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24 gennaio 2011

storie

"ma secondo te è una storia vera?"

"che importa che sia vera? L'importante è che sia bella!"

17 gennaio 2011

Heidelberg e la sua inevitabile balcanizzazione

Recentemente mi è capitato di parlare di Heidelberg con un amico, e allo stesso tempo di rileggere dei post sulla mia benodiata cittadina tedesca, scritti in vari momenti di questi lunghi 3 anni passati a vagare per i Balcani. Non riesco a smettere di pensarci. Ad Heidelberg e ai Balcani. E alle parole del mio amico.

Sono stata cattiva con Heidelberg, non sempre ma la maggio parte delle volte. Ne ho parlato male, l'ho disprezzata profondamente e usata come termine negativo di confronto con i miei benamati Balcani. L'ho derisa e presa a calci, approfittandone però sempre quando ho potuto.

Ma senza Heidelberg non ci sarebbero mai stati i Balcani. Spesso tendo a scordarmi il perché sono approdata in questa oscura (per chi non lavora all'università) cittadina, quasi al confine con la Foresta Nera: proprio per avere la possibilità di continuare a lavorare nei Balcani.

Senza Heidelberg e senza dottorato non ci sarebbero stati i 2 mesi in Albania ogni anno, non ci sarebbe più stata la Macedonia e nemmeno la Grecia. Grazie ad Heidelberg sono stata ad Atene in un allegro giugno greco fatto di polizia chiacchiere e sole; e ho passato a Thessaloniki 3 mesi invernali meravigliosi. E sempre grazie ad Heidelberg che sono andata a Parigi e che ho avuto la possibilità di continuare a fare ricerca. Grazie al contrasto con Heidelberg grigia d'inverno che amo i Balcani pieni di caldo e cicale d'estate. I miei cocci, tutti, li devo ad Heidelberg.
Quest'estate mi hanno paventato la possibilità di un lavoro a tempo indeterminato (o almeno per molti anni a Korçë). Ho chiuso gli occhi e mi sono messa a pensare alla piana bianca d' inverno, alla immobile solitudine che mi avrebbe rosicchiato l'anima qui fra le montagne. Korçë d'inverno. Il nulla silenzioso della neve lasciato dagli emigrati che tornano in Italia o in Grecia a lavorare. Un paesaggio fatto di pochi vecchi stanchi e giovani contadini a cui hanno rifiutato il visto. Non c'è nulla di poetico nelle montagne albanesi d'inverno, solo tanta gelida asprezza.

I Balcani sono sempre stati il luogo della mia solitudine sentimentale. Li ho girati in lungo e in largo ma sempre da sola. In Macedonia sono stata da sola. Ho passato a Salonicco 3 mesi da sola: io con i miei cocci e la città. Stesso discorso in Albania. Quando sono nei Balcani sono tutt'uno con il paesaggio, con il cielo, il mare o la montagna, con i miei amati cocci e ruderi vari, ma non con le persone.
Guardo quasi ogni sera il tramonto, quando finisco di lavorare al Museo di Korçë. Da sola mi arrampico dietro alla montagna e mi perdo nella mia solitudine color indaco, screziata di sangue e zabaione del cielo.

A causa dei Balcani ho perso l'amore. Me lo hanno succhiato via dalle vene goccia a goccia, fino a far rimanere un vuoto colmato da brutte schegge di terracotta. I Balcani sono il mio rifugio, la mia meta di fuga preferita. Quando non tollero il confronto con me stessa fuggo lì perché so che nessuno giudicherà la mia carriera accademica o la qualità del mio lavoro. Mi giudicheranno per i miei tatuaggi o perché non sono sposata, che sono cose che ovviamente non mi toccano in alcun modo. Ogni volta che sono fuggita da me stessa sono corsa a rifugiarmi qui, e negli ultimi anni è diventata una dipendenza devastante.

Mi è iniziata a piacere Heidelberg quando ho smesso, per la prima volta dopo almeno 6 anni, di fuggire e ho ricominciato ad amare. Pedalo veloce con la nebbia che mi entra violenta nelle narici e guardo paesaggi mai visti, nuvole umide che si spostano lungo il crinale della collina, l'orizzonte verso il Reno.
Mi ero dimenticata che le sorgenti del Danubio si trovano qui in Germania, pochi chilometri a sud da casa mia, nel cuore profondo della Foresta Nera.

19 settembre 2010

Verdi intenzioni e sonnolenza domenicale.

                                                                            Korçë Venerdì 


Era venerdì di Bajram, era ora di pranzo. Si avvicinò con circospezione alla tavola apparecchiata in fretta e furia. Erano quasi tutti seduti.
-Che c'e da mangiare?
Con la mano sinistra sollevò lo strofinaccio appoggiato sulla teglia.
Carne di maiale!
-Ma proprio oggi che e' Bajram? La carne di maiale?
-E pare proprio che se ne sia dimenticata, che oggi e' Bajram!
Si misero seduti di malavoglia e mangiarono il maiale preparato dalla cuoca ortodossa. Musulmani, atei e cattolici uniti dall'odio per quel viscido olio di semi di girasole con cui la cuoca irrorava senza pudore qualsiasi tipo di cibo che avesse la sfortuna di essere preparato nella sua cucina.
-Dove andrai adesso?
-Torno in Germania.
-Sei felice li?
-Si e no. Mi piace la Germania ma vorrei andare via da Heidelberg e lo farò il prima possibile. Passami l'insalata. E il pane. Dicevo...si vado via, vorrei mettermi in viaggio.
-Viaggio o trasloco. C'è una bella differenza.
-L'uno e l'altro. Non so quale dei due prima, probabilmente il viaggio. Non mi tiene nulla. Sono sola e non devo rendere conto a nessuno di niente. Che me ne faccio di tutta questa libertà? Sarebbe uno spreco, un calcio in faccia alla vita non usarla bene.
-Passami il maiale va'... e anche questo Bajram ce lo siamo tolti dalle scatole!
-Certo che lo potevate dire alla cuoca. Magari darle una ricetta...
-Tanto avrebbe fatto schifo lo stesso.
Prese il pane e lo tuffò nella teglia. La superficie lustra dell'olio che ricopriva interamente il liquido giallognolo in cui la carne era immersa tremò mentre il pane la rompeva raggiungendo il fondo della teglia. Il pane finì nella bocca di Genci e la superficie tornò uniformemente calma.
-Dove?
-Cosa?
-Dove vai?
Il sole delle 13.30 era ancora caldo. Fra una manciata di giorni il lusso di mangiare e vivere all'aperto sarebbe diventato il solito doloroso rimpianto invernale di una vita al neon. Al chiuso delle proprie case, uffici, pub e ristoranti.
-Vorrei andare in Asia. Ma prima penso che andrò a trovare qualche amico che abita in giro per l'Europa. E poi mi metto in viaggio davvero...forse... ci sto pensando seriamente...
-Hai paura?
-Si. Viaggiare da sola in Asia mi spaventa. Non ho davvero il coraggio di andare da sola zaino in spalla lungo la via della seta.
Le api affamate riempivano di ronzii le loro orecchie. I piatti si vuotarono in fretta e al rumore delle mascelle e delle posate subentrò quello del caffe e delle chiacchiere.
-Ho paura di non essere all'altezza delle situazioni difficili, di essere troppo vecchia, ho paura anche che non sia la scelta giusta in questo periodo, di dare un ulteriore calcio alla mia sgangherata carriera e soprattutto mi fa paura essere donna.
-Per l'ultima cosa non c'è rimedio, il resto sono solo scuse.


Korçë Domenica

L'ultimo rigurgito di estate si era abbattuto sulla piana di Korçë lasciando tutti in canottiera. Sembrava che il tempo si fosse messo a giocare a rimpiattino con le stagioni. La mattina fuggì via quasi fosse tornato agosto, lasciando tutti tramortiti al loro anomalo presente afoso.
I quattro studenti decisero di affrontare il caldo al Pazar grazie alla loro giovane età che non gli consentiva di essere stanchi e al Museo rimasero soli, loro due, a godersi in santa pace tutta quell'inevitabile e silenziosa noia domenicale.
-Ci hai pensato?
-Ho fatto sogni strani stanotte, ma non incubi, anche se non li ricordo affatto. Mi sono svegliata sorridendo.
-E' merito dell'alcol. Dovresti saperlo che il raki albanese è la cura migliore per tutti i mali dell'anima!
-E tu sei un esperto, vero?
-Di raki e di mali dell'anima.
-Parto. Cerco di risolvere tutto quello che ho in sospeso con la vita e poi parto. Cerco di trovare il coraggio di essere me stessa e poi parto.
-Fa caldo!
-Che cosa è rimasto in frigo?
-E poi e poi...quante volte lo hai ripetuto questo " e poi"?
-Smettila.
-No smettila tu!

27 luglio 2010

ό ουρανός

Cammin facendo arrivai lontano, molto lontano, esattamente ai confini del mondo. Il cielo era terso e infinito. Camminai ancora e trovai me stessa in fondo a una stella, rannicchiata con la fronte sulle ginocchia.
"che fai li?"
chiesi a me stessa
"aspetto"
mi risposi
"e che cosa aspetti?"
"che faccia giorno!"
mi risposi, senza mai alzare la fronte dalle ginocchia.
Presi la testa di me stessa fra le mani e la feci girare delicatamente verso l'alto.
"guarda!"
Guardammo. Sopra di noi si stendeva imponente l'immensità del cielo stellato.
Sorridemmo entrambe di fronte alla nostra stupidità e con un salto tornammo a volare.

8 aprile 2010

Primavera della mente

E' tornata a prendermi la voglia di vita normale, chiacchiere al telefono, che fai stasera? ti passo a prendere. Andiamo a fare la spesa insieme?
Ho esaurito in parte la mia voglia di spostarmi.
Fra un mese si riparte, come una trottola su e giù, dottorato da finire, svelta, di corsa. Scrivi pagine su pagine. Scrivi altri libri e altre pagine. Le idee scappano dalle mani come la sabbia da una rete di pescatori.
Vorrei una casa con un cane e un gatto. Una pianta da annaffiare. Il cambio di stagione e le mie tazze da the.
Cucinare dolci. Preparavo sempre tante torte e pasticcini da regalare agli amici, a chi mi voleva bene. A parte qualche rara eccezione, sono almeno 2 anni che non mischio il burro alle uova e alla farina. "Chi fa dolci il ciel l'aiuta" diceva la bustina del lievito paneangeli. Devo ricostruire una vita normale. Ho già la cambiale in mano pronta per essere firmata. La penna e' nel mio taschino. Le donne non hanno taschini con le penne colorate dentro? Questo lo credete voi!
Sbrigarsi, scrivere, pensare, riscrivere, finire, finire, finire.
Costruirsi un posto dove poter dire "sono tornata a casa". Dove sono il gatto e il cane? E i miei amici? E chi mi vuole bene?
La pianta ha bisogno di acqua, dov'è l'acqua? Ma non c'e' nessuna pianta.
Non ancora. Finisco di scrivere e me la vado a comprare.

11 febbraio 2010

Mevlana Jalaluddin Rumi

Se qualcuno vi domandasse come sono le huri,
mostrate il vostro volto e dite: così!

Se qualcuno vi chiede della luna,
arrampicatevi sul tetto e dite: così!

Se qualcuno cerca una fata,
lasciate che veda la vostra espressione,

Se qualcuno vi chiede l'odore del muschio,
sciogliete i vostri capelli e dite: è così!

Se qualcuno vi chiede: "Come fanno le nuvole a coprire la luna?"
slegate i lacci del vostro abito, nodo per nodo e dite: così!

Se qualcuno vi chiede: "Come Gesù resuscitò il morto?"
baciatemi sulle labbra e dite: così!

Se qualcuno vi chiede: "Come sono coloro uccisi per amore?"
mandateli a me e dite: così!

Se qualcuno vi chiede quanto sono alto,
mostrategli le vostre sopracciglia e dite: così!

12 gennaio 2010

Tre settimane

Torno ad Heidelberg e trovo la neve. Ben 15 centimetri di freddo candore. Metto in ordine tre settimane di vita passate lontano da qui e mi brucia lo stomaco da ieri per quel maledetto aglio. Non solo per l'aglio. Inizia il conto alla rovescia dei mesi che mancano ad andare via da qui. Non ho una data precisa davanti a me, non ancora, ma spero di ottenerla il prima possibile. Non mi e' mai piaciuta Heidelberg. Adesso devo fare uno sforzo di immaginazione per far finta di essere tremendamente interessata alla mia ricerca, per scrivere questa marea di cazzate che non leggera nessuno. Ho perso interesse in maniera preoccupante.
Se non ci avessi investito anni e anni di sforzi, sacrifici, soldi e lavoro adesso farei i bagagli, passerei da Roma a prelevare una certa persona e correrei a Fiumicino con 2 biglietti sola andata per il Sud America, o qualsiasi altro posto lontano per fare altro, insieme. Aprire un wine-bar a Istanbul, un ristorante di pesce in Costa d'Avorio, una libreria a rio de Janeiro, un centro estetico per tartarughe stanche in Patagonia o una scuola di surf subacqueo in Madagascar.
Bello sognare guardando la neve. Mettero' a posto, lavero' vestiti mutande e quant'altro e poi riporro' il mio cervello nella scatola cranica e lo accendero' di nuovo, domani. Oggi lo lascio planare sulla neve silenziosa alla ricerca dei sogni piu' belli, di me e di te.

6 dicembre 2009

camminare

No non lo chiudo, ci ho pensato a lungo, e non lo faccio. Ha ancora senso raccontare di me e del mio viaggio. Ho tanta voglia di viaggiare. Dentro di me e in giro per il mondo. Ora scrivo solo poche righe, domani forse qualche cosa di più. Scriverò cose diverse perché sono cambiata. La maggior parte delle persone che leggeva questo blog forse non si renderà conto dell'esplosione di colori che c'è stata, degli sciami d'insetti che hanno reso grigia l'aria...sono morti dei fiori, sono nate nuove gemme. Uno specchio è caduto e si è rotto in mille pezzi, uno sparo ha fatto volare via uno stormo di oche. Il sole è tramontato ed è sorto di nuovo. Ho sempre nelle narici il sapore del mare. E in fondo agli occhi la mia Itaca brulla da raggiungere.

10 maggio 2009

sogno di primavera

mi sto chiedendo quando è che qualcosa dentro di te muore definitivamente. quando ci accorgiamo che questo qualcosa è morto del tutto o se non altro reso innocuo e seppellito sotto numerosi strati mentali? esperienze che si sovrappongono come la pasta di una sfogliatella riccia a racchiudere la ricotta. La metafora della pastarella non rende, perchè al posto della ricotta c'è un rospo in gola ed un nodo allo stomaco. E lo zucchero si è sciolto nelle lacrime. Quanto tempo ci vuole per ingoiare un rospo? Non ho avuto nemmeno il tempo di rallegrarmi per aver superato un dolore antico che è subito nato quello nuovo. Avevo da poco ricordato come si ama e subito me ne sono dovuta dimenticare. E qui devo necessariamente fare uno sforzo doloroso per distinguere la realtà dalle illusioni. Illudersi fa male più di ogni altra cosa. In questo periodo mi è riuscito davero bene illudermi. Ho sognato tanto, ho sognato di amore e di passione, oggi mi sono svegliata. Ho aperto gli occhi e il vento mi ci ha soffiato dentro tutta la cenere.

20 febbraio 2009

i segreti del vento

Thessaloniki alta me la ricordavo più bella. Forse perchè i colori erano scaldati dal sole di fine settembre, o forse, verosimilmente, perchè tornavo da 2 mesi passati in mezzo alle montagne albanesi.
Nella parte bassa i palazzi anni 50 sono stati costruiti sulle macerie delle belle case di fine 800, e adesso, dalla rocca, guardando verso il mare si vede un unica distesa di cubi bianchi disposti a scacchiera, spezzata dal marrone delle chiese e dei monumenti superstiti. La parte alta è stata in parte risparmiata, e mantiene comunque il suo fascino. Nonostante ciò la città mi piace, e spero che questo vento gelato la smetta di soffiare così forte, per poter tornare presto a perdermi fra i vicoletti della citta vecchia senza che mi cadano le estremità della faccia per l'ipotermia.
Un mio amico mi ha detto che la parte vecchia Thessaloniki è infestata di fantasmi. Effettivamente quando il vento soffia forte come in questi giorni, produce un lamento acuto, che sovrapponendosi ai miagolii delle centinaia di gatti che abitano qui, rende la notte decisamente lugubre. Eh si, sembra proprio che i fantasmi ci siano davvero, e che urlino forte. Diciamo che la parte più interessante di questa città è la sua storia e la sua atmosfera, di certo non la sua architettura! Dal 1912, anno della prima guerra balcanica, la popolazione greca da minoranza è diventata maggioranza, rimpiazzando slavi, turchi (20% circa) ed ebrei (il 50% circa della popolazione!), i primi 2 gruppi etnici "rimpatriati", gli altri spediti nei campi di concentramento da italiani e tedeschi durante l'occupazione delle Poteze dell'Asse nella 2 guerra mondiale. Nella città alta ci sono ancora i ruderi di alcune vecchie case sfitte, che più o meno sembrano versare in stato di abbandono da almeno 50 anni (occhio archeologico non inganna). E i fantasmi di Salonicco non si lamentano in greco, ma in tutte le altre lingue parlate nei Balcani meridionali.

22 novembre 2008

Kosovo, nevica

Stamattina nevica. Nevica dalle 8 almeno, ora in cui mi sono svegliata (poi mi sono riaddormentata). Ieri sera devo dire che mi sono divertita parecchio, siamo andati in un ristorante che sembrava di stare a via del Pigneto, quindi frequentato solo da internazionali, e poi in un posto dove facevano della musica dal vivo, frequentato anche da locali. Abbiamo bevuto veramente troppo, e li mi sono resa conto di quanto sia i friulani che i polacchi siano in grado di reggere l'alcool. Risultato, a fine serata ho speso 20 euro x la cena e altrettanti nel bar. Totale 40 euro, che per Roma, Parigi o Berlino è un prezzo normale, ovviamente per Pristina NO. Per far capire la sproporzione abbissale dei prezzi qui, dico che un pacchetto di Gauloises costa 1 euro, che uno stipendio medio (per quei kosovari fortunati che lavorano) si aggira penso attorno ai 250 euro al mese e che nelle tavole calde dove si mangia burek, si mangia seduti con 1 o 2 euro al massimo. Soluzione del mistero. Gli internazionali che lavorano qui (UN, KFOR e annessi) campano grazie al fatto che serbi e albanesi hanno deciso di uccidersi fra loro, quindi sulle disgrazie di poche migliaia di persone. La guerra è finita 10 anni fa, lasciano dietro di se rovina e devastazione che però danno lo stipendio a tutta questa gente. Chi lavora qui percepisce uno stipendio base di 10-11.000 euro al mese esentasse, gran parte del quale viene speso in ristoranti e locali ad uso e consumo della comunità internazionale, dato che a Pristina vengono tutti di passaggio per qualche anno, con la famiglia lasciata nel loro paese di origine. Nei posti per internazionali c'è solo personale che parla perfettamente inglese, dove the UN people possono vivere nel loro mondo parallelo senza avere alcun contatto con la popolazione locale...giusto lo stretto necessario. Quindi i kosovari giustamente campano a loro volta sugli internazionali che abitano qui, gonfiando i prezzi a dismisura, e di traverso si riprendono un pò di quei soldi che teoreticamente sono stati stanziati per loro.
Pristina è un posto veramente triste, con la neve sembra più bello, la neve copre e camuffa tutto.

17 novembre 2008

Il ponte sulla Drina

dimenticavo...anche lettura serale in tema: Ivo Andric, Il ponte sulla Drina. Non me sto a fa manca' niente...mi manca la spilletta di Tito sul bavero e sto a posto (mio cugino Uros apprezzerebbe)

22 ottobre 2008

A piazza delle cinque scole c'è un frammento della mia vita in secolari tradizioni giudaico-romane

Immersa in un surreale caldo primaverile ho affrontato Roma nel migliore dei modi possibili. Sono andata da Feltrinelli a piazza Torre Argentina a fare scorte di letteratura con mio padre; ho comprato " Chi ha riportato Doruntina", "Il Successore" e "Il generale dell'armata morta" di Ismail Kadarè; "vivere stanca" e " Il sole dei morenti" di Izzo e "Il ponte sulla Drina" di Andric.
Ho comprato anche "Il lamento di Portnoy" di Roth, ma non per me, era un regalo.
Carichi di cotante buone intenzioni letterarie abbiamo fatto due passi per il ghetto e preso un caffè al portico di Ottavia. La nota dolce del giorno è stata suonata alla nostra pasticceria preferita, quella all'angolo che fa solo dolci tradizionali giudaico-romani. Mi mancavano le chiacchiere che sanno di caffè, mie e di papà, i racconti dei viaggi e le fantasie concrete di progetti futuri. A Roma fa caldo, sembra che dal calendario il mese di settembre non sia mai stato strappato via. Rimane questa illusione di vivere in un periodo che già è passato, un secondo appello che mi concede clemente la mia città. Forse non tutto è perduto, uno spiraglio lo si trova sempre. Il difficile è riuscire a vederlo senza inganni ne illusioni. Resta il sapore del caffè e una discreta pila di emozioni da sfogliare. Restano la fontana delle Tartarughe, la sua bellezza e i fiumi di parole mie e di mio padre.

20 ottobre 2008

Del perché la narrativa si è esaurita e altre alterazioni mentali

Sabato si torna a Roma. Devo riprendere argomenti lasciati in sospeso, fare una tipologia e incontrare amici e qualche conoscente. Due settimane passate ad Heidelberg e due settimane di una delle tante vite parallele in cui si scompone il mio io. Roma è la città delle persone che conosco bene, che mi hanno vista crescere e invecchiare, Heidelberg quella delle conoscenze che, cito la mia coinquilina Heidelbergense Catia “ti fanno un buco nel cervello e poi se ne vanno o te ne vai tu”. È strano come qui si stringano dei rapporti strettissimi in poco tempo che incidono, anche profondamente, nella tua vita, ma solo per il tempo di non sentirsi soli.

Si passano in fretta tutti gli stadi dell’amicizia e ci si ritrova a raccontare di se stessi a persone mai viste fino a un mese prima. Tutto questo genera confusione. La confusione di chi non riesce a capire quale sia la vera vita e quale invece il suo ricordo o la sua illusione. Poi c’è la vita solitaria. Quei mesi che passo da sola in giro per i Balcani a fare qualcosa per cui ora non mi sento assolutamente motivata. Se va bene poi ci sarà la vita di Parigi, e chissà quante altre ancora. Ad Heidelberg mi trovo nel fast-food dei rapporti umani. In una casa degli specchi dove la mia immagine è replicata infinite volte.

(pubblicato solo oggi ma scritto durante gli ultimi due giorni di permanenza ad Heidelberg)

31 agosto 2008

Θεσσαλονίκη

fine settimana a Thessaloniki
...questo e' uno dei posti dove potrei passare una bella parte di vita. Una citta' fantastica, greca ma fortemente balcanica allo stesso tempo. Greci a parte e' pieno di macedoni, albanesi, serbi, turchi e caucasici, solo per citare le minoranze piu' nutrite. Luogo di moschee trasformate in chiese ortodosse e strade che dal mare si arrampicano in salita, verso le colline; presente che si sovrappone al passato e passato che influenza il presente, tante identita' diverse che si mischiano e si sovrappoongono, trasfigurandosi una nell'altra. Vagando per ore senza meta fra un vicolo e l'altro, ho trovato un negozio che vende la birra georgiana Kazbeghi. Basta una birra per scovare in un angolo di cervello la sinapsi che ti fa ricordare luoghi passati e forti emozioni di anni fa, luoghi fisici e luoghi dell'anima.

1 agosto 2008

Saturday night flight

sabato sera ore 21.30 circa finalmente mi farò trasportare a Salonicco dal vettore aereo nazionalpopolare Alitalia, spero quindi di atterrare almeno in orario visto che l'arrivo è previsto per mezzanotte ora locale (i greci devono sempre distinguersi per qualcosa da chi li circonda geograficamente, ma questa è un'altra storia...). Sono immersa nell'accidia più completa, sto rimandando tutto quello che devo fare all'ultimo secondo, come cercare un posto per dormire dato che arrivo in città verso l'una, oppure capire da dove e a che ora parte l'autobus per Korca il giorno dopo. Spero di non dover passare la notte all'aereoporto di Salonicco o peggio sul lungo mare o alla stazione dei pulman. Non sono troppo entusiasta di mettere il mio culo sull'aereo e poi soprattutto sui fantastici bus che collegano la Grecia all'Albania. Anzi non mi va per niente. C'è chi la chiama la sindrome del pre-partenza, zero voglia di partire o di pensare in qualsiasi modo al viaggio, di prepararsi o fare i bagagli. Poi arriva il momento di andare e tutta la negatività dovrebbe scomparire. L'unica cosa di cui avrei voglia adesso è starmene a dormire, e vegetare un pò nella vita romana, anche se devo dire che quando torno a volte mi prende un senso di oppressione enorme. Effettivamente ogni volta che mi trovo nuovamente in area Nuovo Salario mi viene un senso di voglia di fuga. L'afa del primo agosto a Nuovo Salario-Montesacro sembra così immobile, ferma, piatta e implacabile. Per non uscire da casa di mia madre a comprare le sigarette mi sono accesa una Pall Mall al mentolo, avanzo di un pacchetto comprato per sbaglio in Ghana a gennaio 2007. Che schifezza. Ho ricostruito una scena perfetta da agosto romano: film spazzatura made in US in televisione, sigaretta rimediata nei cassetti della memoria, pigiama e capelli arruffati legati con mollettone. Ovviamente non mi sono nemmeno lavata i denti, ma al retrogusto di menta ci ha pensato la sigaretta che ho appena spento. Sguardo assente davanti al computer e caldo opprimente che aumenta man mano che ci si avvicina al centro della giornata. Oggi pomeriggio sforzo immane per fare gli acquisti dell'ultimo minuto e stasera pizza con gli amici! un quadro perfetto reso ancora più vivido da una enorme zanzara che si è posata sul monitor. Già è l'una e devo ancora iniziare a cercare sto cavolo di albergo a Salonicco, se no davvero mi tocca dormire per strada. Altra sigaretta al mentolo....temporeggiare con destrezza...


Nuovo Salario-scene di vita urbana, il parrucchiere per uomo

14 luglio 2008

nonluoghi

Sbaglio tempi, modi e parole, azioni e pensieri. Non so esattamente che cosa sia, di che cosa possa trattarsi, forse di una malattia tropicale che si prende quando si vedono i tramonti in Africa…quando tutto è relativo, conosci tante persone ma non ti leghi a nessuna. Un amico dura lo spazio della tua o sua permanenza in un posto, poi riparti o parte lui. Tutto diventa relativo, lo spazio, la distanza, i rapporti umani. Ci si ritrova soli con se stessi più spesso di quanto si pensi. L’uomo nasce dal niente e va ogni giorno a passi veloci verso il niente. Il nulla che avanza. Tutto è nulla, tutto è relativo.

8 luglio 2008

Itaca

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

K. Kavavis