Tornata dopo un anno a Korçë, tante cose sono cambiate. Non tanto nella città stessa, ma nel mio ruolo qui. Non so come ho fatto, ma quest’inverno ho ottenuto l’autorizzazione a studiare del materiale inedito per il mio dottorato. Anzi, diciamo proprio che se non avessi avuto gli strati 9, 8 e 7 di Sovjan da includere nel mio lavoro, la mia ricerca sarebbe stata se non proprio scarna, decisamente di livello inferiore. La mia presenza qui è uno di quei classici casi in cui contatti qualcuno di abbastanza importante che non hai mai visto in vita tua, e chiedi qualcosa di abbastanza grosso esplicitamente, perché tanto non hai nulla da perdere a farlo. Al massimo succede che non ti rispondono o ti dicono di no. Che costa provare? Così è andata l’anno scorso. Ho scritto a G.T. professore alla Sorbona nonché direttore dell’école doctoral di archeologia preistorica della stessa università e direttore dello scavo in questione, una mail del tipo “ciao sono Maja e studio i Balcani meridionali, se ti interessa contattami!”, che se la rileggessi ora mi vergognerei come un branco di cani bastardi. Dopo mesi e mesi di silenzio, totalmente inaspettata, mi arriva una mail di risposta in cui. G.T. mi invita sullo scavo in Albania a vedere i cocci dell’età del bronzo. Sono andata a mie spese, ho visto i cocci, e dopo una settimana mi hanno chiesto di rimanere per un mese per fare ricognizioni pagata (poco, ma in archeologia ci si deve accontentare). Non so come sia potuto accadere, ma senza aver mai avuto alcun contatto con G.T. e tantomeno con la Sorbona e l’école francaise continuo a lavorare allo scavo pagata (sempre poco, se volete fare soldi non fate l’archeologo), per fare una cosa che serve principalmente a me. Addirittura gli ho chiesto di essere il mio second advisor della tesi di dottorato, e pare abbia accettato…spero non ci sia una sola troppo grande sotto. O meglio, la sola c’è comunque, l’archeologia in quanto tale è una sola, e poi bisogna anche considerare che in Albania non ci vuole venire proprio nessuno, mica parliamo della Grecia o della Turchia, qui stiamo in mezzo alle montagne e alle pecore, sprofondati in un sottosviluppo, che non ha ne il fascino di Tirinto ne tantomeno quello dei tell anatolici, ma non è questo il punto. Da un po’ di anni a questa parte sto cercando di verificare con metodi empirici e sperimentali la validità di una mia penetrante e arguta teoria sul destino del genere umano: se ti capita qualcosa di molto bello, subito dopo accadrà qualcosa di ugualmente brutto. Questo perspicace concetto, degno del miglior Immanuel Kant e della scuola di tradizione hegeliana, può essere efficacemente integrato con la seguente locuzione: se sputi in aria poi ti ricade in testa! Per fortuna pare si verifichi anche il contrario, cioè che la sfiga più nera non duri per sempre e che sia la premessa a situazioni e circostanze propizi. Bisogna anche tenere a mente il seguente corollario: quello che sul momento può sembrare una sfiga assurda o un periodo particolarmente infelice a distanza di qualche tempo può rivelarsi, al contrario, una vera fortuna e un momento della vita da ricordare con piacere. A volte si è inconsapevoli della propria felicità e del suo significato. Quello che mi resta da capire ora è se questa cosa, a mio giudizio molto bella, è il riequilibrio di qualcosa di brutto che è successo nei mesi precedenti oppure se devo aspettarmi da un momento all’altro che si scateni l’inferno. Altra cosa non secondaria da tenere sempre a mente: può capitare che la iattura si manifesti in settori della vita altri rispetto a quello in cui si è manifestata la buona sorte. Forse mi cadranno tutti i capelli o ruberanno la mia bicicletta che ho lasciato ad Heidelberg…Tanto per iniziare a non contrariare il Fato, in questo preciso istante dovrei smettere di scrivere, ché la luce del computer, a Korçë di notte, attira una quantità di insetti mai visti prima, alcuni dei quali mi stanno saltando in testa e sul cuscino e mi fa pure un po’ schifo. C’è una cosa cavallettiforme che al buio mi sta rimbalzando sui capelli e sulle braccia e la sensazione è tutt’altro che piacevole. Che diceva l’apocalisse? Cavallette che divorano tutto al suono delle trombe di Falloppio mentre il fuoco finisce di distruggere ciò che resta? La mia l’ho appena uccisa con una ciabattata, a seguito della benedizione mugugnante di Anna Maria che sta dormendo in stanza con me :- Siiii, ammazzala…..groan groan….. zzzzzzzzzzzzzzz! Per quanto riguarda le cavallette che verranno ci penserò poi, ma domani vado a comprare il vape per precauzione. Forse dovrei interpretare questa sinistra cavalletta come un oscuro presagio, ma voglio pensare che sia solo colpa dell’aria di montagna. Stanotte dormo con un cadavere di cavalletta verde sotto il letto. In altri tempi l’avrei raccolta con un foglio di carta o addirittura con le mani e l’avrei delicatamente accompagnata alla porta, oggi invece l’ho presa a ciabattate e spiaccicata sul muro. Come si cambia nella vita.