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27 dicembre 2010

Mare del Nord

29.12.2010 - 2.1.2011

Heidelberg - Düsseldorf - Sankt Peter Ording

823 chilometri, circa 8 ore di viaggio, in treno fino a Düsseldorf poi in macchina fino a S. Peter Ording.

"Non conosci la Germania!"
"È vero, non la conosco per niente."
"E poi lo sai, che Heidelberg non è la Germania; lo sai che qui è un posto particolare, che galleggia sopra  la realtà senza mai immergervisi del tutto. Questo è non-luogo dove tutti noi viviamo, ognuno nella propria bolla di sapone. Devi iniziare a conoscere la Germania, a vivere la Germania. Andiamo, ti porto a nord."
"Andiamo."




20 agosto 2010

Sonno

Ho sempre sonno in questi giorni, sarà colpa del caldo?
O del raki del custode del museo che ha deciso di farci ubriacare con lui ogni sera? E' quello che fa in casa, quindi pieno di sostante letteralmente stupefacenti...
Ho sonno, sempre sonno, non farei altro che dormire invece di disegnare cocci e scrivere report pieni di nulla. Poi quest'anno qui in Albania davvero non ho voglia di lavorare e passerei tutte le mie giornate con la testa reclinata all'indietro, spalmata sul cuscino. E infatti non sto facendo molto, lo stretto indispensabile, solo quel poco che e' necessario per chiudere questo lungo periodo della mia vita e ammazzare finalmente i miei Balcani, almeno per qualche tempo.
Un rito apotropaico che segna un momento di passaggio. Basta Balcani, basta campagna, monti e asperità. Mi serve la città, la gente, il rumore e le persone. Tante facce.
Balcani mi avete stufato! Non vi sopporto più!
Ho un lusso qui al museo quest'anno, anzi tanti lussi: un letto matrimoniale, la camera singola e la connessione Wifi. Tanti libri portati da casa. Tante storie diverse da leggere e da pensare.
Sogno spesso. Cammino ogni giorno e penso. Sogno da sveglia e mentre dormo. Sogno di luoghi e di persone. Vedo il tramonto rosa rosso blu indaco di Korçë che scivola dietro i monti che abbracciano a ovest la piana. E' uno dei tramonti più belli che conosco. Mi mancherà quando lo avrò ucciso. Lo rimpiangerò e lo rievocherò all'ombra di Alexanderplatz insieme a tutti i miei paesaggi amari e polverosi.
Quanto fa freddo a Berlino? Fa più freddo a Berlino o fra le montagne albanesi in inverno?
Si, penso in primavera. Nuovo trasloco.


18 dicembre 2009

Nevica

Manca totalmente la concentrazione. Una settimana di insonnia... brutta; di malessere diffuso, di inquietudine sottile, tachicardia. Abuso di caffè.
Non riconosco il letto in cui dormo come mio. E pensare che è il letto più mio che ho. Lo sento scomodo, stretto, opprimente e soffocante. Mi giro, rigiro, rivolto da una parte all'altra e le coperte si fanno pesanti, scomode, si spostano, mi scoprono i piedi, le tiro, scoprono la testa, le tiro da un lato, ora dall'altro. Tutto il letto da rifare. Sembra un campo di battaglia. Mi addormento.
Mi sveglio, troppi cuscini. Mi sveglio, ho sete. Mi sveglio, devo andare in bagno. Mi sveglio, il riscaldamento è troppo alto, sudo, mi scopro,la coperta è di nuovo annodata su di me e su se stessa. Malessere, prendo sonno, sono le tre.
E' tardi sono le otto. Sveglia. Mi fa male tutto, non riesco a recuperare lucidità.
I giorni hanno acquistato una forma temporale anomala e perversa, una routine che spezza il buon umore. Allo stesso tempo brevi e interminabili, uguali a se stessi.
"è natale, fuori nevica!"
Non sono ancora le 16. Ho sonno.

6 maggio 2009

viaggio nella provincia della Germania sud-ovest

una delle poche cose davero belle della regione sono gli alberi di castagno con i loro fiori bianchi e rosa. Spezzano con la loro maestosità e i loro colori brillanti il silenzio e la desolazione delle strade di paese. Il vento che si arrotola fra le loro foglie produce un delicato fruscio che ti accompagnia nell'esplorazione. La provincia tedesca è quanto di più opprimentemente noioso possa essistere. Difficile immaginare qualcosa di più insipido.

18 aprile 2009

MAJAMONDO

Non voglio tornare in Germania...non ce la faccio...più ci penso e più mi sento male...Io sto bene qui, nel majamondo, a 5 ore di treno da Atene, Skopje, Korca o Istanbul, in mezzo alle montagne o in riva al mare, ma no, non nella valle del Reno. Non voglio andare via, lì non c'è il mare e tutto puzza di patatine fritte e wurstel. Voglio continuare a fumare 20 sigarette a 2.70, mangiare alle 11 di sera, stare nel caos mediterraneo. L'inferno teutonico si avvicina a veloci passi...non voglio tornare.

4 dicembre 2008

la festa di natale

Sono quasi riuscita ad adatarmi di nuovo alla vita heidelbergense, anche se venerdì proprio non mi va di andare alla maledetta festa di natale del dipartimento...sarà una rottura di palle assurda, come quella dell'anno scorso.
Il simpatico evento si svolgerà nel seguente modo: alle ore 16 in punto tutto il dipartimento (circa 20-30 persone fra professori, dottori di ricerca e studenti) si raccoglierà nell'androne dove i tavoli saranno stati posizionati a ferro di cavallo da zelanti studenti. Quando tutti saremo seduti comodamente di fronte a tè, caffè e dolci di natale tedeschi, frau Hugel, segretaria del dipartimento, inizierà a leggere la sua storia di natale, scaricata da internet dopo giornate di affannose ricerche. Io ovviamente non capirò un cazzo e riderò quando gli altri ridono e farò i soliti gesti di circostanza: faccia interessata, pupilla presente, sorriso di assenso: bella storia, da paura, meglio di quella dell'anno scorso sul topo e il formaggio....poi Maran, mio professore nonchè direttore del dipartimento applaudirà per primo, dando così il segnale che si può iniziare a mangiare, tutti berranno tè e caffè, si scambieranno quelle inutili 4 parole di circostanza col proprio vicino di tavolo e dopo circa una mezz'ora di tortura e una fetta di pesantissima torta della foresta nera, si inizierà a prendere in considerazione l'ipotesi di andarsene senza dar troppo nell'occhio.
Il trucco è aspettare che i simpatici colleghi inizino ad alzarsi, così si crea confusione e con la scusa della sigaretta ci si allontana una prima volta. Si torna dopo 10 minuti, si beve un altro schifoso caffè lungo preparato con amore da frau Hugel e poi, con discrezione, si può sgattaiolare di nuovo in dipartimento con la scusa di dover continuare a lavorare. Trucco: alla fine del corridoio c'è l'uscita di sicurezza che porta su strada...ciaooooo.

2 agosto 2008

Ma che diavolo ci faccio qua ad Heidelberg? (2)

a poche ore dalla partenza per l'Albania mi chiedo ancora come sono approdata nel paese dei nani da giardino, pieno di fiori alle finestre e di pittoreschi scorci sfumati dalla nebbia! Heidelberg, dove tutti gli edifici di una certa importanza sono costruiti in arenarie rosa del Palatinato e propagano per ogni strada, piazza o vicolo una soffusa luce rosata al tramonto. Quel particolare colore tenue pastello che scorre in ogni singola via come sangue nelle vene e sommerge me, te e tutte le presenze animate e inanimate della città.

I due presupposti di base, entrambi motore immobile della mia vita heidelbergense sono i Balcani e le tare mentali ereditarie. Mi spiego utilizzando una metafora da bar: prendete 1/2 di geni italiani, di cui metà di origine araba, fortemente tarati (gente che si spara dalle finestre, emigra in Portogallo senza lasciare tracce, che tenta la liberazione di Roma senza ruscirci), mischiateli con 1/4 di geni sloveni dell’aspro carso squassati dalla bora che ribalta le macchine e i cervelli, e con 1/4 di geni montenegrini, assolutamente incontaminati da almeno 15 documentate generazioni, aggiungete un cucchiaino di forte propensione a viaggiare, una spolverata di curiosità morbosa, uno o due cubetti di testardaggine, shakerate il tutto e versatelo in un bel bicchiere profondo; guarnite con una carta pergamena emessa dalla Sapienza, servite freddo.

Sono approdata in Germania per fare un dottorato di ricerca in archeologia preistorica, sui Balcani meridionali nel III millennio a.c. L’anno scorso feci domanda in 3 università, ed ottenni di poter scegliere fra Heidelberg, Londra e Goteborg. L'ultima fu scartata a priori perchè non riuscivo a visualizzarla sull'atlante. Mi erano rimaste Londra e Heidelberg, e la scelta, scienza e ricerca a parte, era in realtà tra 2 vite completamente diverse, antitetiche. Londra-città versus Heidelberg-paese, Inghilterra-inglese versus Germania-tedesco. Ala fine dopo sofferte elucubrazioni mentali ho scelto Germania. Le motivazioni (pippologie scientifiche a parte): se non vado in Germania non imparerò mai il tedesco, ho bisogno di calma e di girare in bici! fattore economico: con le mie precarie e discontinue entrate Londra è un suicidio, Heidelberg un pò meno. Però, cazzo, Londra...un'infinità di Musei, Università e istituzioni, tante possibilità lavorative, la City, la gente, il casino, la vita...

ok alla fine Heidelberg. Ad un anno esatto dalla fatidica scelta ancora non riesco a capire se mi sono suicidata o meno. Mi ricordo ancora la mia mano che metteva la firma su quei cavolo di fogli che ti mandano le università: accetta l'offerta- rifiuta l'offerta. Firmi qui, è sicuro? si? bene! Mi ricordo esattamente il giorno, dove ero e con chi. Mi viene da ridere: col Sirvo e con Andrea a cui ho affidato le due lettere da spedire con posta prioritaria. Io non potevo farlo perchè, tanto per cambiare, il giorno stesso dovevo prendere un aereo per tornare in Albania, quindi ho affidato a 2 fra i miei migliori amici l'arduo compito di imbucare il mio futuro.

Tutto questo è successo quasi esattamente un anno fa

15 luglio 2008

Freiheit ist ein Fahrrad 2

Stamattina mi è capitata una cosa incredibile…o almeno incredibile per chi ha passato la maggior parte della sua vita in una città come Roma. Sfrecciavo allegramente sulla pista ciclabile in direzione Ruprecht-Karls-Universität, quando vedo ferma a bordo strada una macchina della polizia e almeno 5 ciclisti fermi. Uno dei poliziotti agita la paletta davanti a me e a un tipo che mi precedeva e ci dice di fermarci e accostare. Obbediamo! Fra le tante facce da cazzo in divisa verde per fortuna si occupa di me una faccia da cazzo che almeno è giovane, bellino e con gli occhi blu! Ovviamente mi inizia a parlare in tedesco, ma con sorriso ammiccante gli chiedo se può spiegarmi di nuovo in inglese…sono straniera, non capisco. Purtroppo invece avevo capito benissimo: io e gli altri ciclisti siamo stati multati perché andavamo sulla pista ciclabile “contromano”. Per quanto possa far ridere – a me faceva ridere – mi sto accorgendo giorno dopo giorno che anche per chi va in bici esistono ferree regole da rispettare. I divieti e le svolte obbligate sono segnati sul fondo della pista ciclabile con vernice bianca su fondo rosso, più vari cartellini bianchi al di sotto di quelli per le macchine o per i pedoni. Non me ne ero assolutamente mai accorta! La cosa si è fatta più esilarante quando hanno iniziato a chiedere di rovesciare la bici ruote per aria per verificare il funzionamento della dinamo per le luci. Mi sono slogata le mascelle in sorrisi diretti alla bella faccia da cazzo in divisa verde che per fortuna mi ha risparmiata, non so se perché sedotto dal mio fascino sfigato-ingenuo con lo zainetto o perché gli facevo un po’ pena. Fra un po’ di giorni mi arriverà la multa a casa: 15 euro per guida di velocipede contromano versus 5 euro di multa per 5 giorni di parcheggio camper in zona riservata a residenti fatta a mio padre quando mi venne a trovare a novembre! INCREDIBILE!!!!


9 luglio 2008

Freiheit ist ein Fahrrad

dopo quasi un anno di tutore e di camminata stile pingiuno, a tre mesi dall'operazioneal ginocchio, con il mio legamento nuovo di zecca, finalmente sono tornata in bicicletta! bello! bellissimo, pedalare per le strade di Heidelberg. La mia bici è splendida, color melanzana, di seconda mano ma in ottimo stato, con due cestini uno avanti e l'altro dietro dove posso mettere la spesa quando vado al mercato. L'acquisto è stato una comica. Innanzitutto il posto: Madame Velo (si chiama così) è un piccolo negozio ultra friks vicino alla stazione di HD, gestito da un gruppo di crucchi molto simpatici, alcolizzati, con un cane, che comprano (rubano???) biciclette usate, le rimettono a posto e le vendono. Nel mio stentatissimo tedesco pongo la prima domanda:- sprechen sie English? parla inglese? risposta:- Ja, ein bissen! si un pò ...e continua a parlare in tedesco illustrandomi vita morte e miracoli del velocipede. Neanche la mia faccia basita lo ha convinto a parlare più piano...
Poi continua per fortuna in inglese-
-what are you doing here in Heidelberg?
-I'm studying archeology!
- ah geology!!! Which is your favourite stone?
- no, archeology! you know, the ancient people, the pottery...
-ah, so are you protestant, catholic..?
-atheist...but...why are you asking me?
-you've told me you are studying theology....
-no ARCHEOLOGY! you know Ur-und Fruhgeschichte!!!!the 3rd millennium B.C.??? the pyramids!!!
-ah yes Jetz fastehe ich...the time of the roman empire!
-Ja ja, genau! exactly! Tchuuuussss!
ho preso la bici, l'ho pagata e sono fuggita di corsa!!!!!!

Ma che diavolo ci faccio qua ad Heidelberg?


Me lo chiedo spesso…ma che cazzo ci faccio in questo paesino di poche migliaia di persone nel profondo sud della Germania? Quando mi chiedono dove è Heidelberg e io rispondo:

“Nel Baden - Würtenberg! Sai dov’è?”

La risposta-tipo del mio interlocutore è:

„No!“

”A ovest della Baviera, confina con la Francia e la Svizzera, capito?”

“no”

“ Dai, vicino a Monaco!”

“Aaah…si più o meno!”

mi prende come un senso di profondo sconforto, spalmato sulle colline sempreverdi e le acque profonde del Neckar.

Perché ho scelto di passare almeno 3 anni della mia vita qui, in questo ridente paesino che si sviluppa in lunghezza attorno all’università, vera e unica ragione di essere di questo buco di posto, anche sede di una storica base NATO che ormai non ha più la sua ragione di essere dopo la fine della guerra fredda? Qui del comunismo della DDR sembra non si sia mai sentito nemmeno l’odore, ma in compenso è ancora pieno di soldati americani o pseudo tali che fanno concorrenza ai tedeschi in quanto a panze. Fra un gruppo di turisti giapponesi che passano estasiati (chissà per che cosa) sul ponte vecchio e una fitta schiera di studenti e ricercatori confluiti veramente da ogni angolo di questo vasto mondo, fra migliaia di turchi, curdi, mediorientali e odori di kebab e cibo indù misto a brattwurst e brattkartoffeln, laptop alla mano e zainetto da dottorando sfigato ci sono anche io.

Il centro di Heidelberg, dove si trova il dipartimento di Ur-und Frühgeschichte (preistoria e protostoria), è un’unica lunghissima strada pedonale, una delle più antiche del mondo, orgoglio e vanto degli abitanti, dove si affacciano, fra i vari edifici in cui è sparpagliata l’università, miriadi di ristoranti, caffè e posti dove si mangia. L’attività preferita degli abitanti del luogo, non solo indigeni, pare sia mangiare e bere birra. Anche in quei rari giorni in cui la colonnina di mercurio sfiora i 30° piatti enormi grondanti untume vario vengono serviti senza sosta da cameriere più o meno in carne agli affamati avventori. A seconda della dimensione del piatto e della dimensione della persona che ci è seduta davanti è possibile stabilirne la nazionalità! Tedeschi e americani: senza pudore! Olandesi, scandinavi e altri nordeuropei: più pudore! Sud europa: ancora più pudore! Giapponesi (facile, hanno gli occhi a mandorla): perplessi ma di buon umore, con uno di quei piatti ci mangiano in cinque. Turchi: frequentano solo kebbabaro proveniente dalla stessa zona dello zio rimasto in Asia Minore e non mangiano cibo tedesco!

Dopo gli immigrati Turchi, a pari merito con la comunità greca, ci siamo noi! Gli Italiani! La maggior parte degli immigrati viene dal sud Italia ed è nata qua in Germania, parlano poco italiano, un po’ di più siciliano, e si sono pure scordati come si fa la pasta. La pizza manco ci provano, è appannaggio dei Turchi. Si parla sempre di cibo perché come ho detto qui la principale attività è mangiare e bere, poi si lavora, si ricerca, si studia e se si è fortunati (non rientro in quest’ultima categoria) si scopa pure. Non c’è un cazzo d’altro da fare, una volta soddisfatte le necessità primarie ci si possono dare tante chiodate fra concerti di musica classica e festival del film libanese.