4 dicembre 2008

la festa di natale

Sono quasi riuscita ad adatarmi di nuovo alla vita heidelbergense, anche se venerdì proprio non mi va di andare alla maledetta festa di natale del dipartimento...sarà una rottura di palle assurda, come quella dell'anno scorso.
Il simpatico evento si svolgerà nel seguente modo: alle ore 16 in punto tutto il dipartimento (circa 20-30 persone fra professori, dottori di ricerca e studenti) si raccoglierà nell'androne dove i tavoli saranno stati posizionati a ferro di cavallo da zelanti studenti. Quando tutti saremo seduti comodamente di fronte a tè, caffè e dolci di natale tedeschi, frau Hugel, segretaria del dipartimento, inizierà a leggere la sua storia di natale, scaricata da internet dopo giornate di affannose ricerche. Io ovviamente non capirò un cazzo e riderò quando gli altri ridono e farò i soliti gesti di circostanza: faccia interessata, pupilla presente, sorriso di assenso: bella storia, da paura, meglio di quella dell'anno scorso sul topo e il formaggio....poi Maran, mio professore nonchè direttore del dipartimento applaudirà per primo, dando così il segnale che si può iniziare a mangiare, tutti berranno tè e caffè, si scambieranno quelle inutili 4 parole di circostanza col proprio vicino di tavolo e dopo circa una mezz'ora di tortura e una fetta di pesantissima torta della foresta nera, si inizierà a prendere in considerazione l'ipotesi di andarsene senza dar troppo nell'occhio.
Il trucco è aspettare che i simpatici colleghi inizino ad alzarsi, così si crea confusione e con la scusa della sigaretta ci si allontana una prima volta. Si torna dopo 10 minuti, si beve un altro schifoso caffè lungo preparato con amore da frau Hugel e poi, con discrezione, si può sgattaiolare di nuovo in dipartimento con la scusa di dover continuare a lavorare. Trucco: alla fine del corridoio c'è l'uscita di sicurezza che porta su strada...ciaooooo.

3 dicembre 2008

invettiva

Oggi odio Heidelberg. C'è il mercatino di natale in ogni cazzo di piazzetta, con tutti i suoi odori e le sue luci, che mi urta da morire e vorrei dare fuoco a tutte queste cavolo di faccie fintamente felici che si ingozzano di wurstel e gluhwein. Nel falò oggi butterei anche tutto il dipartimento, il mio professore e tutti gli archeologi dell'istituto. Quando tutta Heidelberg sarà bruciata, ridotta in cenere sottile e non esisterà più un solo libro che parli del maledetto III millennio a.C. nei balcani e dintorni sarò soddisfatta e mi metterò a vendere patate fritte e currywurst ad Amburgo. Oggi c'ho la luna storta, ed è pure offuscata da una nuvola che semina tempesta. Mi grandina nel cervello.

2 dicembre 2008

E di nuovo in Germania

sono tornata ieri alle 15. Fa freddo!

22 novembre 2008

Kosovo, nevica

Stamattina nevica. Nevica dalle 8 almeno, ora in cui mi sono svegliata (poi mi sono riaddormentata). Ieri sera devo dire che mi sono divertita parecchio, siamo andati in un ristorante che sembrava di stare a via del Pigneto, quindi frequentato solo da internazionali, e poi in un posto dove facevano della musica dal vivo, frequentato anche da locali. Abbiamo bevuto veramente troppo, e li mi sono resa conto di quanto sia i friulani che i polacchi siano in grado di reggere l'alcool. Risultato, a fine serata ho speso 20 euro x la cena e altrettanti nel bar. Totale 40 euro, che per Roma, Parigi o Berlino è un prezzo normale, ovviamente per Pristina NO. Per far capire la sproporzione abbissale dei prezzi qui, dico che un pacchetto di Gauloises costa 1 euro, che uno stipendio medio (per quei kosovari fortunati che lavorano) si aggira penso attorno ai 250 euro al mese e che nelle tavole calde dove si mangia burek, si mangia seduti con 1 o 2 euro al massimo. Soluzione del mistero. Gli internazionali che lavorano qui (UN, KFOR e annessi) campano grazie al fatto che serbi e albanesi hanno deciso di uccidersi fra loro, quindi sulle disgrazie di poche migliaia di persone. La guerra è finita 10 anni fa, lasciano dietro di se rovina e devastazione che però danno lo stipendio a tutta questa gente. Chi lavora qui percepisce uno stipendio base di 10-11.000 euro al mese esentasse, gran parte del quale viene speso in ristoranti e locali ad uso e consumo della comunità internazionale, dato che a Pristina vengono tutti di passaggio per qualche anno, con la famiglia lasciata nel loro paese di origine. Nei posti per internazionali c'è solo personale che parla perfettamente inglese, dove the UN people possono vivere nel loro mondo parallelo senza avere alcun contatto con la popolazione locale...giusto lo stretto necessario. Quindi i kosovari giustamente campano a loro volta sugli internazionali che abitano qui, gonfiando i prezzi a dismisura, e di traverso si riprendono un pò di quei soldi che teoreticamente sono stati stanziati per loro.
Pristina è un posto veramente triste, con la neve sembra più bello, la neve copre e camuffa tutto.

21 novembre 2008

Kosovo

sono a Pristina per due giorni! Sull'aereo per Skopje ho conosciuto un tipo che lavora qua da 4 anni, e ho preso la palla al balzo x andare a fare una visita al museo e a trovare Kemalj Luci, un archeologo che lavora qui. Lui e un suo collega sono venuti a Skopje ieri sera, abbiamo cenato con Zane e Sanja, due mie amiche macedoni, e poi siamo partiti alla volta di Pristina. Siamo arrivati tardi, verso le 11 e mezza, e in Kosovo l'energia elettrica scarseggia, tutto era avvolto nell'oscurità. Stamattina mi sono svegliata, sono uscita di casa e ho constatato che Pristina è veramente brutta! Già sono venuta qui due volte, ma sempre di passaggio. E oggi mi si è aperta davanti agli occhi la visione di questa città in tutta la sua bruttezza e squallore. Fra poco andiamo a mangiare qualcosa, ma non penso the night life mi regalerà delle strabilianti sorprese. Però, a parte aver rimediato la carta archeologica del Kosovo (WOOOOOW da paura, non spiego perchè ma credetemi DA PAURA), mi hanno portata al palazzo del governo e nel parlamento. Bello conoscere persone che lavorano per le Nazioni Unite, a volte si riesce a sbirciare nella sala dei bottoni.

17 novembre 2008

Il ponte sulla Drina

dimenticavo...anche lettura serale in tema: Ivo Andric, Il ponte sulla Drina. Non me sto a fa manca' niente...mi manca la spilletta di Tito sul bavero e sto a posto (mio cugino Uros apprezzerebbe)

Macedonia come Napoli

sto guardando la versione balcanica di saranno famosi...e' una specie di incrocio fra saranno famosi e il grande fratello. E' girato in Serbia, e i partecipanti vengono da tutta la ex -Jugoslavia....questo programma e' una vera schifezza trash, ma a Ana e Mihailo, gli amici macedoni che mi ospitano, piace tanto. Oggi poi e' lunedi'...show dal vivo e uno uscira' dal programma...e vi chiedete ancora perche' sto scrivendo questo post lunedi' sera alle 11? non je la faccio piu'. Le canzoni sono tutte quelle anni 70 e 80 popolari nell'ex-Ju...alcune le conosco pure (purtroppo).
Be, ho capito che dopo Roma Skopje e' penso in assoluto il posto dove mi sento piu' a casa. Piu' che a Lubiana. Nonostante 'sta citta' sia una mezza schifezza, esteticamente parlando, mi piace proprio...come rinunciare all'insalata con la rakia zolta? e alla skara, alle chiacchiere post lavoro nella kafana piena di fumo? Cavolo, qui si fuma dentro ai ristoranti...ed e' da paura quando scende la nebbia densa e fitta dalle montagne. Stai dentro, al caldo, a dire cazzate, bere e fumare. E poi il pazar. bello, quando vado a comprare la verdura che sa di verdura mi piace troppo che riesco a parlare con la gente. eh si Macedonia...nu piezz'e core...vidi Skopje e mmore...

8 novembre 2008

Stari most

macedonia

viaggio fuori dal normale: martedi sarei dovuta partire ma una tromba d'aria si e' abbattuta su Fiumicino. Volo rimandato a giovedi. All'aereoporto incontro una persona che non vedevo da almeno 2 anni. Strana la vita, la sua ragazza sta a Skopje x fare un qualcosa con l'universita' e lui, l'uomo meno viaggiatore del pianeta terra la va a trovare. Mi sono rinfrancata un poco, forse l'amore esiste davvero, forse no, ...ho comunque approfittato della sua professionalita' e mi sono fatta psicoanalizzare durante tutto il viaggio. Non ci credevo ne speravo ma e' servito. Mi ha detto anche che il fatto di voler essere una pietra, per l'esattezza un granito dell'Himalaya con i granati rossi, forse e' degno di essere menzionato ad un esperto psicanalista! Provare per credere, provero' non lo so, piovera' chi lo sa. Skopje e' bella, me la ricordavo piu' grigia e piu' povera. E invece cavolo...l'economia tira. Saranno stati anche i 2 mesi in Albania, ma mi sembra un gioiellino ogni anno che passa sempre di piu'. Oggi tornata al "mio" museo, tornata alla "mia" kafana, parlato con i miei amici e poi siamo andati a Veles alla presentazione di un libro con tanto di cena pagata. Sono a casa di Mihailo e Ana che ogni volta mi ospitano da qualche parte (l'ultima volta a Sarajevo) e per fortuna hanno internet a casa. Posso giocare con facebook e con il blog quanto mi pare. E l'aria odora quasi di inverno anche se fa caldo e la birra skopsko sa di buono. Domani vado a Vodno a camminare in montagna, non ce la faro' mai ad arrivare in cima!

27 ottobre 2008

Roma continua

il biglietto dell'aereo porta la data 4 novembre. Alle 18 decolla l'aereo per Skopje. Sono ben 2 anni che manco. Ci ho passato uno degli anni allo stesso tempo più belli e più brutti della mia vita. Uno di quegli anni che ti cambiano completamente l'esistenza, starvolgendola e mettendo in discussione ogni certezza che si pensava ormai conquistata. E adesso sono pronta per la resa dei conti.
Sono a Roma e mi trascino, risolvo problemi e me ne creo di nuovi, vado dal medico legale che senza avermi mai vista mi confida che è affetto da sclerosi multipla e io resto ad ascoltare lo spettacolo umano che mi si offre davanti. Strano. Strano sentirsi ospite della città che mi ha dato i natali. Ma bello il sole, bella Roma comunque, nella sua monumentale disorganizzazione ed eterno caos. Si gira fra volti e sorrisi, si rincontrano persone. Una di queste è colui che mi ha dato strumenti ed ispirazione per scrivere questo blog. E fra i tanti sguardi sono davvero contenta di aver avuto la possibilità di incrociare dopo tanto tempo il suo. Grazie.

22 ottobre 2008

A piazza delle cinque scole c'è un frammento della mia vita in secolari tradizioni giudaico-romane

Immersa in un surreale caldo primaverile ho affrontato Roma nel migliore dei modi possibili. Sono andata da Feltrinelli a piazza Torre Argentina a fare scorte di letteratura con mio padre; ho comprato " Chi ha riportato Doruntina", "Il Successore" e "Il generale dell'armata morta" di Ismail Kadarè; "vivere stanca" e " Il sole dei morenti" di Izzo e "Il ponte sulla Drina" di Andric.
Ho comprato anche "Il lamento di Portnoy" di Roth, ma non per me, era un regalo.
Carichi di cotante buone intenzioni letterarie abbiamo fatto due passi per il ghetto e preso un caffè al portico di Ottavia. La nota dolce del giorno è stata suonata alla nostra pasticceria preferita, quella all'angolo che fa solo dolci tradizionali giudaico-romani. Mi mancavano le chiacchiere che sanno di caffè, mie e di papà, i racconti dei viaggi e le fantasie concrete di progetti futuri. A Roma fa caldo, sembra che dal calendario il mese di settembre non sia mai stato strappato via. Rimane questa illusione di vivere in un periodo che già è passato, un secondo appello che mi concede clemente la mia città. Forse non tutto è perduto, uno spiraglio lo si trova sempre. Il difficile è riuscire a vederlo senza inganni ne illusioni. Resta il sapore del caffè e una discreta pila di emozioni da sfogliare. Restano la fontana delle Tartarughe, la sua bellezza e i fiumi di parole mie e di mio padre.

20 ottobre 2008

Del perché la narrativa si è esaurita e altre alterazioni mentali

Sabato si torna a Roma. Devo riprendere argomenti lasciati in sospeso, fare una tipologia e incontrare amici e qualche conoscente. Due settimane passate ad Heidelberg e due settimane di una delle tante vite parallele in cui si scompone il mio io. Roma è la città delle persone che conosco bene, che mi hanno vista crescere e invecchiare, Heidelberg quella delle conoscenze che, cito la mia coinquilina Heidelbergense Catia “ti fanno un buco nel cervello e poi se ne vanno o te ne vai tu”. È strano come qui si stringano dei rapporti strettissimi in poco tempo che incidono, anche profondamente, nella tua vita, ma solo per il tempo di non sentirsi soli.

Si passano in fretta tutti gli stadi dell’amicizia e ci si ritrova a raccontare di se stessi a persone mai viste fino a un mese prima. Tutto questo genera confusione. La confusione di chi non riesce a capire quale sia la vera vita e quale invece il suo ricordo o la sua illusione. Poi c’è la vita solitaria. Quei mesi che passo da sola in giro per i Balcani a fare qualcosa per cui ora non mi sento assolutamente motivata. Se va bene poi ci sarà la vita di Parigi, e chissà quante altre ancora. Ad Heidelberg mi trovo nel fast-food dei rapporti umani. In una casa degli specchi dove la mia immagine è replicata infinite volte.

(pubblicato solo oggi ma scritto durante gli ultimi due giorni di permanenza ad Heidelberg)

9 ottobre 2008

ritorno

è tanto tempo che non scrivo. La vena creativa mi si è esaurita una volta tornata dall'Albania. Dopo un breve e tormentato soggiorno romano sono tornata a Heidelberg! Dire che non mi sento a mio agio qui è un reale eufemismo, molte persone a cui tengo sono andate via e ne sono arrivate delle nuove, altri sono rimasti. è tutto così strano, tutto uguale a se stesso. Non mi sembra vero, è già passata l'estate, è già passato un anno.

27 settembre 2008

arrivederci

Arrivederci Albania, e' stato bello averti conosciuta per due lunghi e intensi mesi. Torno a Roma, solo per qualche giorno...ci rivedremo presto. Porto con me tanti ricordi che hanno coinvolto ciascuno dei miei 5 sensi, due litri di raki e tre stecche di sigarette. Ah dimenticavo i due pacchi di caffe'...
e' stato bello stare insieme e lavorare duramente. e' stao bello il caldo, e' stato bello il sole e sono stati belli anche il vento e la pioggia, l'odore d'estate e quello d'autunno. Belle le montagne e la pianura, la polvere e il fango.
Belli i volti, belle le storie e belle le persone che mi hanno accompagnata in questo tempo.
Arrivederci, ci rivedremo presto

23 settembre 2008

ritorno

gli ultimi giorni passano veloci, fra lavori da finire e burocrazia da sbrigare. In piu ho anche paura di non riuscire a prendere l'aereo dato che ho un biglietto Alitalia. Spero proprio che non mi lascino a Salonicco...
Domenica e lunedi siamo andati ad una conferenza a Tirana. Tornare dopo tutto questo tempo in una citta' mi ha fatto impressione! Certo, Tirana non e' esattamente New York ma la differenza con Korca l'ho avvertita parecchio. Adesso e' tempo di bagagli, tempo di rimettere a posto la testa e di iniziare un altro tipo di vita. Non ne ho voglia, sono stanca e vorrei solo dormire, ma non si puo' e continuo ad procedere a passo lento.

16 settembre 2008

Macedonia

ho appena saputo che mi hanno approvato il finanziamento per andare in Macedonia...balkan gipsy girl still on the road....

14 settembre 2008

dietro l'angolo della montagna

campi pecore e cavalli

la pioggia lava via l'estate e la mia voglia di tornare

anche l'autunno si fa vedere con violenza. Pare che non ci sia nulla da queste parti che avvenga dolcemente. Pioggia tutto il giorno e si e' passati da 30 a 15 gradi nel giro di una giornata, dalla polvere che ti si infila dappertutto al fango che copre le strade. Oggi, nostalgica, ho fatto la pasta con le melanzane. Bucatini per l'esattezza.
Mancano solo 2 settimane al ritorno...da un lato la voglia di un letto decente e di un bagno che si possa dire tale si fa sentire...potrei paragonare il modo di vivere in missione ad una specie di vita da campeggio, solo che invece di stare al mare in vacanza si lavora fra le montagne. Pero' tornare alla via tedesca di ogni giorno, ma soprattutto ai problemi e alle terribili cose irrisolte che ho lasciato in un cassetto prima di partire mi traumatizza non poco. Si prepara un anno pesante.
E di certo tornare a fare passeggiate lungo il Neckar non e' proprio una cosa che mi riempie di gioia, anzi, preferisco il fango albanese! Poi nemmeno posso dire, beh dai almeno torno a casa! quale casa? Heidelberg e' casa mia adesso? Roma lo e' ancora? Che vuol dire casa?
Maja, mettiti l'anima in pace e pensa al senso della vita, beviti una birra, un raki, fumatici sopra mezzo paccheto di sigarette e poi vai a dormire, che domani alle 5.30 suona la sveglia!

8 settembre 2008

cronache di inizio 6a settimana

inizia la 6a settimana di passione...ormai il mio stomaco si e' abituato a quasi tutto. Certo la stanchezza inizia a farsi sentire, come la mancanza degli amici piu' cari e della pizza margherita! per non parlare della mozzarella! ma si tiene duro e si va avanti.
Domenica sono arrivati al museo i tipi dell'altra missione (la missione "rivale" dell'universita' di Tirana...lol..) e la vita si e' fatta un po' piu' caotica e movimentata. In mezzo a loro c'e' pure un italiano che studia a UCL. Lui resta solo una settimana...pivello :) Vabbe' si, sto facendo un poco la coatta, come si dice a Roma, ma dopo tutto questo tempo passato qui un pochino me lo posso anche permettere. In questi giorni sto sbattendo la testa, oltre che sui cocci, anche sull'application form per la cotutela di dottorato con la Sorbona, il che vuol dire, ricerca a parte, che fra i miei peregrinaggi potrei includere pure Parigi....mica male! Avrebbe potuto essere Scurcola Marsicana o Ariccia, o peggio un posto sfigatissimo tipo che ne so, qualche ameno villaggio della Calabria (Trebisacce...chi conosce e sa di cosa parlo batta un colpo, hahaha), e invece se riesco fra qualche mese mi faro' una bella passeggiata per gli Champes Elisees (bella, nemmeno so come si scrive) masticando una baguette al burro intrisa di sudore. Lo dico perche' un luogo comune sui francesi e' quello della baguette sotto l'ascella. E io adoro adeguarmi alle usanze locali! Insomma, spero di essere all'altezza di tutto cio' e della baguette e di non fare le mie solite figure barbine, che pero' a quanto ho visto da esperienze pregresse, sembrano essere uno dei modi migliori per ottenere qualcosa. Forse se scrivo una parolaccia sul modulo il rettore si commuove e mi firma subito tutto. Piu probabile che mi arrivi una denuncia per diffamazione.
Comunque la legge del contrappasso "something you get something you lose" e' stata ampiamente verificata anche in questi giorni, e oramai, grazie alla rigorosa analisi scientifica condotta, posso affermarne la veridicita'.
Voglio il premio Nobel per la filosofia da pausa caffe', momento sublime in cui si concentrano su questo tema tutti i miei sforzi cerebrali. A proposito di caffe', ultimamente ho riniziato a leggere i fondi del caffe' turco. Mi sento proprio maga Mago'. Bellissimo che gli albanesi della missione hanno iniziato a prendermi in giro chiamandomi zingara, il che per me e' un complimento! Spero di riuscire ad andare dalla mamma di Benni cosi' mi insegna, dato che lei e' zingara per davvero!
Sabato scorso siamo andati a fare un giro per paesini attorno a Korca, alla ricerca di una chiesa ortodossa del XIV secolo con degli affreschi meravigliosi. La bellezza delle montagne che circondano la piana di Korca quando tramonta il sole, e' resa ancora piu' intensa dalle persone che scendono dalla montagna a cavallo, carichi di legna da ardere o di foraggio per gli animali. Recentemete il mio vocabolario albanese si e' arricchito di 2 o 3 parole in piu', e a volte riesco addirittura a comunicare un minimo con le persone. Troppo bello!

3 settembre 2008

Party di meta' missione, un po' di gente va, altra viene

Lo sport preferito degli abitanti di questo posto e' scannare pecore! e' successo di nuovo venerdi scorso, prima che partissi per Thessaloniki, in occasione della festa di meta' missione...
Stavolta il fattaccio e' avvenuto nientepopodimeno che nel cortile del museo! Una scena surreale. Petrika Lera in persona, co-direttore albanese della missione, ha comprato, come ogni anno, un bel montone vivo e belante al mercato di Korce! solo che stavolta ha pensato bene di voler condividere con noi il gioioso momento dell'uccisione e ci ha delizianti squoiando e macellando il pecorone nel cortile del museo. La cosa piu gustosa e' che lo ha fatto mentre stavamo pranzando. Non c'e' scappato il conato di vomito sul tavolo per un soffio. Pioviccicava e Benni, l'autista Rom, ha preso un ombrellone per riparare Petrika che armato di vari strumenti e col grembiule da cucina a fiori e' passato all'azione commentando tutti i vari passaggi. Siccome io sono uno dei suoi interlocutori preferiti mi commentava in italiano.
colpo secco.... craaaakkk
-Maja, ecco il ginocchio, non il tuo, quello della pecora...hahahaha!
gelo
tutti i presenti al tavolo facevano finta di non essere turbati dalla scena, anche se chissa' perche' l'appetito e' passato a tutti.Quando poi alla fine ha aperto la pancia della bestia e ha tirato fuori le viscere, ho assistito ad una delle scene piu' schifose che io abbia mai visto in vita mia.
Non so quanti hanno una qualche dimestichezza con la macellazione di animali, ma le viscere puzzano in un modo veramente nauseante. Non vi dico quando ha srotolato l'intestino.
ma il bello arriva adesso. Benni si tagliava dalle risate e aiutava Petrika felicissimo e estasiato reggendo l'ombrellone; finita la prima parte hanno preso la pelle sanguinante e pelosa della pecora e la hanno buttata cosi, nel nostro bidone dell'immondizia. Petrika, che genio dell'orrore, ha buttato le frattaglie dell'animale dentro la tazza di uno dei bagni, nonostante si fosse levato dal tavolo un coro polifonico di nooooo, che schifo, non farlo..... ovviamente quando ha cercato di titrare la catena per mandare giu il tutto si e' dovuto arrendere di fronte all'inefficacia della sua brillante idea: manco a dirlo dopo la seconda secchiata di acqua e' tornato tutto su... non solo le viscere del montone...allora piccone alla mano ha svuotato il water e ha messo le viscere in una busta di plastica, che Benni si e' portato a casa (per i cani?!?!?!?).
Ribadisco che tutto questo e' avvenuto mentre noi eravamo seduti a tavola a mangiare a circa 10 metri di distanza. Gli albanesi si tagliavano dalle risate, i francesi un po meno, e alla fine uno dopo l'altro si sono tutti alzati da tavola. Io per non vomitare ho fatto un sacco di foto, e ho documentato tutta questa surreale mattanza.
Fine primo round, i sopravvissuti hanno brindato con un bel bicchiere di raki

Rimosso l'animale macellato dal gancio e' stato messo nel portabagagli della macchina e portato ad un forno. A fine cottutra la pecora e' stata rimessa in macchina, e calda, fumante e puzzolente ce la siamo dovuta incollare per 30 lunghi minuti di viaggio fino a Sovjan dove la sera si sarebbe fatta la festa. Quando me la sono vista nel piatto (la testa spaccata in due e' andata al direttore dello scavo), non ce l'ho fatta, dopo 2 morsi mi e' risalito il conato del pranzo e ho ripiegato sull'insalata e il pane, annaffiati da litri di birra Korca e di raki
se avete lo stomaco delicato non passate di qua

31 agosto 2008

Θεσσαλονίκη

fine settimana a Thessaloniki
...questo e' uno dei posti dove potrei passare una bella parte di vita. Una citta' fantastica, greca ma fortemente balcanica allo stesso tempo. Greci a parte e' pieno di macedoni, albanesi, serbi, turchi e caucasici, solo per citare le minoranze piu' nutrite. Luogo di moschee trasformate in chiese ortodosse e strade che dal mare si arrampicano in salita, verso le colline; presente che si sovrappone al passato e passato che influenza il presente, tante identita' diverse che si mischiano e si sovrappoongono, trasfigurandosi una nell'altra. Vagando per ore senza meta fra un vicolo e l'altro, ho trovato un negozio che vende la birra georgiana Kazbeghi. Basta una birra per scovare in un angolo di cervello la sinapsi che ti fa ricordare luoghi passati e forti emozioni di anni fa, luoghi fisici e luoghi dell'anima.

27 agosto 2008

si beve e si balla

Sabato sera siamo stati invitati ad un matrimonio a Sovjan, un villaggio vicino a Korçë. Io, Anna e le due Caroline francesi, a bordo della fantastica macchina della missione battente targa greca, abbiamo affrontato 30 km di lavori in corso sulla strada Korçë –Tirana che porta a Sovjan. Normalmente che si fa: si tolgono circa 500m di asfalto, si ripara il fondo stradale e poi si passa al pezzo successivo. In Albania no, si tolgono tutti e 100 km insieme, senza alcun tipo di segnaletica o illuminazione, e si lascia la preparazione di breccia bianca, così che la velocità massima a cui si può andare è di 20 km/h, e non si vede un cavolo perché si crea talmente tanta polvere che sembra di attraversare una nuvola di ghiaccio secco. Cosa ancora più fastidiosa c’è un numero infinito di voragini aperte, dossi e deviazioni non segnalati che farebbero la felicità dei più arditi piloti di rally. In Albania le macchine hanno soppiantato il cavallo appena all’inizio degli anni 90, quando è caduto il regime, quindi l’uso corretto di tale mezzo di trasporto e le relative norme che ne regolano la circolazione non sono ancora stati ben assimilati da parte della popolazione.

Lungo la strada polverosa e buia che passa fra campi e piccoli agglomerati di case, le uniche cose che si vedono da lontano sono: i distributori di benzina, che sono gli unici posti nuovi, puliti, illuminati e curati fin nei minimi dettagli -alcuni hanno addirittura le aiole con i fiori- , e qualche mega ristorante dove si fanno i matrimoni. In realtà questi posti non sono più illuminati rispetto a quelli italiani, ma risplendono come un faro perché il resto è immerso nelle tenebre. Finalmente arriviamo al villaggio, un agglomerato di case buttate attorno ad una strada e una moschea che conosco abbastanza bene, dato che l’anno scorso ci ho abitato due settimane quando facevamo le prospezioni. Non ci sono lampioni, non c’è asfalto, non ci sono fogne e molte case sono fatte in mattoni crudi seccati al sole, che stagione dopo stagione vengono lisciati dalla pioggia e dalla neve. Scendiamo dalla macchina per aspettare un nostro amico che ci doveva venire a prendere, e sopra le nostre teste si è aperto uno dei cieli più fitti di stelle che io abbia mai visto, limpido e infinito. Uno dei pregi della scarsa illuminazione.

Arriviamo alla casa della sposa dove si stava svolgendo la prima parte del matrimonio che, come poi ho saputo, dura almeno 4 giorni. Entriamo nel giardino dove suonano e ballano canzoni albanesi e ci vengono incontro delle donne con vestiti dai colori sgargianti che letteralmente ci spingono dentro casa, fino a una stanza in fondo ad un lungo corridoio, piena di donne. Davanti c’è una specie di fila disordinata dalla quale esce una donna con in mano un vassoio di lukum. Attorno alle pareti ci sono tutte sedie sulle quali sono sedute donne anziane; al centro della stanza due vecchie cantano una litania che sembra una lamentazione funebre, tenendo un fazzoletto in mano e girando intorno a se stesse. In piedi un po’ spostata verso la finestra c’è la sposa, vestita di bianco. Sfiga ha voluto che fossi la prima di noi ad entrare. Sono rimasta qualche secondo impalata perché non sapevo che dovevo fare, e pure un po’ stordita dall’aria soffocante e dai lamenti delle vecchie. Non so come, ho capito la procedura da seguire: entra nella stanza, aspetta il tuo turno mangiando un lukum, prendi la bomboniera che ti viene offerta, vai verso la sposa, stringile la mano e augurale tanta fortuna (fatto in italiano), aggira le vecchie ed esci. Seduta vicino alla porta mi sono imbattuta nella mamma del nostro amico, che mi ha riconosciuta, baciata ed invitata a sedere vicino a lei. Che fai rifiuti? No! E mi sono sorbita altri 10 minuti di lamentazioni e felicitazioni. Dopo un po’ che non uscivo qualcuno avrà avuto pietà di me perche sono venuti a recuperarmi. Uscendo dalla casa, fra saluti e baci a gente mai vista, ho sbirciato nella stanza adiacente: stessa disposizione delle sedie, ma all’interno c’erano solo uomini e al posto della sposa un tavolino basso ingombro di bottiglie di raki e bicchieri. Si stringono mani, si “parla” con la gente “Si je?” “mir, shum e mir” “Faleminderit dhe mirupavshim”, e si arriva al ristorante.

Contrariamente all’uso italiano, nei Balcani ai matrimoni la parte del leone la fa l’orchestra rom che suona canzoni popolari. Qui la cosa più importante è ballare, ovviamente balli tradizionali. Il cibo ricopre un ruolo assolutamente secondario. Già ti trovi l’antipasto di pesce arrosto, insalata e formaggio a tavola, adagiato su piatti ovali di plastica; poi arrivano i camerieri che portano una quantità infinita di birra Korça e di bottiglie di plastica da mezzo litro di raki fatto in casa e ogni tanto passano a buttarti carne alla griglia sul piatto o adagiano dei piattini pieni di meze e di frutta negli spazi liberi fra una bottiglia e l’altra. La maggior parte del tempo a tavola lo passi a fare brindisi con i commensali o con tutti i parenti della sposa che fanno il gir dei tavoli. Quando si finisce non si cambia il piatto, arriva il cameriere che ti svuota dentro un grande vassoio anche il suddetto piatto ovale di plastica e te lo ridà! Si beve e si balla, si balla e si beve, si beve si beve si beve e si balla.

i tamburi della pioggia

La ragione principale per cui è un po’ che non posto nulla è che questi ultimi giorni invece di scrivere ho letto. Ieri sera ho finito”I tamburi della pioggia” di Ismail Kadarè, uno dei più noti scrittori albanesi contemporanei. Parla dell’estenuante assedio di Kruja, cittadella fortificata simbolo della resistenza albanese, ad opera dell’impero ottomano nel XV secolo, quando i turchi pezzo di terra dopo pezzo di terra occuparono tutti i Balcani. Il romanzo si chiude con l’inizio delle prime piogge autunnali che segnano la umiliante disfatta degli assedianti. Guidati da Giorgio Castriota detto Scanderbeg, gli albanesi resistettero all’occupazione ottomana per 30 anni, prima della definitiva capitolazione. E a questo punto mi viene una punta di orgoglio a pensare che un po’ più a nord, il Montenegro è stato l’ultimo ad essere conquistato dai Turchi. Grande rispetto per la resistenza albanese, ma i miei antenati la libertà se la sono conservati più a lungo.

a proposito...oggi piove!

17 agosto 2008

vita da museo

la vita scorre tranquilla nel cuore dell'Albania, anzi a volte mi rompo pure un poco le palle.
La giornata tipo e' la seguente:
sveglia alle 6.30
colazione alle 7
si lavora dale 7.30 alle 2, e in questo intervallo di tempo ci sono un numero infinito di assurdi personaggi che fano capolino al museo. Quelli che vedo ogni giorno sono: l'idraulico che deve essere pagato da mesi, Suzana, la cuoca della missione con il fantastico Arben, l'autista Rom-Sinti che l'altro ieri ci ha invitato alla sua festa di compleanno (mi sono tagliata, ho fatto un sacco di foto con la nonna!!!), poi c'e' il custode che coglie le prugne dall'albero per preparare il raki, l'altro custode che ti offre sempre l'acqua frizzante, la tipa che vende i biglietti per entrare al museo (fatto sconvolgente, quest'anno ci sono un sacco di turisti, italiani americani e tedeschi), e dulcis in fundo Lorenz, il tipo che dovrebe essere il direttore del museo che in realta' e' solo un mafioso e non fa assolutamente un cazzo. La cosa davero divertente e' il caos linguistico che regna sovrano. Al museo ci siamo io e Anna che siamo italiane e le ragazze albanesi che lavorano con noi che parlano abbastanza bene italiano. Suzana parla albanese e francese, Arben albanese e rom, i custodi albanese e greco, la tipa del museo albanese e inglese. Lorenz solo albanese e poco greco anche se dice che ha fatto un master in archeologia di due anni, ma con l'interprete, ad Ancona!!!! al massimo conosce Ancona perche' c'e' sbarcato illegalmente col gommone! Io non parlo francese ma inglese, Anna parla francese ma non inglese.
dalle 2 alle 5 pausa (pushim in albanese), necessaria per digerire la cucina di Suzana piu che per riposarsi dal lavoro
dalle 5 alle 8 si lavora ma ci siamo solo io, Anna e uno dei due custodi, con cui "parliamo" albanese e greco.
Ormai sono diventata una maga della frase fatta, dizionario italiano-shqiperi alla mano:
-buongiorno/buonasera come stai?
-bene grazie
-usciamo alle 9
-torniamo fra 1/2 ore
-buonanotte
Il w-end per fortuna torna il resto della missione e si sente parlare solo francese. In tutto questo cerco di continuare a studiare tedesco con l'aiuto di fantastici audiolibri che mi hano passato...magari non imparo ma con questa scusa mi isolo un po dalla parlata napoletana di Anna, 24h su 24...a volte parla anche nel sono!

13 agosto 2008

nel quadratino sulla carta

per chi non sapesse dove e' Korca.



there will be blood (2)

ieri un elicottero volava sopra i tetti di Korce...stamattina ho saputo che trasportava all' ospedale di Tirana un tipo che e' stato accoltellato, e che poi e' morto.
La storia e' andata cosi: il tipo era appena uscito dal carcere dopo aver scontato una pena per omicidio colposo; appena scarcerato gli uomini della famiglia della vittima, residenti da decenni in Francia, sono tornati apposta per applicare il Kanuni i Lekë Dukagjinit, un insieme di norme del XV secolo che regolava la vita albanese...il sangue si lava via solo con altro sangue, poco importa se sia dell'assassino stesso o di uno dei suoi familiari di sesso maschile... di solito il Kanun viene applicato nei paesini di montagna a nord, ma a volte capita anche nei centri piu grandi come Korca
...yesterday there was blood

12 agosto 2008

montone

Oggi ho trovato in cucina una ciotola piena di latte di montone. Ha una patina gialla che si forma in superficie quando si raffredda. Ancora non ho osato berlo (previa rimozione della patina giallastra), ma ho recentemente scoperto che anche il kos, lo yogurt albanese con cui faccio colazione, altro non è che yogurt di montone…oltre a questi due prodotti c’è anche ovviamente il burro di montone, che viene usato senza lesinare nella preparazione dei cibi, dalle čorbe al burek alla carne, ovviamente di montone.

10 agosto 2008

there will be blood

La cavalletta si e' vendicata e ha chiamato un branco di pulci affamate a vendicare la sua morte. Fantastico! bello stare qua, a parte le pulci e un letto davvero scomodo, mi mancavano le strade non asfaltate e la polvere che ti si appiccica ai denti. Bevo litri di filter coffee e fumo mille sigarette al giorno per far passare il tempo fra un coccio e l'altro, ma stamattina ho avuto la fortuna di assistere ad una cerimonia di quelle che mi fa amare questo posto del cazzo. Due delle ragazze albanesi che lavorano con noi ci hanno invitati ad un santuario ortodosso in un posto sperduto quasi al confine con la Grecia, a un'ora di pulmino da Korce. Il posto di per se era abbastanza brutto. Una chiesa ortodossa nuova, con le classiche icone e una specie di edicola in pura latta rossa fuori per accendere le candele. Si dice che se stai male e dormi una notte li poi il giorno dopo scoppi di salute... Io, blasfema, al terzo segno della croce mi sono allontanata dal gruppo e curiosando dietro l'edificio mi sono imbattuta in una cerimonia fantastica: una famiglia albanese che squoiava una capra legata per i piedi ad una specie di balaustra per festeggiare l'arrivo dei parenti emigrati negli stati uniti. La balausta era di fronte ad un fontalile e a un albero, accanto ad un fiumicattolo abbastanza sporco. Mi veniva da vomitare ma mi sono avvicinata e ho fatto amicizia tanto che mi hanno chiesto di documentare questa reuniuon con la mia macchina digitale. Fantastico! Quando hanno tagliato la pancia per estrarre il sacco delle interiora il senso di nausea si e' fatto piu forte, ma alla fine fra puzza di morte e sangue e di interiora di capra ho fatto il mio lavoro da fotoreporter. Ho documentato tutto il procedimento, anche quando spaccano il cranio in due con l'ascia... la prossima volta mettero qui un po di foto... oltre alla capra squioiata c'erano un sacco di polli vivi a cui hanno tagliato la testa, che poi hanno appeso assieme alle zampe alla balaustra e sull'albero vicino, insieme alla pelle delle capre squoiate. C'era un odore di sangue misto a odore di cera di candela che faceva girare la testa, e alle 9 di mattina il caffe' e il latte non li avevo ancora digeriti. L'allegra e numerosa famigliola ci ha invitati a pranzo ma purtroppo dovevamo tornare a Korca...amo l'Albania

8 agosto 2008

dottorato, filosofia spiccia e cavallette

Tornata dopo un anno a Korçë, tante cose sono cambiate. Non tanto nella città stessa, ma nel mio ruolo qui. Non so come ho fatto, ma quest’inverno ho ottenuto l’autorizzazione a studiare del materiale inedito per il mio dottorato. Anzi, diciamo proprio che se non avessi avuto gli strati 9, 8 e 7 di Sovjan da includere nel mio lavoro, la mia ricerca sarebbe stata se non proprio scarna, decisamente di livello inferiore. La mia presenza qui è uno di quei classici casi in cui contatti qualcuno di abbastanza importante che non hai mai visto in vita tua, e chiedi qualcosa di abbastanza grosso esplicitamente, perché tanto non hai nulla da perdere a farlo. Al massimo succede che non ti rispondono o ti dicono di no. Che costa provare? Così è andata l’anno scorso. Ho scritto a G.T. professore alla Sorbona nonché direttore dell’école doctoral di archeologia preistorica della stessa università e direttore dello scavo in questione, una mail del tipo “ciao sono Maja e studio i Balcani meridionali, se ti interessa contattami!”, che se la rileggessi ora mi vergognerei come un branco di cani bastardi. Dopo mesi e mesi di silenzio, totalmente inaspettata, mi arriva una mail di risposta in cui. G.T. mi invita sullo scavo in Albania a vedere i cocci dell’età del bronzo. Sono andata a mie spese, ho visto i cocci, e dopo una settimana mi hanno chiesto di rimanere per un mese per fare ricognizioni pagata (poco, ma in archeologia ci si deve accontentare). Non so come sia potuto accadere, ma senza aver mai avuto alcun contatto con G.T. e tantomeno con la Sorbona e l’école francaise continuo a lavorare allo scavo pagata (sempre poco, se volete fare soldi non fate l’archeologo), per fare una cosa che serve principalmente a me. Addirittura gli ho chiesto di essere il mio second advisor della tesi di dottorato, e pare abbia accettato…spero non ci sia una sola troppo grande sotto. O meglio, la sola c’è comunque, l’archeologia in quanto tale è una sola, e poi bisogna anche considerare che in Albania non ci vuole venire proprio nessuno, mica parliamo della Grecia o della Turchia, qui stiamo in mezzo alle montagne e alle pecore, sprofondati in un sottosviluppo, che non ha ne il fascino di Tirinto ne tantomeno quello dei tell anatolici, ma non è questo il punto. Da un po’ di anni a questa parte sto cercando di verificare con metodi empirici e sperimentali la validità di una mia penetrante e arguta teoria sul destino del genere umano: se ti capita qualcosa di molto bello, subito dopo accadrà qualcosa di ugualmente brutto. Questo perspicace concetto, degno del miglior Immanuel Kant e della scuola di tradizione hegeliana, può essere efficacemente integrato con la seguente locuzione: se sputi in aria poi ti ricade in testa! Per fortuna pare si verifichi anche il contrario, cioè che la sfiga più nera non duri per sempre e che sia la premessa a situazioni e circostanze propizi. Bisogna anche tenere a mente il seguente corollario: quello che sul momento può sembrare una sfiga assurda o un periodo particolarmente infelice a distanza di qualche tempo può rivelarsi, al contrario, una vera fortuna e un momento della vita da ricordare con piacere. A volte si è inconsapevoli della propria felicità e del suo significato. Quello che mi resta da capire ora è se questa cosa, a mio giudizio molto bella, è il riequilibrio di qualcosa di brutto che è successo nei mesi precedenti oppure se devo aspettarmi da un momento all’altro che si scateni l’inferno. Altra cosa non secondaria da tenere sempre a mente: può capitare che la iattura si manifesti in settori della vita altri rispetto a quello in cui si è manifestata la buona sorte. Forse mi cadranno tutti i capelli o ruberanno la mia bicicletta che ho lasciato ad Heidelberg…Tanto per iniziare a non contrariare il Fato, in questo preciso istante dovrei smettere di scrivere, ché la luce del computer, a Korçë di notte, attira una quantità di insetti mai visti prima, alcuni dei quali mi stanno saltando in testa e sul cuscino e mi fa pure un po’ schifo. C’è una cosa cavallettiforme che al buio mi sta rimbalzando sui capelli e sulle braccia e la sensazione è tutt’altro che piacevole. Che diceva l’apocalisse? Cavallette che divorano tutto al suono delle trombe di Falloppio mentre il fuoco finisce di distruggere ciò che resta? La mia l’ho appena uccisa con una ciabattata, a seguito della benedizione mugugnante di Anna Maria che sta dormendo in stanza con me :- Siiii, ammazzala…..groan groan….. zzzzzzzzzzzzzzz! Per quanto riguarda le cavallette che verranno ci penserò poi, ma domani vado a comprare il vape per precauzione. Forse dovrei interpretare questa sinistra cavalletta come un oscuro presagio, ma voglio pensare che sia solo colpa dell’aria di montagna. Stanotte dormo con un cadavere di cavalletta verde sotto il letto. In altri tempi l’avrei raccolta con un foglio di carta o addirittura con le mani e l’avrei delicatamente accompagnata alla porta, oggi invece l’ho presa a ciabattate e spiaccicata sul muro. Come si cambia nella vita.

6 agosto 2008

Abania 1

here we go! primi giorni n Albania.
Cosa e' cambiato dopo un anno:
1-per ora c'e' la corrente elettrica tutto il giorno e non si sente piu il rumore assordante dei generatori
2-le sigarette sono aumentate! adesso le Marlboro costano 1 euro e 15 centesimi a pacchetto
3- hanno sistemato qualche casa e aperto un po' di banche nuove
4-ci stanno piu soldi che girano e si inizia a notare...hanno aperto filiali di banche americane...dollar dollar!

Cosa e' uguale doipo un anno:
1-il pazar della parte musulmana (pazar con la P e non con la B)
2-il modo di guidare ignorando i pedoni
3-i cortei strombazanti di macchine dei matrimoni, col cameramen sulla macchina di testa appollaiato sul tetto
4-il visto costa fra 1 e 2 euro invece di 10

2 agosto 2008

Ma che diavolo ci faccio qua ad Heidelberg? (2)

a poche ore dalla partenza per l'Albania mi chiedo ancora come sono approdata nel paese dei nani da giardino, pieno di fiori alle finestre e di pittoreschi scorci sfumati dalla nebbia! Heidelberg, dove tutti gli edifici di una certa importanza sono costruiti in arenarie rosa del Palatinato e propagano per ogni strada, piazza o vicolo una soffusa luce rosata al tramonto. Quel particolare colore tenue pastello che scorre in ogni singola via come sangue nelle vene e sommerge me, te e tutte le presenze animate e inanimate della città.

I due presupposti di base, entrambi motore immobile della mia vita heidelbergense sono i Balcani e le tare mentali ereditarie. Mi spiego utilizzando una metafora da bar: prendete 1/2 di geni italiani, di cui metà di origine araba, fortemente tarati (gente che si spara dalle finestre, emigra in Portogallo senza lasciare tracce, che tenta la liberazione di Roma senza ruscirci), mischiateli con 1/4 di geni sloveni dell’aspro carso squassati dalla bora che ribalta le macchine e i cervelli, e con 1/4 di geni montenegrini, assolutamente incontaminati da almeno 15 documentate generazioni, aggiungete un cucchiaino di forte propensione a viaggiare, una spolverata di curiosità morbosa, uno o due cubetti di testardaggine, shakerate il tutto e versatelo in un bel bicchiere profondo; guarnite con una carta pergamena emessa dalla Sapienza, servite freddo.

Sono approdata in Germania per fare un dottorato di ricerca in archeologia preistorica, sui Balcani meridionali nel III millennio a.c. L’anno scorso feci domanda in 3 università, ed ottenni di poter scegliere fra Heidelberg, Londra e Goteborg. L'ultima fu scartata a priori perchè non riuscivo a visualizzarla sull'atlante. Mi erano rimaste Londra e Heidelberg, e la scelta, scienza e ricerca a parte, era in realtà tra 2 vite completamente diverse, antitetiche. Londra-città versus Heidelberg-paese, Inghilterra-inglese versus Germania-tedesco. Ala fine dopo sofferte elucubrazioni mentali ho scelto Germania. Le motivazioni (pippologie scientifiche a parte): se non vado in Germania non imparerò mai il tedesco, ho bisogno di calma e di girare in bici! fattore economico: con le mie precarie e discontinue entrate Londra è un suicidio, Heidelberg un pò meno. Però, cazzo, Londra...un'infinità di Musei, Università e istituzioni, tante possibilità lavorative, la City, la gente, il casino, la vita...

ok alla fine Heidelberg. Ad un anno esatto dalla fatidica scelta ancora non riesco a capire se mi sono suicidata o meno. Mi ricordo ancora la mia mano che metteva la firma su quei cavolo di fogli che ti mandano le università: accetta l'offerta- rifiuta l'offerta. Firmi qui, è sicuro? si? bene! Mi ricordo esattamente il giorno, dove ero e con chi. Mi viene da ridere: col Sirvo e con Andrea a cui ho affidato le due lettere da spedire con posta prioritaria. Io non potevo farlo perchè, tanto per cambiare, il giorno stesso dovevo prendere un aereo per tornare in Albania, quindi ho affidato a 2 fra i miei migliori amici l'arduo compito di imbucare il mio futuro.

Tutto questo è successo quasi esattamente un anno fa

1 agosto 2008

Saturday night flight

sabato sera ore 21.30 circa finalmente mi farò trasportare a Salonicco dal vettore aereo nazionalpopolare Alitalia, spero quindi di atterrare almeno in orario visto che l'arrivo è previsto per mezzanotte ora locale (i greci devono sempre distinguersi per qualcosa da chi li circonda geograficamente, ma questa è un'altra storia...). Sono immersa nell'accidia più completa, sto rimandando tutto quello che devo fare all'ultimo secondo, come cercare un posto per dormire dato che arrivo in città verso l'una, oppure capire da dove e a che ora parte l'autobus per Korca il giorno dopo. Spero di non dover passare la notte all'aereoporto di Salonicco o peggio sul lungo mare o alla stazione dei pulman. Non sono troppo entusiasta di mettere il mio culo sull'aereo e poi soprattutto sui fantastici bus che collegano la Grecia all'Albania. Anzi non mi va per niente. C'è chi la chiama la sindrome del pre-partenza, zero voglia di partire o di pensare in qualsiasi modo al viaggio, di prepararsi o fare i bagagli. Poi arriva il momento di andare e tutta la negatività dovrebbe scomparire. L'unica cosa di cui avrei voglia adesso è starmene a dormire, e vegetare un pò nella vita romana, anche se devo dire che quando torno a volte mi prende un senso di oppressione enorme. Effettivamente ogni volta che mi trovo nuovamente in area Nuovo Salario mi viene un senso di voglia di fuga. L'afa del primo agosto a Nuovo Salario-Montesacro sembra così immobile, ferma, piatta e implacabile. Per non uscire da casa di mia madre a comprare le sigarette mi sono accesa una Pall Mall al mentolo, avanzo di un pacchetto comprato per sbaglio in Ghana a gennaio 2007. Che schifezza. Ho ricostruito una scena perfetta da agosto romano: film spazzatura made in US in televisione, sigaretta rimediata nei cassetti della memoria, pigiama e capelli arruffati legati con mollettone. Ovviamente non mi sono nemmeno lavata i denti, ma al retrogusto di menta ci ha pensato la sigaretta che ho appena spento. Sguardo assente davanti al computer e caldo opprimente che aumenta man mano che ci si avvicina al centro della giornata. Oggi pomeriggio sforzo immane per fare gli acquisti dell'ultimo minuto e stasera pizza con gli amici! un quadro perfetto reso ancora più vivido da una enorme zanzara che si è posata sul monitor. Già è l'una e devo ancora iniziare a cercare sto cavolo di albergo a Salonicco, se no davvero mi tocca dormire per strada. Altra sigaretta al mentolo....temporeggiare con destrezza...


Nuovo Salario-scene di vita urbana, il parrucchiere per uomo

28 luglio 2008

Albania -prologo-

...mancano pochi giorni, il 2 agosto volo alitalia per Salonicco, poi bus fino a Korca, nella sperduta terra di nessuno chiamata Albania sud-occidentale! Impressioni dopo un anno: varie e multiformi; stato d'animo: mutevole, accompagnato da stress accumulato nelle ultime 3 settimane ad Heidelberg e cuore maciullato dagli ultimi 3 giorni passati ad Anzio; aspettative: massacro lavorativo! Sono appena tornata a Roma, e continua la mia sindrome da palletta-flipper impazzita. Morirò con una valigia nella mano destra, in quella sinistra biglietto aereo e passaporto, nel cesso di qualche aereoporto internazionale...nella migliore delle ipotesi potrei sposarmi uno steward della Ryanair oppure l'autista somalo del bus Heidelberg-Baden-Baden Flughafen! Nella peggiore delle ipotesi, che guarda un po' il caso è sempre quella che si verifica con maggiore accanimento statistico, continuerò a rosolarmi nell'esaurimento nervoso che ormai mi accompagna da anni che si aggrava dopo ogni spostamento da o per qualsiasi luogo. La cosa che mi resta da pensare per non impazzire all'idea di spostarmi di nuovo: il BUREK albanese!!! Quanto è buono il burek innaffiato di raki....non basta a guarire le deviazioni mentali ma almeno gratifica il corpo e con tanto raki anche l'animo a fine serata.
Armata di computer, scanner e valigetta del buon archeologo- disegnatore di cocci eccomi quasi pronta ad affrontare di nuovo l'Albania, di nuovo i Balcani, con qualche ruga e aspettativa in più e pezzi di cervello in meno... un anno che non metto piede nei Balcani...li riconoscerò, li saprò ascoltare quando mi parlano, li amerò ancora come prima? Maledetti Balcani, vi odio e vi amo, a voi sto sacrificando la vita.

24 luglio 2008

war lords-fuori uno














21 luglio 2008

fuori 1- Karađić, il macellaio a destra, è stato arrestato dopo 13 anni di latitanza...
fuori 2 -manca da arrestare Mladić, il macellaio di sinistra

fuori tutti...oltre ai principali responsabili mancano ancora all'appello circa 2000 persone accusate di reati più o meno gravi, ancora a piede libero o riciclate nella polizia e nell'esercito serbi.

15 luglio 2008

Freiheit ist ein Fahrrad 2

Stamattina mi è capitata una cosa incredibile…o almeno incredibile per chi ha passato la maggior parte della sua vita in una città come Roma. Sfrecciavo allegramente sulla pista ciclabile in direzione Ruprecht-Karls-Universität, quando vedo ferma a bordo strada una macchina della polizia e almeno 5 ciclisti fermi. Uno dei poliziotti agita la paletta davanti a me e a un tipo che mi precedeva e ci dice di fermarci e accostare. Obbediamo! Fra le tante facce da cazzo in divisa verde per fortuna si occupa di me una faccia da cazzo che almeno è giovane, bellino e con gli occhi blu! Ovviamente mi inizia a parlare in tedesco, ma con sorriso ammiccante gli chiedo se può spiegarmi di nuovo in inglese…sono straniera, non capisco. Purtroppo invece avevo capito benissimo: io e gli altri ciclisti siamo stati multati perché andavamo sulla pista ciclabile “contromano”. Per quanto possa far ridere – a me faceva ridere – mi sto accorgendo giorno dopo giorno che anche per chi va in bici esistono ferree regole da rispettare. I divieti e le svolte obbligate sono segnati sul fondo della pista ciclabile con vernice bianca su fondo rosso, più vari cartellini bianchi al di sotto di quelli per le macchine o per i pedoni. Non me ne ero assolutamente mai accorta! La cosa si è fatta più esilarante quando hanno iniziato a chiedere di rovesciare la bici ruote per aria per verificare il funzionamento della dinamo per le luci. Mi sono slogata le mascelle in sorrisi diretti alla bella faccia da cazzo in divisa verde che per fortuna mi ha risparmiata, non so se perché sedotto dal mio fascino sfigato-ingenuo con lo zainetto o perché gli facevo un po’ pena. Fra un po’ di giorni mi arriverà la multa a casa: 15 euro per guida di velocipede contromano versus 5 euro di multa per 5 giorni di parcheggio camper in zona riservata a residenti fatta a mio padre quando mi venne a trovare a novembre! INCREDIBILE!!!!


14 luglio 2008

nonluoghi

Sbaglio tempi, modi e parole, azioni e pensieri. Non so esattamente che cosa sia, di che cosa possa trattarsi, forse di una malattia tropicale che si prende quando si vedono i tramonti in Africa…quando tutto è relativo, conosci tante persone ma non ti leghi a nessuna. Un amico dura lo spazio della tua o sua permanenza in un posto, poi riparti o parte lui. Tutto diventa relativo, lo spazio, la distanza, i rapporti umani. Ci si ritrova soli con se stessi più spesso di quanto si pensi. L’uomo nasce dal niente e va ogni giorno a passi veloci verso il niente. Il nulla che avanza. Tutto è nulla, tutto è relativo.

9 luglio 2008

Freiheit ist ein Fahrrad

dopo quasi un anno di tutore e di camminata stile pingiuno, a tre mesi dall'operazioneal ginocchio, con il mio legamento nuovo di zecca, finalmente sono tornata in bicicletta! bello! bellissimo, pedalare per le strade di Heidelberg. La mia bici è splendida, color melanzana, di seconda mano ma in ottimo stato, con due cestini uno avanti e l'altro dietro dove posso mettere la spesa quando vado al mercato. L'acquisto è stato una comica. Innanzitutto il posto: Madame Velo (si chiama così) è un piccolo negozio ultra friks vicino alla stazione di HD, gestito da un gruppo di crucchi molto simpatici, alcolizzati, con un cane, che comprano (rubano???) biciclette usate, le rimettono a posto e le vendono. Nel mio stentatissimo tedesco pongo la prima domanda:- sprechen sie English? parla inglese? risposta:- Ja, ein bissen! si un pò ...e continua a parlare in tedesco illustrandomi vita morte e miracoli del velocipede. Neanche la mia faccia basita lo ha convinto a parlare più piano...
Poi continua per fortuna in inglese-
-what are you doing here in Heidelberg?
-I'm studying archeology!
- ah geology!!! Which is your favourite stone?
- no, archeology! you know, the ancient people, the pottery...
-ah, so are you protestant, catholic..?
-atheist...but...why are you asking me?
-you've told me you are studying theology....
-no ARCHEOLOGY! you know Ur-und Fruhgeschichte!!!!the 3rd millennium B.C.??? the pyramids!!!
-ah yes Jetz fastehe ich...the time of the roman empire!
-Ja ja, genau! exactly! Tchuuuussss!
ho preso la bici, l'ho pagata e sono fuggita di corsa!!!!!!

Ma che diavolo ci faccio qua ad Heidelberg?


Me lo chiedo spesso…ma che cazzo ci faccio in questo paesino di poche migliaia di persone nel profondo sud della Germania? Quando mi chiedono dove è Heidelberg e io rispondo:

“Nel Baden - Würtenberg! Sai dov’è?”

La risposta-tipo del mio interlocutore è:

„No!“

”A ovest della Baviera, confina con la Francia e la Svizzera, capito?”

“no”

“ Dai, vicino a Monaco!”

“Aaah…si più o meno!”

mi prende come un senso di profondo sconforto, spalmato sulle colline sempreverdi e le acque profonde del Neckar.

Perché ho scelto di passare almeno 3 anni della mia vita qui, in questo ridente paesino che si sviluppa in lunghezza attorno all’università, vera e unica ragione di essere di questo buco di posto, anche sede di una storica base NATO che ormai non ha più la sua ragione di essere dopo la fine della guerra fredda? Qui del comunismo della DDR sembra non si sia mai sentito nemmeno l’odore, ma in compenso è ancora pieno di soldati americani o pseudo tali che fanno concorrenza ai tedeschi in quanto a panze. Fra un gruppo di turisti giapponesi che passano estasiati (chissà per che cosa) sul ponte vecchio e una fitta schiera di studenti e ricercatori confluiti veramente da ogni angolo di questo vasto mondo, fra migliaia di turchi, curdi, mediorientali e odori di kebab e cibo indù misto a brattwurst e brattkartoffeln, laptop alla mano e zainetto da dottorando sfigato ci sono anche io.

Il centro di Heidelberg, dove si trova il dipartimento di Ur-und Frühgeschichte (preistoria e protostoria), è un’unica lunghissima strada pedonale, una delle più antiche del mondo, orgoglio e vanto degli abitanti, dove si affacciano, fra i vari edifici in cui è sparpagliata l’università, miriadi di ristoranti, caffè e posti dove si mangia. L’attività preferita degli abitanti del luogo, non solo indigeni, pare sia mangiare e bere birra. Anche in quei rari giorni in cui la colonnina di mercurio sfiora i 30° piatti enormi grondanti untume vario vengono serviti senza sosta da cameriere più o meno in carne agli affamati avventori. A seconda della dimensione del piatto e della dimensione della persona che ci è seduta davanti è possibile stabilirne la nazionalità! Tedeschi e americani: senza pudore! Olandesi, scandinavi e altri nordeuropei: più pudore! Sud europa: ancora più pudore! Giapponesi (facile, hanno gli occhi a mandorla): perplessi ma di buon umore, con uno di quei piatti ci mangiano in cinque. Turchi: frequentano solo kebbabaro proveniente dalla stessa zona dello zio rimasto in Asia Minore e non mangiano cibo tedesco!

Dopo gli immigrati Turchi, a pari merito con la comunità greca, ci siamo noi! Gli Italiani! La maggior parte degli immigrati viene dal sud Italia ed è nata qua in Germania, parlano poco italiano, un po’ di più siciliano, e si sono pure scordati come si fa la pasta. La pizza manco ci provano, è appannaggio dei Turchi. Si parla sempre di cibo perché come ho detto qui la principale attività è mangiare e bere, poi si lavora, si ricerca, si studia e se si è fortunati (non rientro in quest’ultima categoria) si scopa pure. Non c’è un cazzo d’altro da fare, una volta soddisfatte le necessità primarie ci si possono dare tante chiodate fra concerti di musica classica e festival del film libanese.

8 luglio 2008

Itaca

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

K. Kavavis

4 luglio 2008

da qualche parte si dovrà pur iniziare

forse non è un caso che tutto questo inizi proprio a Roma. prima prova tecnica di trasmissione