle tante e una coreana minuta, il sorriso più largo del suo volto.
I bambini con la pelle marrone dorato e gli occhi a mandorla i più belli del mondo.
Si e' fermato a parlare con noi un amico turco, dopodomani si sposa! un curdo mi ha offerto un pezzo di non so cosa ma era ottimo. Fra poco esco, vado a votare. Tutti noi residenti abbiamo diritto a dire se siamo favorevoli alla costruzione della nuova Stadthalle nel centro.
Heidelberg ha i suoi difetti ma anche i suoi pregi.



22 luglio 2010

pioggia

La pioggia tedesca scende sottile. Si fa più rumorosa e pesante. La pioggia di fine luglio. Rovisto nella mia tasca destra alla ricerca degli ultimi tasselli di puzzle. Li ho trovati. La carta si e' afflosciata per l'umidità. Alcuni hanno addirittura i lobi strappati. Questo vuol dire che non ricomporrò mai la figura? Mi toccherà passare le prossime notti ad immaginare un quadro, a creare con la mente quelle linee mancanti. Butto tutto nella cassetta rossa del riciclo della carta. Inutili tasselli gualciti. Inutile quadro, chi ha bisogno di perdere tutto questo tempo nel tentativo di immaginarti? Ma quanto rumore questa pioggia. Lava via l'afa e il caldo. Batte senza tregua. La casa e' un buon rifugio, la scusa delle lavatrici da fare e' un buon rifugio. Il tempo passa e io imbecille che guardo la sua schiena correre già lontana, senza muovermi, inerte, imprigionata in una tela di potenzialità senza sviluppo.

30 aprile 2010

Scelte di vita di una mente arida

Ieri sera mi sono sentita dire con tono serio e deciso la seguente frase: "Se non avessi fatto il dottorato in chimica avrei scelto una fra le seguenti opzioni: fare l'attore, andare a combattere nella selva in sud America oppure inserirmi in un percorso non convenzionale, come una cooperativa agricola, si insomma un'attività non inquadrata nel sistema." e ancora:"non voglio lavorare in un'industria perché questa la considero prostituzione intellettuale!" e la perla:"io faccio ricerca fine a se stessa: bisogna slegarsi dall'ottica dell'applicabilità, bisogna fare ricerca anche solo per amore del sapere e per espandere la nostra conoscenza, l'aspetto pratico non e' importante!"

Non vuole fare la torta con il rabarbaro fresco che gli hanno regalato perché non può essere sicuro sulla provenienza della farina che si mangia, ma beve birra Radler, che compri al Penny markt! Ha scarpe acquistate da una cooperativa equa e solidale italiana che si batte contro la delocalizzazione delle fabbriche in Romania, ma ha un computer che e' tutto tranne che made in Italy...e poi fuma!
Un uomo una contraddizione....chiude gli occhi per raccogliere le idee anche quando ti parla di una cazzata; davvero, non interessa proprio a nessuno se l'avverbio o l'aggettivo che hai usato sono banali o poco eruditi.
Lui e' li che si concentra, occhi stretti e vena del pensiero promonente, perso nella sua ricerca del pronome perfetto.
E intanto il pure' fatto solo con patate bio si cuoce faticosamente dentro la pentola, e il microonde non viene usato...Giammai!
Il sabato va fino non so dove solo per comprare le meluzze bio e tiene le cipolle (sempre solo bio e a chilometro zero) nella sua stanza anziché in cucina!
A me questi nerd mammoni fanno proprio paura, chiusi in loro stessi e nelle loro manie...

13 aprile 2010

Il prototipo

Mi sono messa dentro casa il prototipo del post-adolescente autistico e impedito.
Il figlio unico che si fa tagliare l'insalata da papa e si fa cucinare dalla mamma, quello che quando ha finito di mangiare si alza da tavola e lascia tutto li. Quello che butta via le cose che gli prepara la madre perché non sa dire no mamma, non lo voglio e trasuda disprezzo per i genitori-zerbino da ogni suo poro.
Aspetto, sono sempre ottimista e mi convinco che quando i genitori lasceranno il bimbo da solo lui diventerà pseudo normale e riuscirà a comportarsi da adulto senza rifugiarsi nella sua stanzetta per fuggire dal mondo dei grandi che lo schiaccia e a cui proprio non riesce ad opporsi. Con cui non riesce ad interagire. Secondo me pensa ancora che "i grandi" siano suoi nemici...patetico!
Penso che il nano Brunetta avesse in mente lui quando conio' la definizione di "bamboccione", o era Padoa Schioppa ripreso da Brunetta? Non ricordo, uguale. E' un adulto mancato, un incapace emotivo.
Non pensavo esistessero persone cosi, o meglio, ho avuto la fortuna di non incontrarne mai sulla mia strada...fino ad ora!
E comunque, rispetto alla domanda che ho formulato ieri, ho elaborato la vera risposta: la colpa non e' di certo mia, e nemmeno della mia bellissima casa.
E' tutta colpa di Ruperto! Non per niente questa mirabolante università di eccellenza, che gareggia ai primi posti delle classifiche mondiali con i colossi americani, attira una quantità infinita di disadattati sociali da tutto il mondo.
Io sto conoscendo quelli italiani.

12 aprile 2010

Ogni cosa ha il suo prezzo

La mia casa e' stata invasa!
Da un'immane orda di toscani costituita dai due genitori del mio nuovo coinquilino.
Il frigo e' tutto un trasbordare di cibi di italica provenienza, e stasera, quando sono tornata a casa, ho trovato un vero pasto italiano ad attendermi: antipasto, pasta, insalata, carne alla cipolla e salumi! E per digerire una buona pera bio!

Ma tutto ha un suo prezzo, così, prima di cena...

Il mio lavandino era opaco al punto giusto, ma ora risplende di mille bagliori metallici! Il calcare e' stato sconfitto!
-sai io mi sono permessa... ora si che va bene, perché così non si poteva vedere... (leggi: sei una zozzona, ma ora va meglio grazie a me che ti dico come pulire la tu' casa, se non ci fossi io a spiegare come vanno fatte le cose...)
- ahhh ma grazie signora, non doveva (leggi: te sei pazza! ma chi se ne frega se il lavandino e' opaco)

e dopo cena....

Le mie due fantastiche tovagliette Ikea, che ingentiliscono il tavolo, sono state guardate con insistenza
-ma non le usi tu le tovaglie?
- beh...no (leggi: ...cazzo te frega, e' casa mia! e poi le tovagliette Ikea che c'hanno adesso che non va?)
- ah...no perche queste te le abbiamo sporcate noi stasera (leggi: le tue tovagliette sono sporche, ma che te lo devo dire io?)
- beh non c'e' problema la mia ex-coinquilina me ne ha lasciate alcune, metto queste a lavare e tiro fuori la tovaglia arancione (leggi: ti assecondo solo perché sono una brava persona e molto educata, ma te non te stai a regola' perché questa e' casa mia e tu sei ospite e mi stai insultando dandomi della zozzona)
- ah beh vedi, così va meglio, ma che e' sintetica, ma che non la stiri? (leggi : il mio povero bambino non può mangiare senza una tovaglia pulita, ah, povero figliolo mio, a casa dalla tu' mamma si che hai tutto come si deve)
- odio il ferro da stiro (leggi : ma che cazzo vuoi da me, chi ti conosce, mi hai pure spostato tutte le cose della cucina perché non erano nell'ordine giusto e mi hai incasinato il frigo manco fossi a casa tua)
- aahhhh.....ma davvero? (leggi: te tu un sei una vera donna, povero il mio bambino, qui all'estero...da solo, senza la tovaglia stirata)

La cena era buona, e tremendamente abbondante, ma...

-scommetto che anche i tuoi genitori quando vengono ti cucinano così (leggi: non siamo angoscianti verso nostro figlio, siamo normali perché tutti i genitori sono così invasivi nella vita dei propri figli unici, facendogli la spesa, preparando primo, secondo contorno e frutta anche se nessuno ce lo ha chiesto e nostro figlio ci rivolge la parola a stento, non ci guarda, guarda nel piatto e ogni tanto sbuffa quando parlo)
- beh no...cioè si cuciniamo insieme (leggi: non mi scrutare cosi come se fossi una marziana, e poi sei a casa mia, come ti permetti)
- ahhh (leggi: povera figliola co' i genitori divorziati e mezzi stranieri che non si prendono cura di te, non come fo io che so' un esempio di mamma perfetta, ah il mi' figliolo...)

Sto digerendo la pasta carne biologica portata direttamente dalla toscana e cotta con le cipolle, il battuto di non so che cosa. In frigo abbiamo sugo per la pasta per i prossimi 10 giorni e anche delle patate nere e il detersivo per i panni, per i piatti e per non so che cazzo, le pere a 20 centesimi l'una, il radicchio del contadino di non so dove...

Stasera ho provato una bellissima sensazione, mi sono sentita perfettamente e assolutamente normale.

Adesso voglio proprio vedere cosa succederà quando l'orda genitoriale abbandonerà queste terre inospitali (eh si qua si sta male...in Toscana li si che si sta bene...e noi abbiamo pure gli ulivi sa, 120 piante!).

Ma una considerazione, una sola, me la permetto: da quando sono qui mi capita spesso di entrare in contatto con un discreto numero di persone con forti disagi psicologici. A questo punto sono costretta a chiedermi quale sia la causa: o questi individui sono attirati da Heidelberg, ed e' un buon motivo per andare via da qui al più presto, o lo sono da questa casa, e allora la dovrei far esorcizzare, o lo sono da me!

Fosse vera l'ultima?

12 gennaio 2010

Tre settimane

Torno ad Heidelberg e trovo la neve. Ben 15 centimetri di freddo candore. Metto in ordine tre settimane di vita passate lontano da qui e mi brucia lo stomaco da ieri per quel maledetto aglio. Non solo per l'aglio. Inizia il conto alla rovescia dei mesi che mancano ad andare via da qui. Non ho una data precisa davanti a me, non ancora, ma spero di ottenerla il prima possibile. Non mi e' mai piaciuta Heidelberg. Adesso devo fare uno sforzo di immaginazione per far finta di essere tremendamente interessata alla mia ricerca, per scrivere questa marea di cazzate che non leggera nessuno. Ho perso interesse in maniera preoccupante.
Se non ci avessi investito anni e anni di sforzi, sacrifici, soldi e lavoro adesso farei i bagagli, passerei da Roma a prelevare una certa persona e correrei a Fiumicino con 2 biglietti sola andata per il Sud America, o qualsiasi altro posto lontano per fare altro, insieme. Aprire un wine-bar a Istanbul, un ristorante di pesce in Costa d'Avorio, una libreria a rio de Janeiro, un centro estetico per tartarughe stanche in Patagonia o una scuola di surf subacqueo in Madagascar.
Bello sognare guardando la neve. Mettero' a posto, lavero' vestiti mutande e quant'altro e poi riporro' il mio cervello nella scatola cranica e lo accendero' di nuovo, domani. Oggi lo lascio planare sulla neve silenziosa alla ricerca dei sogni piu' belli, di me e di te.

18 dicembre 2009

Nevica

Manca totalmente la concentrazione. Una settimana di insonnia... brutta; di malessere diffuso, di inquietudine sottile, tachicardia. Abuso di caffè.
Non riconosco il letto in cui dormo come mio. E pensare che è il letto più mio che ho. Lo sento scomodo, stretto, opprimente e soffocante. Mi giro, rigiro, rivolto da una parte all'altra e le coperte si fanno pesanti, scomode, si spostano, mi scoprono i piedi, le tiro, scoprono la testa, le tiro da un lato, ora dall'altro. Tutto il letto da rifare. Sembra un campo di battaglia. Mi addormento.
Mi sveglio, troppi cuscini. Mi sveglio, ho sete. Mi sveglio, devo andare in bagno. Mi sveglio, il riscaldamento è troppo alto, sudo, mi scopro,la coperta è di nuovo annodata su di me e su se stessa. Malessere, prendo sonno, sono le tre.
E' tardi sono le otto. Sveglia. Mi fa male tutto, non riesco a recuperare lucidità.
I giorni hanno acquistato una forma temporale anomala e perversa, una routine che spezza il buon umore. Allo stesso tempo brevi e interminabili, uguali a se stessi.
"è natale, fuori nevica!"
Non sono ancora le 16. Ho sonno.

8 dicembre 2009

Dicembre

Non c'è nessuna foto in cui ci abbracciamo o ci sfioriamo le mani. Le altre coppie mi sorridono dalle foto, insieme. Io e te non siamo nemmeno presenti nelle stesse. Io in una. Tu nell'altra. Qualche mese fa, proprio nello stesso posto, eravamo noi gli indiscussi protagonisti di tutto l'album.
Piove spesso ma fa caldo. E l'aria sa di vino cotto e cipolle. Ho degli stivali anti pioggia anti freddo, ma non sono ancora indispensabili.
Un innaturale caldo.
Ho ascoltato discorsi senza senso da persone che forse il senso ce l'hanno, ma è diverso dal mio, quindi non le capisco. Un iniziale senso di fastidio per la banalità di chi si crede invincibile si è trasformato in voglia di camminare. Evaporato. In un attimo.
Il mercatino di Natale è sempre uguale a se stesso, solo poco più austero, la crisi, e fra pochi giorni ci sarà di nuovo la maledetta festa di Natale del dipartimento. Ho già scritto l'anno scorso di questo abominevole evento sociale. Un anno fa.
C'è sicuramente un filo che collega Istanbul a Berlino, un filo fatto di mille pezzetti di corda diversi, annodati alla meno peggio. Non vedo l'ora di bere il Bosforo con gli occhi, di perdermi fra le vie della metropoli eurasiatica, di ubriacarmi dei suoni della città. Se piove ho i miei super stivali anti tutto, e posso camminare per ore ovunque.
Anche li prevedo solo foto neutre, senza te e me insieme.
Tu in una io in un'altra.
Volevo chiamare, raccontarti dei discorsi senza senso di chi si crede invincibile per riderne insieme. Ho esitato con il dito sul tasto verde. Ho rimesso il telefono in tasca e camminato ancora, in una nube d'umido e odore di wurstel.

26 ottobre 2009

chiudo

mi chiedo se questo blog abbia ancora senso...probabilemnte no...vediamo nei prossimi giorni

15 maggio 2009

ginecologia germanica

Ieri mattina sono andata dal ginecologo per farmi dare una cura per la cistite e per farmi prescrivere la pillola anticoncezionale.
Step 1: prendere appuntamento
Ho chiesto consiglio alla prima persona di sesso femminile che ho incontrato, cioè la mia coinquilina, che mi ha fornito il numero di telefono di un ginecologo. Pare sia molto bravo, ci va mezzo istituto! ho chiamato e ho avuto l'appunatmento dopo due giorni. Fin qui tutto bene!
Step 2: andare all'appuntamento
sfrecciando per le strade con la mia dueruote sono arrivata puntuale alle 9 pronta per sbrigare tutte le faccende burocratiche del caso, anche se in preda ad una attacco di cistite pedalare non è esatamente piacevole. Sono entrata. La gentilissima segretaria mi ha chiesto di mostrarle la tessera dell'assicurazione sanitaria. Io le ho fatto vedere quella dello stato italiano. molto dispiaciuta mi ha comunicato che purtroppo avrei comunque dovuto pagare qualcosa per la visita... 10 euro!!!! mi ha fatto compilare modulistica varia e firmare, ci ho messo in tutto 10 minuti. Fin qui tutto bene!
Step 3: il dottor Z. Meier
Entro e il dottor Z. Meier mi fa accomodare nel suo studio, che devo dire è veramente accogliente. La sua gentilezza è stata tale che sono riuscita a spiegare e a farmi spiegare tutto in tedesco. Mi fa fare pipì nel bagno per farmi le analisi dele urine, mi fa la diagnosi e mi regala la medicina per la cistite. Passiamo alla pillola anticoncezionale. Abituata in Italia, dove mi hanno sempre chiesto di portare le analisi del sangue per la prescrizione, rimango di stucco quando lui mi dice che in Germania non è assolutamente necessario. Anzi, il dottor Z.Meier si stupisce quando gli racconto le italiche procedure in materia di anticoncezionali.
Mi prescrive la pillola, mi fa la ricetta, e mi congeda dicendo che per qualsiasi cosa, se la medicina contro la cistite non dovesse funzionare o se ho altri disturbi, non devo farmi scrupolo di chiamare e passare nuovamente. Fin qui tutto bene!
Step 4: di nuovo dalla segretaria.
La iper gentile segretaria mi compila la ricetta e mi dice che senza pagare nulla posso tornare ogni 3 mesi a farmi prescrivere la pillola anticoncezionale
e che un' eventuale ulteriore visita per la cistite era comunque compresa nei 10 euro che avevo già pagato. Mi dice ciao a presto e me ne vado all'Università.
Fin qui tutto benissimo!
Per fare tutto quello che qui mi è costato 10 euro e 1 ora di tempo, in Italia ci avrei messo almeno una settimana (visita dal ginecologo, prescrizione dal medico di famiglia delle analisi del sangue, analisi del sangue, e di nuovo visita dal ginecologo) e mi sarebbe costato tutto insieme non meno di 130-150 euro. Farlo tramite ASL nemmeno a parlarne, perchè i tempi si sarebbero allungati ad almeno 3 mesi di attesa, e di certo il ticket (anzi i ticket: visita e analisi) sarebbe stato sicuramente superiore ai 10 euro che ho pagato qui.

Cosa è che va male, quindi?
Va male che andare dal ginecologo a farti prescrivere la pillola anticoncezionale il giorno dopo essere stati lasciati per telefono è deprimente e surreale! pensa te, ogni sera, quando alla stessa ora mi prendo un anticoncezonale inutile quanto posso rosicare! E quanto mi posso sentire scema! Il pacchetto da 3 mesi l'ho comprato, ma ho deciso che lo tengo nel cassetto aspettando futuri tempi migliori.
I non sensi della vita

28 aprile 2009

...ne mancano 3

non so come mai, ma arrivati al momento di andaresene, si accavallano tutte insieme mille cose. Tutte positive, ma che fatica...I bagagli sono già pronti, la casa è stata (quasi) pulita, i libri sistemati, il biglietto stampato. Manca solo...cosa manca? Una scatola di biscotti da mangiare ad Heidelberg? Quasi una madleine di Proust, da sgranocchiare la sera per rievocare attraverso il sapore tutti questi tre mesi. Manca...che altro manca? Una stecca di sigarette? la classica bottiglia di ouzo?! Si ho tutto. Sono pronta a partire. Salonicco intensa, vissuta attraverso musei università e biblioteca, ho imparato un mondo. Bella l'archeologia della Grecia del nord, belle le problematiche, bello scoprire che in fondo sempre nei Balkani ci troviamo. Tre mesi che mi hanno arricchita davvero, e che hanno innescato anche una serie di processi mentali. Pensa che ti ripensa il cervello mi frigge. Sarà buono da mangiare con la cipolla. Vado via da una università per tornare in un'altra, alla fine a fare sempre la stessa cosa. E dentro di me ripeto: forza, coraggio, dai, mangia un biscotto, bevici sopra, concentrati, mettici tutta te stessa e forse ce la fai. Eh si, la mia Itaca è un sasso brullo in mezzo al mare, ma mi sta dando il bel viaggio.

18 aprile 2009

MAJAMONDO

Non voglio tornare in Germania...non ce la faccio...più ci penso e più mi sento male...Io sto bene qui, nel majamondo, a 5 ore di treno da Atene, Skopje, Korca o Istanbul, in mezzo alle montagne o in riva al mare, ma no, non nella valle del Reno. Non voglio andare via, lì non c'è il mare e tutto puzza di patatine fritte e wurstel. Voglio continuare a fumare 20 sigarette a 2.70, mangiare alle 11 di sera, stare nel caos mediterraneo. L'inferno teutonico si avvicina a veloci passi...non voglio tornare.

2 febbraio 2009

2 mesi

sono passati circa due mesi dall'ultima volta che ho scritto...diciamo che la Germania non è proprio la mia fonte di ispirazione preferita. I giorni passano uno appresso all'altro, monocorde, molto simili fra di loro. E in definitiva non c'è assolutamente nulla di interessante da raccontare. Non me ne frega nulla a me di quello che succede qua intorno, figuriamoci agli altri. Domani mattina però si parte di nuovo. Salonicco, 3 mesi! Ancora non ho fatto la valigia...ci metterò le scarpe per correre, qualche libro, due vestiti e poi ciao Heidelberg! ti saluto per un pò, non triste perchè sò che ti troverò al mio ritorno uguale a te stessa. Contenitore di lusso per strazianti miserie umane.

4 dicembre 2008

la festa di natale

Sono quasi riuscita ad adatarmi di nuovo alla vita heidelbergense, anche se venerdì proprio non mi va di andare alla maledetta festa di natale del dipartimento...sarà una rottura di palle assurda, come quella dell'anno scorso.
Il simpatico evento si svolgerà nel seguente modo: alle ore 16 in punto tutto il dipartimento (circa 20-30 persone fra professori, dottori di ricerca e studenti) si raccoglierà nell'androne dove i tavoli saranno stati posizionati a ferro di cavallo da zelanti studenti. Quando tutti saremo seduti comodamente di fronte a tè, caffè e dolci di natale tedeschi, frau Hugel, segretaria del dipartimento, inizierà a leggere la sua storia di natale, scaricata da internet dopo giornate di affannose ricerche. Io ovviamente non capirò un cazzo e riderò quando gli altri ridono e farò i soliti gesti di circostanza: faccia interessata, pupilla presente, sorriso di assenso: bella storia, da paura, meglio di quella dell'anno scorso sul topo e il formaggio....poi Maran, mio professore nonchè direttore del dipartimento applaudirà per primo, dando così il segnale che si può iniziare a mangiare, tutti berranno tè e caffè, si scambieranno quelle inutili 4 parole di circostanza col proprio vicino di tavolo e dopo circa una mezz'ora di tortura e una fetta di pesantissima torta della foresta nera, si inizierà a prendere in considerazione l'ipotesi di andarsene senza dar troppo nell'occhio.
Il trucco è aspettare che i simpatici colleghi inizino ad alzarsi, così si crea confusione e con la scusa della sigaretta ci si allontana una prima volta. Si torna dopo 10 minuti, si beve un altro schifoso caffè lungo preparato con amore da frau Hugel e poi, con discrezione, si può sgattaiolare di nuovo in dipartimento con la scusa di dover continuare a lavorare. Trucco: alla fine del corridoio c'è l'uscita di sicurezza che porta su strada...ciaooooo.

3 dicembre 2008

invettiva

Oggi odio Heidelberg. C'è il mercatino di natale in ogni cazzo di piazzetta, con tutti i suoi odori e le sue luci, che mi urta da morire e vorrei dare fuoco a tutte queste cavolo di faccie fintamente felici che si ingozzano di wurstel e gluhwein. Nel falò oggi butterei anche tutto il dipartimento, il mio professore e tutti gli archeologi dell'istituto. Quando tutta Heidelberg sarà bruciata, ridotta in cenere sottile e non esisterà più un solo libro che parli del maledetto III millennio a.C. nei balcani e dintorni sarò soddisfatta e mi metterò a vendere patate fritte e currywurst ad Amburgo. Oggi c'ho la luna storta, ed è pure offuscata da una nuvola che semina tempesta. Mi grandina nel cervello.

2 dicembre 2008

E di nuovo in Germania

sono tornata ieri alle 15. Fa freddo!