24 gennaio 2011
17 gennaio 2011
Heidelberg e la sua inevitabile balcanizzazione
Sono stata cattiva con Heidelberg, non sempre ma la maggio parte delle volte. Ne ho parlato male, l'ho disprezzata profondamente e usata come termine negativo di confronto con i miei benamati Balcani. L'ho derisa e presa a calci, approfittandone però sempre quando ho potuto.
Ma senza Heidelberg non ci sarebbero mai stati i Balcani. Spesso tendo a scordarmi il perché sono approdata in questa oscura (per chi non lavora all'università) cittadina, quasi al confine con la Foresta Nera: proprio per avere la possibilità di continuare a lavorare nei Balcani.
Senza Heidelberg e senza dottorato non ci sarebbero stati i 2 mesi in Albania ogni anno, non ci sarebbe più stata la Macedonia e nemmeno la Grecia. Grazie ad Heidelberg sono stata ad Atene in un allegro giugno greco fatto di polizia chiacchiere e sole; e ho passato a Thessaloniki 3 mesi invernali meravigliosi. E sempre grazie ad Heidelberg che sono andata a Parigi e che ho avuto la possibilità di continuare a fare ricerca. Grazie al contrasto con Heidelberg grigia d'inverno che amo i Balcani pieni di caldo e cicale d'estate. I miei cocci, tutti, li devo ad Heidelberg.
Quest'estate mi hanno paventato la possibilità di un lavoro a tempo indeterminato (o almeno per molti anni a Korçë). Ho chiuso gli occhi e mi sono messa a pensare alla piana bianca d' inverno, alla immobile solitudine che mi avrebbe rosicchiato l'anima qui fra le montagne. Korçë d'inverno. Il nulla silenzioso della neve lasciato dagli emigrati che tornano in Italia o in Grecia a lavorare. Un paesaggio fatto di pochi vecchi stanchi e giovani contadini a cui hanno rifiutato il visto. Non c'è nulla di poetico nelle montagne albanesi d'inverno, solo tanta gelida asprezza.
I Balcani sono sempre stati il luogo della mia solitudine sentimentale. Li ho girati in lungo e in largo ma sempre da sola. In Macedonia sono stata da sola. Ho passato a Salonicco 3 mesi da sola: io con i miei cocci e la città. Stesso discorso in Albania. Quando sono nei Balcani sono tutt'uno con il paesaggio, con il cielo, il mare o la montagna, con i miei amati cocci e ruderi vari, ma non con le persone.
Guardo quasi ogni sera il tramonto, quando finisco di lavorare al Museo di Korçë. Da sola mi arrampico dietro alla montagna e mi perdo nella mia solitudine color indaco, screziata di sangue e zabaione del cielo.
A causa dei Balcani ho perso l'amore. Me lo hanno succhiato via dalle vene goccia a goccia, fino a far rimanere un vuoto colmato da brutte schegge di terracotta. I Balcani sono il mio rifugio, la mia meta di fuga preferita. Quando non tollero il confronto con me stessa fuggo lì perché so che nessuno giudicherà la mia carriera accademica o la qualità del mio lavoro. Mi giudicheranno per i miei tatuaggi o perché non sono sposata, che sono cose che ovviamente non mi toccano in alcun modo. Ogni volta che sono fuggita da me stessa sono corsa a rifugiarmi qui, e negli ultimi anni è diventata una dipendenza devastante.
Mi è iniziata a piacere Heidelberg quando ho smesso, per la prima volta dopo almeno 6 anni, di fuggire e ho ricominciato ad amare. Pedalo veloce con la nebbia che mi entra violenta nelle narici e guardo paesaggi mai visti, nuvole umide che si spostano lungo il crinale della collina, l'orizzonte verso il Reno.
Mi ero dimenticata che le sorgenti del Danubio si trovano qui in Germania, pochi chilometri a sud da casa mia, nel cuore profondo della Foresta Nera.
19 settembre 2010
Verdi intenzioni e sonnolenza domenicale.
Era venerdì di Bajram, era ora di pranzo. Si avvicinò con circospezione alla tavola apparecchiata in fretta e furia. Erano quasi tutti seduti.
-Che c'e da mangiare?
Con la mano sinistra sollevò lo strofinaccio appoggiato sulla teglia.
Carne di maiale!
-Ma proprio oggi che e' Bajram? La carne di maiale?
-E pare proprio che se ne sia dimenticata, che oggi e' Bajram!
Si misero seduti di malavoglia e mangiarono il maiale preparato dalla cuoca ortodossa. Musulmani, atei e cattolici uniti dall'odio per quel viscido olio di semi di girasole con cui la cuoca irrorava senza pudore qualsiasi tipo di cibo che avesse la sfortuna di essere preparato nella sua cucina.
-Dove andrai adesso?
-Torno in Germania.
-Sei felice li?
-Si e no. Mi piace la Germania ma vorrei andare via da Heidelberg e lo farò il prima possibile. Passami l'insalata. E il pane. Dicevo...si vado via, vorrei mettermi in viaggio.
-Viaggio o trasloco. C'è una bella differenza.
-L'uno e l'altro. Non so quale dei due prima, probabilmente il viaggio. Non mi tiene nulla. Sono sola e non devo rendere conto a nessuno di niente. Che me ne faccio di tutta questa libertà? Sarebbe uno spreco, un calcio in faccia alla vita non usarla bene.
-Passami il maiale va'... e anche questo Bajram ce lo siamo tolti dalle scatole!
-Certo che lo potevate dire alla cuoca. Magari darle una ricetta...
-Tanto avrebbe fatto schifo lo stesso.
Prese il pane e lo tuffò nella teglia. La superficie lustra dell'olio che ricopriva interamente il liquido giallognolo in cui la carne era immersa tremò mentre il pane la rompeva raggiungendo il fondo della teglia. Il pane finì nella bocca di Genci e la superficie tornò uniformemente calma.
-Dove?
-Cosa?
-Dove vai?
Il sole delle 13.30 era ancora caldo. Fra una manciata di giorni il lusso di mangiare e vivere all'aperto sarebbe diventato il solito doloroso rimpianto invernale di una vita al neon. Al chiuso delle proprie case, uffici, pub e ristoranti.
-Vorrei andare in Asia. Ma prima penso che andrò a trovare qualche amico che abita in giro per l'Europa. E poi mi metto in viaggio davvero...forse... ci sto pensando seriamente...
-Hai paura?
-Si. Viaggiare da sola in Asia mi spaventa. Non ho davvero il coraggio di andare da sola zaino in spalla lungo la via della seta.
Le api affamate riempivano di ronzii le loro orecchie. I piatti si vuotarono in fretta e al rumore delle mascelle e delle posate subentrò quello del caffe e delle chiacchiere.
-Ho paura di non essere all'altezza delle situazioni difficili, di essere troppo vecchia, ho paura anche che non sia la scelta giusta in questo periodo, di dare un ulteriore calcio alla mia sgangherata carriera e soprattutto mi fa paura essere donna.
-Per l'ultima cosa non c'è rimedio, il resto sono solo scuse.
I quattro studenti decisero di affrontare il caldo al Pazar grazie alla loro giovane età che non gli consentiva di essere stanchi e al Museo rimasero soli, loro due, a godersi in santa pace tutta quell'inevitabile e silenziosa noia domenicale.
-Ci hai pensato?
-Ho fatto sogni strani stanotte, ma non incubi, anche se non li ricordo affatto. Mi sono svegliata sorridendo.
-E' merito dell'alcol. Dovresti saperlo che il raki albanese è la cura migliore per tutti i mali dell'anima!
-E tu sei un esperto, vero?
-Di raki e di mali dell'anima.
-Parto. Cerco di risolvere tutto quello che ho in sospeso con la vita e poi parto. Cerco di trovare il coraggio di essere me stessa e poi parto.
-Fa caldo!
-Che cosa è rimasto in frigo?
-E poi e poi...quante volte lo hai ripetuto questo " e poi"?
-Smettila.
-No smettila tu!
27 luglio 2010
ό ουρανός
8 aprile 2010
Primavera della mente
Ho esaurito in parte la mia voglia di spostarmi.
Fra un mese si riparte, come una trottola su e giù, dottorato da finire, svelta, di corsa. Scrivi pagine su pagine. Scrivi altri libri e altre pagine. Le idee scappano dalle mani come la sabbia da una rete di pescatori.
Vorrei una casa con un cane e un gatto. Una pianta da annaffiare. Il cambio di stagione e le mie tazze da the.
Cucinare dolci. Preparavo sempre tante torte e pasticcini da regalare agli amici, a chi mi voleva bene. A parte qualche rara eccezione, sono almeno 2 anni che non mischio il burro alle uova e alla farina. "Chi fa dolci il ciel l'aiuta" diceva la bustina del lievito paneangeli. Devo ricostruire una vita normale. Ho già la cambiale in mano pronta per essere firmata. La penna e' nel mio taschino. Le donne non hanno taschini con le penne colorate dentro? Questo lo credete voi!
Sbrigarsi, scrivere, pensare, riscrivere, finire, finire, finire.
Costruirsi un posto dove poter dire "sono tornata a casa". Dove sono il gatto e il cane? E i miei amici? E chi mi vuole bene?
La pianta ha bisogno di acqua, dov'è l'acqua? Ma non c'e' nessuna pianta.
Non ancora. Finisco di scrivere e me la vado a comprare.
11 febbraio 2010
Mevlana Jalaluddin Rumi
mostrate il vostro volto e dite: così!
Se qualcuno vi chiede della luna,
arrampicatevi sul tetto e dite: così!
Se qualcuno cerca una fata,
lasciate che veda la vostra espressione,
Se qualcuno vi chiede l'odore del muschio,
sciogliete i vostri capelli e dite: è così!
Se qualcuno vi chiede: "Come fanno le nuvole a coprire la luna?"
slegate i lacci del vostro abito, nodo per nodo e dite: così!
Se qualcuno vi chiede: "Come Gesù resuscitò il morto?"
baciatemi sulle labbra e dite: così!
Se qualcuno vi chiede: "Come sono coloro uccisi per amore?"
mandateli a me e dite: così!
Se qualcuno vi chiede quanto sono alto,
mostrategli le vostre sopracciglia e dite: così!
12 gennaio 2010
Tre settimane
Se non ci avessi investito anni e anni di sforzi, sacrifici, soldi e lavoro adesso farei i bagagli, passerei da Roma a prelevare una certa persona e correrei a Fiumicino con 2 biglietti sola andata per il Sud America, o qualsiasi altro posto lontano per fare altro, insieme. Aprire un wine-bar a Istanbul, un ristorante di pesce in Costa d'Avorio, una libreria a rio de Janeiro, un centro estetico per tartarughe stanche in Patagonia o una scuola di surf subacqueo in Madagascar.
Bello sognare guardando la neve. Mettero' a posto, lavero' vestiti mutande e quant'altro e poi riporro' il mio cervello nella scatola cranica e lo accendero' di nuovo, domani. Oggi lo lascio planare sulla neve silenziosa alla ricerca dei sogni piu' belli, di me e di te.
6 dicembre 2009
camminare
10 maggio 2009
sogno di primavera
20 febbraio 2009
i segreti del vento
Nella parte bassa i palazzi anni 50 sono stati costruiti sulle macerie delle belle case di fine 800, e adesso, dalla rocca, guardando verso il mare si vede un unica distesa di cubi bianchi disposti a scacchiera, spezzata dal marrone delle chiese e dei monumenti superstiti. La parte alta è stata in parte risparmiata, e mantiene comunque il suo fascino. Nonostante ciò la città mi piace, e spero che questo vento gelato la smetta di soffiare così forte, per poter tornare presto a perdermi fra i vicoletti della citta vecchia senza che mi cadano le estremità della faccia per l'ipotermia.
Un mio amico mi ha detto che la parte vecchia Thessaloniki è infestata di fantasmi. Effettivamente quando il vento soffia forte come in questi giorni, produce un lamento acuto, che sovrapponendosi ai miagolii delle centinaia di gatti che abitano qui, rende la notte decisamente lugubre. Eh si, sembra proprio che i fantasmi ci siano davvero, e che urlino forte. Diciamo che la parte più interessante di questa città è la sua storia e la sua atmosfera, di certo non la sua architettura! Dal 1912, anno della prima guerra balcanica, la popolazione greca da minoranza è diventata maggioranza, rimpiazzando slavi, turchi (20% circa) ed ebrei (il 50% circa della popolazione!), i primi 2 gruppi etnici "rimpatriati", gli altri spediti nei campi di concentramento da italiani e tedeschi durante l'occupazione delle Poteze dell'Asse nella 2 guerra mondiale. Nella città alta ci sono ancora i ruderi di alcune vecchie case sfitte, che più o meno sembrano versare in stato di abbandono da almeno 50 anni (occhio archeologico non inganna). E i fantasmi di Salonicco non si lamentano in greco, ma in tutte le altre lingue parlate nei Balcani meridionali.
22 novembre 2008
Kosovo, nevica
Pristina è un posto veramente triste, con la neve sembra più bello, la neve copre e camuffa tutto.
17 novembre 2008
Il ponte sulla Drina
22 ottobre 2008
A piazza delle cinque scole c'è un frammento della mia vita in secolari tradizioni giudaico-romane
Ho comprato anche "Il lamento di Portnoy" di Roth, ma non per me, era un regalo.
Carichi di cotante buone intenzioni letterarie abbiamo fatto due passi per il ghetto e preso un caffè al portico di Ottavia. La nota dolce del giorno è stata suonata alla nostra pasticceria preferita, quella all'angolo che fa solo dolci tradizionali giudaico-romani. Mi mancavano le chiacchiere che sanno di caffè, mie e di papà, i racconti dei viaggi e le fantasie concrete di progetti futuri. A Roma fa caldo, sembra che dal calendario il mese di settembre non sia mai stato strappato via. Rimane questa illusione di vivere in un periodo che già è passato, un secondo appello che mi concede clemente la mia città. Forse non tutto è perduto, uno spiraglio lo si trova sempre. Il difficile è riuscire a vederlo senza inganni ne illusioni. Resta il sapore del caffè e una discreta pila di emozioni da sfogliare. Restano la fontana delle Tartarughe, la sua bellezza e i fiumi di parole mie e di mio padre.
20 ottobre 2008
Del perché la narrativa si è esaurita e altre alterazioni mentali
Sabato si torna a Roma. Devo riprendere argomenti lasciati in sospeso, fare una tipologia e incontrare amici e qualche conoscente. Due settimane passate ad Heidelberg e due settimane di una delle tante vite parallele in cui si scompone il mio io. Roma è la città delle persone che conosco bene, che mi hanno vista crescere e invecchiare, Heidelberg quella delle conoscenze che, cito la mia coinquilina Heidelbergense Catia “ti fanno un buco nel cervello e poi se ne vanno o te ne vai tu”. È strano come qui si stringano dei rapporti strettissimi in poco tempo che incidono, anche profondamente, nella tua vita, ma solo per il tempo di non sentirsi soli.
Si passano in fretta tutti gli stadi dell’amicizia e ci si ritrova a raccontare di se stessi a persone mai viste fino a un mese prima. Tutto questo genera confusione. La confusione di chi non riesce a capire quale sia la vera vita e quale invece il suo ricordo o la sua illusione. Poi c’è la vita solitaria. Quei mesi che passo da sola in giro per i Balcani a fare qualcosa per cui ora non mi sento assolutamente motivata. Se va bene poi ci sarà la vita di Parigi, e chissà quante altre ancora. Ad Heidelberg mi trovo nel fast-food dei rapporti umani. In una casa degli specchi dove la mia immagine è replicata infinite volte.
(pubblicato solo oggi ma scritto durante gli ultimi due giorni di permanenza ad Heidelberg)31 agosto 2008
Θεσσαλονίκη
...questo e' uno dei posti dove potrei passare una bella parte di vita. Una citta' fantastica, greca ma fortemente balcanica allo stesso tempo. Greci a parte e' pieno di macedoni, albanesi, serbi, turchi e caucasici, solo per citare le minoranze piu' nutrite. Luogo di moschee trasformate in chiese ortodosse e strade che dal mare si arrampicano in salita, verso le colline; presente che si sovrappone al passato e passato che influenza il presente, tante identita' diverse che si mischiano e si sovrappoongono, trasfigurandosi una nell'altra. Vagando per ore senza meta fra un vicolo e l'altro, ho trovato un negozio che vende la birra georgiana Kazbeghi. Basta una birra per scovare in un angolo di cervello la sinapsi che ti fa ricordare luoghi passati e forti emozioni di anni fa, luoghi fisici e luoghi dell'anima.
1 agosto 2008
Saturday night flight
Nuovo Salario-scene di vita urbana, il parrucchiere per uomo
14 luglio 2008
nonluoghi
Sbaglio tempi, modi e parole, azioni e pensieri. Non so esattamente che cosa sia, di che cosa possa trattarsi, forse di una malattia tropicale che si prende quando si vedono i tramonti in Africa…quando tutto è relativo, conosci tante persone ma non ti leghi a nessuna. Un amico dura lo spazio della tua o sua permanenza in un posto, poi riparti o parte lui. Tutto diventa relativo, lo spazio, la distanza, i rapporti umani. Ci si ritrova soli con se stessi più spesso di quanto si pensi. L’uomo nasce dal niente e va ogni giorno a passi veloci verso il niente. Il nulla che avanza. Tutto è nulla, tutto è relativo.
8 luglio 2008
Itaca
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
K. Kavavis
