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6 aprile 2011

Storia di una cantastorie

Questa è la storia di una cantastorie che vi racconta di come gli uomini vissero in Macedonia tanti tanti anni fa. 

La storia l'ho quasi scritta tutta.

La storia è bella, la storia è finta e la storia è vera. 

La storia è utile più a chi l'ascolta o a chi la racconta?

Questa è la storia di una cantastorie che vi racconta di come si vive e come si muore, di come gli uomini si spostavano fra le aspre montagne balcaniche e del vaso a due anse che usavano per bere il vino forte che dava alla testa. 

Il vaso si è rotto in mille pezzi e uno stormo di cicogne è volato alto lungo il profilo prosciugato di quello che era il luccicante specchio del lago Maliq.

La cantastorie nomade vi racconta, in rima e in prosa con un sorriso e un umile inchino, di quello che è rimasto sulla sponda del lago, di quello che eravamo ieri e di quello che siamo oggi.

Una storia nella storia.

17 gennaio 2011

Heidelberg e la sua inevitabile balcanizzazione

Recentemente mi è capitato di parlare di Heidelberg con un amico, e allo stesso tempo di rileggere dei post sulla mia benodiata cittadina tedesca, scritti in vari momenti di questi lunghi 3 anni passati a vagare per i Balcani. Non riesco a smettere di pensarci. Ad Heidelberg e ai Balcani. E alle parole del mio amico.

Sono stata cattiva con Heidelberg, non sempre ma la maggio parte delle volte. Ne ho parlato male, l'ho disprezzata profondamente e usata come termine negativo di confronto con i miei benamati Balcani. L'ho derisa e presa a calci, approfittandone però sempre quando ho potuto.

Ma senza Heidelberg non ci sarebbero mai stati i Balcani. Spesso tendo a scordarmi il perché sono approdata in questa oscura (per chi non lavora all'università) cittadina, quasi al confine con la Foresta Nera: proprio per avere la possibilità di continuare a lavorare nei Balcani.

Senza Heidelberg e senza dottorato non ci sarebbero stati i 2 mesi in Albania ogni anno, non ci sarebbe più stata la Macedonia e nemmeno la Grecia. Grazie ad Heidelberg sono stata ad Atene in un allegro giugno greco fatto di polizia chiacchiere e sole; e ho passato a Thessaloniki 3 mesi invernali meravigliosi. E sempre grazie ad Heidelberg che sono andata a Parigi e che ho avuto la possibilità di continuare a fare ricerca. Grazie al contrasto con Heidelberg grigia d'inverno che amo i Balcani pieni di caldo e cicale d'estate. I miei cocci, tutti, li devo ad Heidelberg.
Quest'estate mi hanno paventato la possibilità di un lavoro a tempo indeterminato (o almeno per molti anni a Korçë). Ho chiuso gli occhi e mi sono messa a pensare alla piana bianca d' inverno, alla immobile solitudine che mi avrebbe rosicchiato l'anima qui fra le montagne. Korçë d'inverno. Il nulla silenzioso della neve lasciato dagli emigrati che tornano in Italia o in Grecia a lavorare. Un paesaggio fatto di pochi vecchi stanchi e giovani contadini a cui hanno rifiutato il visto. Non c'è nulla di poetico nelle montagne albanesi d'inverno, solo tanta gelida asprezza.

I Balcani sono sempre stati il luogo della mia solitudine sentimentale. Li ho girati in lungo e in largo ma sempre da sola. In Macedonia sono stata da sola. Ho passato a Salonicco 3 mesi da sola: io con i miei cocci e la città. Stesso discorso in Albania. Quando sono nei Balcani sono tutt'uno con il paesaggio, con il cielo, il mare o la montagna, con i miei amati cocci e ruderi vari, ma non con le persone.
Guardo quasi ogni sera il tramonto, quando finisco di lavorare al Museo di Korçë. Da sola mi arrampico dietro alla montagna e mi perdo nella mia solitudine color indaco, screziata di sangue e zabaione del cielo.

A causa dei Balcani ho perso l'amore. Me lo hanno succhiato via dalle vene goccia a goccia, fino a far rimanere un vuoto colmato da brutte schegge di terracotta. I Balcani sono il mio rifugio, la mia meta di fuga preferita. Quando non tollero il confronto con me stessa fuggo lì perché so che nessuno giudicherà la mia carriera accademica o la qualità del mio lavoro. Mi giudicheranno per i miei tatuaggi o perché non sono sposata, che sono cose che ovviamente non mi toccano in alcun modo. Ogni volta che sono fuggita da me stessa sono corsa a rifugiarmi qui, e negli ultimi anni è diventata una dipendenza devastante.

Mi è iniziata a piacere Heidelberg quando ho smesso, per la prima volta dopo almeno 6 anni, di fuggire e ho ricominciato ad amare. Pedalo veloce con la nebbia che mi entra violenta nelle narici e guardo paesaggi mai visti, nuvole umide che si spostano lungo il crinale della collina, l'orizzonte verso il Reno.
Mi ero dimenticata che le sorgenti del Danubio si trovano qui in Germania, pochi chilometri a sud da casa mia, nel cuore profondo della Foresta Nera.

7 settembre 2010

Milojcic e Hourmouziadis

L'abbiamo rubata dal muro della biblioteca di Heidelberg questa foto. Il nostro piccolo atto di terrorismo e di ribellione contro l' archeologia del passato!
Delegittimiamo le vostre teorie sulla preistoria greca e balcanica semplicemente staccandovi dal muro!

20 agosto 2010

Sonno

Ho sempre sonno in questi giorni, sarà colpa del caldo?
O del raki del custode del museo che ha deciso di farci ubriacare con lui ogni sera? E' quello che fa in casa, quindi pieno di sostante letteralmente stupefacenti...
Ho sonno, sempre sonno, non farei altro che dormire invece di disegnare cocci e scrivere report pieni di nulla. Poi quest'anno qui in Albania davvero non ho voglia di lavorare e passerei tutte le mie giornate con la testa reclinata all'indietro, spalmata sul cuscino. E infatti non sto facendo molto, lo stretto indispensabile, solo quel poco che e' necessario per chiudere questo lungo periodo della mia vita e ammazzare finalmente i miei Balcani, almeno per qualche tempo.
Un rito apotropaico che segna un momento di passaggio. Basta Balcani, basta campagna, monti e asperità. Mi serve la città, la gente, il rumore e le persone. Tante facce.
Balcani mi avete stufato! Non vi sopporto più!
Ho un lusso qui al museo quest'anno, anzi tanti lussi: un letto matrimoniale, la camera singola e la connessione Wifi. Tanti libri portati da casa. Tante storie diverse da leggere e da pensare.
Sogno spesso. Cammino ogni giorno e penso. Sogno da sveglia e mentre dormo. Sogno di luoghi e di persone. Vedo il tramonto rosa rosso blu indaco di Korçë che scivola dietro i monti che abbracciano a ovest la piana. E' uno dei tramonti più belli che conosco. Mi mancherà quando lo avrò ucciso. Lo rimpiangerò e lo rievocherò all'ombra di Alexanderplatz insieme a tutti i miei paesaggi amari e polverosi.
Quanto fa freddo a Berlino? Fa più freddo a Berlino o fra le montagne albanesi in inverno?
Si, penso in primavera. Nuovo trasloco.


15 agosto 2010

Buon viaggio

Quest'anno parecchie persone che conosco hanno deciso di passare le loro vacanze nei Balcani. Io ovviamente ho invitato tutti a passare qui in Albania, a Korcë, a trovarmi. Altrettanto ovviamente tutti hanno declinato il mio entusiastico invito.
Questa serie di viaggi e gentili rifiuti ha scaturito in me alcune riflessioni:

1- La guerra e' sempre più lontana e i Balcani sono sempre più vicini. Sulla morte, l'orrore e la povertà stanno crescendo fiori ed erba, e quella coltre grigia di diffidenza verso i paesi dove regnava un'atmosfera post-bellica si sta sciogliendo al sole. La prima volta che misi piede a Skopje gli unici stranieri che si trovavano in città erano militari e diplomatici. Mi ricordo, era gennaio di 6 anni fa e nevicava, un posto di blocco di carabinieri italiani fra Stara Carsija e l'Università. Li sentivo parlare nella mia lingua mentre mi perdevo fra la folla. Mi misero paura. Lo stesso anno ci furono le le elezioni. Mi ricordo il rumore dell'attentato alla stazione di polizia. Un boato che si e' spalmato senza morti per la città e gli elicotteri che riempivano di rumore il cielo per tutta la notte, le macchine bianche bollate UN per le strade. Ed era solo l'ultimo pallido rigurgito della guerra in Kosovo.

2- i Balcani non sono tutti uguali, e io mi trovo per lavoro in posti assolutamente non turistici, tagliati fuori dal mondo, belli per questo, ma di una bellezza selvaggia e aspra che non riesco mai a condividere con nessuno. Anche i Balcani sono uno, nessuno e centomila, sono le spiagge super turistiche di Hvar e i muri crivellati di proiettili di Sarajevo e Mostar, la placida bellezza di Baja Kotorska e le aspre montagne albanesi o la Pelagonia, che nessuno conosce né saprebbe indicare sulla carta geografica. Belgrado e' una favola e la Drina e' dello stesso colore trasparente degli occhi di un ragazzo di cui mi innamorai tanti anni fa.

Godetevi i Balcani in tutta la loro folle bellezza e bruttezza.
Buon viaggio a tutti voi


28 aprile 2009

...ne mancano 3

non so come mai, ma arrivati al momento di andaresene, si accavallano tutte insieme mille cose. Tutte positive, ma che fatica...I bagagli sono già pronti, la casa è stata (quasi) pulita, i libri sistemati, il biglietto stampato. Manca solo...cosa manca? Una scatola di biscotti da mangiare ad Heidelberg? Quasi una madleine di Proust, da sgranocchiare la sera per rievocare attraverso il sapore tutti questi tre mesi. Manca...che altro manca? Una stecca di sigarette? la classica bottiglia di ouzo?! Si ho tutto. Sono pronta a partire. Salonicco intensa, vissuta attraverso musei università e biblioteca, ho imparato un mondo. Bella l'archeologia della Grecia del nord, belle le problematiche, bello scoprire che in fondo sempre nei Balkani ci troviamo. Tre mesi che mi hanno arricchita davvero, e che hanno innescato anche una serie di processi mentali. Pensa che ti ripensa il cervello mi frigge. Sarà buono da mangiare con la cipolla. Vado via da una università per tornare in un'altra, alla fine a fare sempre la stessa cosa. E dentro di me ripeto: forza, coraggio, dai, mangia un biscotto, bevici sopra, concentrati, mettici tutta te stessa e forse ce la fai. Eh si, la mia Itaca è un sasso brullo in mezzo al mare, ma mi sta dando il bel viaggio.

16 settembre 2008

Macedonia

ho appena saputo che mi hanno approvato il finanziamento per andare in Macedonia...balkan gipsy girl still on the road....

31 agosto 2008

Θεσσαλονίκη

fine settimana a Thessaloniki
...questo e' uno dei posti dove potrei passare una bella parte di vita. Una citta' fantastica, greca ma fortemente balcanica allo stesso tempo. Greci a parte e' pieno di macedoni, albanesi, serbi, turchi e caucasici, solo per citare le minoranze piu' nutrite. Luogo di moschee trasformate in chiese ortodosse e strade che dal mare si arrampicano in salita, verso le colline; presente che si sovrappone al passato e passato che influenza il presente, tante identita' diverse che si mischiano e si sovrappoongono, trasfigurandosi una nell'altra. Vagando per ore senza meta fra un vicolo e l'altro, ho trovato un negozio che vende la birra georgiana Kazbeghi. Basta una birra per scovare in un angolo di cervello la sinapsi che ti fa ricordare luoghi passati e forti emozioni di anni fa, luoghi fisici e luoghi dell'anima.

27 agosto 2008

si beve e si balla

Sabato sera siamo stati invitati ad un matrimonio a Sovjan, un villaggio vicino a Korçë. Io, Anna e le due Caroline francesi, a bordo della fantastica macchina della missione battente targa greca, abbiamo affrontato 30 km di lavori in corso sulla strada Korçë –Tirana che porta a Sovjan. Normalmente che si fa: si tolgono circa 500m di asfalto, si ripara il fondo stradale e poi si passa al pezzo successivo. In Albania no, si tolgono tutti e 100 km insieme, senza alcun tipo di segnaletica o illuminazione, e si lascia la preparazione di breccia bianca, così che la velocità massima a cui si può andare è di 20 km/h, e non si vede un cavolo perché si crea talmente tanta polvere che sembra di attraversare una nuvola di ghiaccio secco. Cosa ancora più fastidiosa c’è un numero infinito di voragini aperte, dossi e deviazioni non segnalati che farebbero la felicità dei più arditi piloti di rally. In Albania le macchine hanno soppiantato il cavallo appena all’inizio degli anni 90, quando è caduto il regime, quindi l’uso corretto di tale mezzo di trasporto e le relative norme che ne regolano la circolazione non sono ancora stati ben assimilati da parte della popolazione.

Lungo la strada polverosa e buia che passa fra campi e piccoli agglomerati di case, le uniche cose che si vedono da lontano sono: i distributori di benzina, che sono gli unici posti nuovi, puliti, illuminati e curati fin nei minimi dettagli -alcuni hanno addirittura le aiole con i fiori- , e qualche mega ristorante dove si fanno i matrimoni. In realtà questi posti non sono più illuminati rispetto a quelli italiani, ma risplendono come un faro perché il resto è immerso nelle tenebre. Finalmente arriviamo al villaggio, un agglomerato di case buttate attorno ad una strada e una moschea che conosco abbastanza bene, dato che l’anno scorso ci ho abitato due settimane quando facevamo le prospezioni. Non ci sono lampioni, non c’è asfalto, non ci sono fogne e molte case sono fatte in mattoni crudi seccati al sole, che stagione dopo stagione vengono lisciati dalla pioggia e dalla neve. Scendiamo dalla macchina per aspettare un nostro amico che ci doveva venire a prendere, e sopra le nostre teste si è aperto uno dei cieli più fitti di stelle che io abbia mai visto, limpido e infinito. Uno dei pregi della scarsa illuminazione.

Arriviamo alla casa della sposa dove si stava svolgendo la prima parte del matrimonio che, come poi ho saputo, dura almeno 4 giorni. Entriamo nel giardino dove suonano e ballano canzoni albanesi e ci vengono incontro delle donne con vestiti dai colori sgargianti che letteralmente ci spingono dentro casa, fino a una stanza in fondo ad un lungo corridoio, piena di donne. Davanti c’è una specie di fila disordinata dalla quale esce una donna con in mano un vassoio di lukum. Attorno alle pareti ci sono tutte sedie sulle quali sono sedute donne anziane; al centro della stanza due vecchie cantano una litania che sembra una lamentazione funebre, tenendo un fazzoletto in mano e girando intorno a se stesse. In piedi un po’ spostata verso la finestra c’è la sposa, vestita di bianco. Sfiga ha voluto che fossi la prima di noi ad entrare. Sono rimasta qualche secondo impalata perché non sapevo che dovevo fare, e pure un po’ stordita dall’aria soffocante e dai lamenti delle vecchie. Non so come, ho capito la procedura da seguire: entra nella stanza, aspetta il tuo turno mangiando un lukum, prendi la bomboniera che ti viene offerta, vai verso la sposa, stringile la mano e augurale tanta fortuna (fatto in italiano), aggira le vecchie ed esci. Seduta vicino alla porta mi sono imbattuta nella mamma del nostro amico, che mi ha riconosciuta, baciata ed invitata a sedere vicino a lei. Che fai rifiuti? No! E mi sono sorbita altri 10 minuti di lamentazioni e felicitazioni. Dopo un po’ che non uscivo qualcuno avrà avuto pietà di me perche sono venuti a recuperarmi. Uscendo dalla casa, fra saluti e baci a gente mai vista, ho sbirciato nella stanza adiacente: stessa disposizione delle sedie, ma all’interno c’erano solo uomini e al posto della sposa un tavolino basso ingombro di bottiglie di raki e bicchieri. Si stringono mani, si “parla” con la gente “Si je?” “mir, shum e mir” “Faleminderit dhe mirupavshim”, e si arriva al ristorante.

Contrariamente all’uso italiano, nei Balcani ai matrimoni la parte del leone la fa l’orchestra rom che suona canzoni popolari. Qui la cosa più importante è ballare, ovviamente balli tradizionali. Il cibo ricopre un ruolo assolutamente secondario. Già ti trovi l’antipasto di pesce arrosto, insalata e formaggio a tavola, adagiato su piatti ovali di plastica; poi arrivano i camerieri che portano una quantità infinita di birra Korça e di bottiglie di plastica da mezzo litro di raki fatto in casa e ogni tanto passano a buttarti carne alla griglia sul piatto o adagiano dei piattini pieni di meze e di frutta negli spazi liberi fra una bottiglia e l’altra. La maggior parte del tempo a tavola lo passi a fare brindisi con i commensali o con tutti i parenti della sposa che fanno il gir dei tavoli. Quando si finisce non si cambia il piatto, arriva il cameriere che ti svuota dentro un grande vassoio anche il suddetto piatto ovale di plastica e te lo ridà! Si beve e si balla, si balla e si beve, si beve si beve si beve e si balla.

i tamburi della pioggia

La ragione principale per cui è un po’ che non posto nulla è che questi ultimi giorni invece di scrivere ho letto. Ieri sera ho finito”I tamburi della pioggia” di Ismail Kadarè, uno dei più noti scrittori albanesi contemporanei. Parla dell’estenuante assedio di Kruja, cittadella fortificata simbolo della resistenza albanese, ad opera dell’impero ottomano nel XV secolo, quando i turchi pezzo di terra dopo pezzo di terra occuparono tutti i Balcani. Il romanzo si chiude con l’inizio delle prime piogge autunnali che segnano la umiliante disfatta degli assedianti. Guidati da Giorgio Castriota detto Scanderbeg, gli albanesi resistettero all’occupazione ottomana per 30 anni, prima della definitiva capitolazione. E a questo punto mi viene una punta di orgoglio a pensare che un po’ più a nord, il Montenegro è stato l’ultimo ad essere conquistato dai Turchi. Grande rispetto per la resistenza albanese, ma i miei antenati la libertà se la sono conservati più a lungo.

a proposito...oggi piove!

17 agosto 2008

vita da museo

la vita scorre tranquilla nel cuore dell'Albania, anzi a volte mi rompo pure un poco le palle.
La giornata tipo e' la seguente:
sveglia alle 6.30
colazione alle 7
si lavora dale 7.30 alle 2, e in questo intervallo di tempo ci sono un numero infinito di assurdi personaggi che fano capolino al museo. Quelli che vedo ogni giorno sono: l'idraulico che deve essere pagato da mesi, Suzana, la cuoca della missione con il fantastico Arben, l'autista Rom-Sinti che l'altro ieri ci ha invitato alla sua festa di compleanno (mi sono tagliata, ho fatto un sacco di foto con la nonna!!!), poi c'e' il custode che coglie le prugne dall'albero per preparare il raki, l'altro custode che ti offre sempre l'acqua frizzante, la tipa che vende i biglietti per entrare al museo (fatto sconvolgente, quest'anno ci sono un sacco di turisti, italiani americani e tedeschi), e dulcis in fundo Lorenz, il tipo che dovrebe essere il direttore del museo che in realta' e' solo un mafioso e non fa assolutamente un cazzo. La cosa davero divertente e' il caos linguistico che regna sovrano. Al museo ci siamo io e Anna che siamo italiane e le ragazze albanesi che lavorano con noi che parlano abbastanza bene italiano. Suzana parla albanese e francese, Arben albanese e rom, i custodi albanese e greco, la tipa del museo albanese e inglese. Lorenz solo albanese e poco greco anche se dice che ha fatto un master in archeologia di due anni, ma con l'interprete, ad Ancona!!!! al massimo conosce Ancona perche' c'e' sbarcato illegalmente col gommone! Io non parlo francese ma inglese, Anna parla francese ma non inglese.
dalle 2 alle 5 pausa (pushim in albanese), necessaria per digerire la cucina di Suzana piu che per riposarsi dal lavoro
dalle 5 alle 8 si lavora ma ci siamo solo io, Anna e uno dei due custodi, con cui "parliamo" albanese e greco.
Ormai sono diventata una maga della frase fatta, dizionario italiano-shqiperi alla mano:
-buongiorno/buonasera come stai?
-bene grazie
-usciamo alle 9
-torniamo fra 1/2 ore
-buonanotte
Il w-end per fortuna torna il resto della missione e si sente parlare solo francese. In tutto questo cerco di continuare a studiare tedesco con l'aiuto di fantastici audiolibri che mi hano passato...magari non imparo ma con questa scusa mi isolo un po dalla parlata napoletana di Anna, 24h su 24...a volte parla anche nel sono!

13 agosto 2008

there will be blood (2)

ieri un elicottero volava sopra i tetti di Korce...stamattina ho saputo che trasportava all' ospedale di Tirana un tipo che e' stato accoltellato, e che poi e' morto.
La storia e' andata cosi: il tipo era appena uscito dal carcere dopo aver scontato una pena per omicidio colposo; appena scarcerato gli uomini della famiglia della vittima, residenti da decenni in Francia, sono tornati apposta per applicare il Kanuni i Lekë Dukagjinit, un insieme di norme del XV secolo che regolava la vita albanese...il sangue si lava via solo con altro sangue, poco importa se sia dell'assassino stesso o di uno dei suoi familiari di sesso maschile... di solito il Kanun viene applicato nei paesini di montagna a nord, ma a volte capita anche nei centri piu grandi come Korca
...yesterday there was blood

12 agosto 2008

montone

Oggi ho trovato in cucina una ciotola piena di latte di montone. Ha una patina gialla che si forma in superficie quando si raffredda. Ancora non ho osato berlo (previa rimozione della patina giallastra), ma ho recentemente scoperto che anche il kos, lo yogurt albanese con cui faccio colazione, altro non è che yogurt di montone…oltre a questi due prodotti c’è anche ovviamente il burro di montone, che viene usato senza lesinare nella preparazione dei cibi, dalle čorbe al burek alla carne, ovviamente di montone.

10 agosto 2008

there will be blood

La cavalletta si e' vendicata e ha chiamato un branco di pulci affamate a vendicare la sua morte. Fantastico! bello stare qua, a parte le pulci e un letto davvero scomodo, mi mancavano le strade non asfaltate e la polvere che ti si appiccica ai denti. Bevo litri di filter coffee e fumo mille sigarette al giorno per far passare il tempo fra un coccio e l'altro, ma stamattina ho avuto la fortuna di assistere ad una cerimonia di quelle che mi fa amare questo posto del cazzo. Due delle ragazze albanesi che lavorano con noi ci hanno invitati ad un santuario ortodosso in un posto sperduto quasi al confine con la Grecia, a un'ora di pulmino da Korce. Il posto di per se era abbastanza brutto. Una chiesa ortodossa nuova, con le classiche icone e una specie di edicola in pura latta rossa fuori per accendere le candele. Si dice che se stai male e dormi una notte li poi il giorno dopo scoppi di salute... Io, blasfema, al terzo segno della croce mi sono allontanata dal gruppo e curiosando dietro l'edificio mi sono imbattuta in una cerimonia fantastica: una famiglia albanese che squoiava una capra legata per i piedi ad una specie di balaustra per festeggiare l'arrivo dei parenti emigrati negli stati uniti. La balausta era di fronte ad un fontalile e a un albero, accanto ad un fiumicattolo abbastanza sporco. Mi veniva da vomitare ma mi sono avvicinata e ho fatto amicizia tanto che mi hanno chiesto di documentare questa reuniuon con la mia macchina digitale. Fantastico! Quando hanno tagliato la pancia per estrarre il sacco delle interiora il senso di nausea si e' fatto piu forte, ma alla fine fra puzza di morte e sangue e di interiora di capra ho fatto il mio lavoro da fotoreporter. Ho documentato tutto il procedimento, anche quando spaccano il cranio in due con l'ascia... la prossima volta mettero qui un po di foto... oltre alla capra squioiata c'erano un sacco di polli vivi a cui hanno tagliato la testa, che poi hanno appeso assieme alle zampe alla balaustra e sull'albero vicino, insieme alla pelle delle capre squoiate. C'era un odore di sangue misto a odore di cera di candela che faceva girare la testa, e alle 9 di mattina il caffe' e il latte non li avevo ancora digeriti. L'allegra e numerosa famigliola ci ha invitati a pranzo ma purtroppo dovevamo tornare a Korca...amo l'Albania

6 agosto 2008

Abania 1

here we go! primi giorni n Albania.
Cosa e' cambiato dopo un anno:
1-per ora c'e' la corrente elettrica tutto il giorno e non si sente piu il rumore assordante dei generatori
2-le sigarette sono aumentate! adesso le Marlboro costano 1 euro e 15 centesimi a pacchetto
3- hanno sistemato qualche casa e aperto un po' di banche nuove
4-ci stanno piu soldi che girano e si inizia a notare...hanno aperto filiali di banche americane...dollar dollar!

Cosa e' uguale doipo un anno:
1-il pazar della parte musulmana (pazar con la P e non con la B)
2-il modo di guidare ignorando i pedoni
3-i cortei strombazanti di macchine dei matrimoni, col cameramen sulla macchina di testa appollaiato sul tetto
4-il visto costa fra 1 e 2 euro invece di 10

2 agosto 2008

Ma che diavolo ci faccio qua ad Heidelberg? (2)

a poche ore dalla partenza per l'Albania mi chiedo ancora come sono approdata nel paese dei nani da giardino, pieno di fiori alle finestre e di pittoreschi scorci sfumati dalla nebbia! Heidelberg, dove tutti gli edifici di una certa importanza sono costruiti in arenarie rosa del Palatinato e propagano per ogni strada, piazza o vicolo una soffusa luce rosata al tramonto. Quel particolare colore tenue pastello che scorre in ogni singola via come sangue nelle vene e sommerge me, te e tutte le presenze animate e inanimate della città.

I due presupposti di base, entrambi motore immobile della mia vita heidelbergense sono i Balcani e le tare mentali ereditarie. Mi spiego utilizzando una metafora da bar: prendete 1/2 di geni italiani, di cui metà di origine araba, fortemente tarati (gente che si spara dalle finestre, emigra in Portogallo senza lasciare tracce, che tenta la liberazione di Roma senza ruscirci), mischiateli con 1/4 di geni sloveni dell’aspro carso squassati dalla bora che ribalta le macchine e i cervelli, e con 1/4 di geni montenegrini, assolutamente incontaminati da almeno 15 documentate generazioni, aggiungete un cucchiaino di forte propensione a viaggiare, una spolverata di curiosità morbosa, uno o due cubetti di testardaggine, shakerate il tutto e versatelo in un bel bicchiere profondo; guarnite con una carta pergamena emessa dalla Sapienza, servite freddo.

Sono approdata in Germania per fare un dottorato di ricerca in archeologia preistorica, sui Balcani meridionali nel III millennio a.c. L’anno scorso feci domanda in 3 università, ed ottenni di poter scegliere fra Heidelberg, Londra e Goteborg. L'ultima fu scartata a priori perchè non riuscivo a visualizzarla sull'atlante. Mi erano rimaste Londra e Heidelberg, e la scelta, scienza e ricerca a parte, era in realtà tra 2 vite completamente diverse, antitetiche. Londra-città versus Heidelberg-paese, Inghilterra-inglese versus Germania-tedesco. Ala fine dopo sofferte elucubrazioni mentali ho scelto Germania. Le motivazioni (pippologie scientifiche a parte): se non vado in Germania non imparerò mai il tedesco, ho bisogno di calma e di girare in bici! fattore economico: con le mie precarie e discontinue entrate Londra è un suicidio, Heidelberg un pò meno. Però, cazzo, Londra...un'infinità di Musei, Università e istituzioni, tante possibilità lavorative, la City, la gente, il casino, la vita...

ok alla fine Heidelberg. Ad un anno esatto dalla fatidica scelta ancora non riesco a capire se mi sono suicidata o meno. Mi ricordo ancora la mia mano che metteva la firma su quei cavolo di fogli che ti mandano le università: accetta l'offerta- rifiuta l'offerta. Firmi qui, è sicuro? si? bene! Mi ricordo esattamente il giorno, dove ero e con chi. Mi viene da ridere: col Sirvo e con Andrea a cui ho affidato le due lettere da spedire con posta prioritaria. Io non potevo farlo perchè, tanto per cambiare, il giorno stesso dovevo prendere un aereo per tornare in Albania, quindi ho affidato a 2 fra i miei migliori amici l'arduo compito di imbucare il mio futuro.

Tutto questo è successo quasi esattamente un anno fa

28 luglio 2008

Albania -prologo-

...mancano pochi giorni, il 2 agosto volo alitalia per Salonicco, poi bus fino a Korca, nella sperduta terra di nessuno chiamata Albania sud-occidentale! Impressioni dopo un anno: varie e multiformi; stato d'animo: mutevole, accompagnato da stress accumulato nelle ultime 3 settimane ad Heidelberg e cuore maciullato dagli ultimi 3 giorni passati ad Anzio; aspettative: massacro lavorativo! Sono appena tornata a Roma, e continua la mia sindrome da palletta-flipper impazzita. Morirò con una valigia nella mano destra, in quella sinistra biglietto aereo e passaporto, nel cesso di qualche aereoporto internazionale...nella migliore delle ipotesi potrei sposarmi uno steward della Ryanair oppure l'autista somalo del bus Heidelberg-Baden-Baden Flughafen! Nella peggiore delle ipotesi, che guarda un po' il caso è sempre quella che si verifica con maggiore accanimento statistico, continuerò a rosolarmi nell'esaurimento nervoso che ormai mi accompagna da anni che si aggrava dopo ogni spostamento da o per qualsiasi luogo. La cosa che mi resta da pensare per non impazzire all'idea di spostarmi di nuovo: il BUREK albanese!!! Quanto è buono il burek innaffiato di raki....non basta a guarire le deviazioni mentali ma almeno gratifica il corpo e con tanto raki anche l'animo a fine serata.
Armata di computer, scanner e valigetta del buon archeologo- disegnatore di cocci eccomi quasi pronta ad affrontare di nuovo l'Albania, di nuovo i Balcani, con qualche ruga e aspettativa in più e pezzi di cervello in meno... un anno che non metto piede nei Balcani...li riconoscerò, li saprò ascoltare quando mi parlano, li amerò ancora come prima? Maledetti Balcani, vi odio e vi amo, a voi sto sacrificando la vita.

24 luglio 2008

war lords-fuori uno














21 luglio 2008

fuori 1- Karađić, il macellaio a destra, è stato arrestato dopo 13 anni di latitanza...
fuori 2 -manca da arrestare Mladić, il macellaio di sinistra

fuori tutti...oltre ai principali responsabili mancano ancora all'appello circa 2000 persone accusate di reati più o meno gravi, ancora a piede libero o riciclate nella polizia e nell'esercito serbi.