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17 gennaio 2011

Heidelberg e la sua inevitabile balcanizzazione

Recentemente mi è capitato di parlare di Heidelberg con un amico, e allo stesso tempo di rileggere dei post sulla mia benodiata cittadina tedesca, scritti in vari momenti di questi lunghi 3 anni passati a vagare per i Balcani. Non riesco a smettere di pensarci. Ad Heidelberg e ai Balcani. E alle parole del mio amico.

Sono stata cattiva con Heidelberg, non sempre ma la maggio parte delle volte. Ne ho parlato male, l'ho disprezzata profondamente e usata come termine negativo di confronto con i miei benamati Balcani. L'ho derisa e presa a calci, approfittandone però sempre quando ho potuto.

Ma senza Heidelberg non ci sarebbero mai stati i Balcani. Spesso tendo a scordarmi il perché sono approdata in questa oscura (per chi non lavora all'università) cittadina, quasi al confine con la Foresta Nera: proprio per avere la possibilità di continuare a lavorare nei Balcani.

Senza Heidelberg e senza dottorato non ci sarebbero stati i 2 mesi in Albania ogni anno, non ci sarebbe più stata la Macedonia e nemmeno la Grecia. Grazie ad Heidelberg sono stata ad Atene in un allegro giugno greco fatto di polizia chiacchiere e sole; e ho passato a Thessaloniki 3 mesi invernali meravigliosi. E sempre grazie ad Heidelberg che sono andata a Parigi e che ho avuto la possibilità di continuare a fare ricerca. Grazie al contrasto con Heidelberg grigia d'inverno che amo i Balcani pieni di caldo e cicale d'estate. I miei cocci, tutti, li devo ad Heidelberg.
Quest'estate mi hanno paventato la possibilità di un lavoro a tempo indeterminato (o almeno per molti anni a Korçë). Ho chiuso gli occhi e mi sono messa a pensare alla piana bianca d' inverno, alla immobile solitudine che mi avrebbe rosicchiato l'anima qui fra le montagne. Korçë d'inverno. Il nulla silenzioso della neve lasciato dagli emigrati che tornano in Italia o in Grecia a lavorare. Un paesaggio fatto di pochi vecchi stanchi e giovani contadini a cui hanno rifiutato il visto. Non c'è nulla di poetico nelle montagne albanesi d'inverno, solo tanta gelida asprezza.

I Balcani sono sempre stati il luogo della mia solitudine sentimentale. Li ho girati in lungo e in largo ma sempre da sola. In Macedonia sono stata da sola. Ho passato a Salonicco 3 mesi da sola: io con i miei cocci e la città. Stesso discorso in Albania. Quando sono nei Balcani sono tutt'uno con il paesaggio, con il cielo, il mare o la montagna, con i miei amati cocci e ruderi vari, ma non con le persone.
Guardo quasi ogni sera il tramonto, quando finisco di lavorare al Museo di Korçë. Da sola mi arrampico dietro alla montagna e mi perdo nella mia solitudine color indaco, screziata di sangue e zabaione del cielo.

A causa dei Balcani ho perso l'amore. Me lo hanno succhiato via dalle vene goccia a goccia, fino a far rimanere un vuoto colmato da brutte schegge di terracotta. I Balcani sono il mio rifugio, la mia meta di fuga preferita. Quando non tollero il confronto con me stessa fuggo lì perché so che nessuno giudicherà la mia carriera accademica o la qualità del mio lavoro. Mi giudicheranno per i miei tatuaggi o perché non sono sposata, che sono cose che ovviamente non mi toccano in alcun modo. Ogni volta che sono fuggita da me stessa sono corsa a rifugiarmi qui, e negli ultimi anni è diventata una dipendenza devastante.

Mi è iniziata a piacere Heidelberg quando ho smesso, per la prima volta dopo almeno 6 anni, di fuggire e ho ricominciato ad amare. Pedalo veloce con la nebbia che mi entra violenta nelle narici e guardo paesaggi mai visti, nuvole umide che si spostano lungo il crinale della collina, l'orizzonte verso il Reno.
Mi ero dimenticata che le sorgenti del Danubio si trovano qui in Germania, pochi chilometri a sud da casa mia, nel cuore profondo della Foresta Nera.

27 dicembre 2010

Mare del Nord

29.12.2010 - 2.1.2011

Heidelberg - Düsseldorf - Sankt Peter Ording

823 chilometri, circa 8 ore di viaggio, in treno fino a Düsseldorf poi in macchina fino a S. Peter Ording.

"Non conosci la Germania!"
"È vero, non la conosco per niente."
"E poi lo sai, che Heidelberg non è la Germania; lo sai che qui è un posto particolare, che galleggia sopra  la realtà senza mai immergervisi del tutto. Questo è non-luogo dove tutti noi viviamo, ognuno nella propria bolla di sapone. Devi iniziare a conoscere la Germania, a vivere la Germania. Andiamo, ti porto a nord."
"Andiamo."




15 agosto 2010

Buon viaggio

Quest'anno parecchie persone che conosco hanno deciso di passare le loro vacanze nei Balcani. Io ovviamente ho invitato tutti a passare qui in Albania, a Korcë, a trovarmi. Altrettanto ovviamente tutti hanno declinato il mio entusiastico invito.
Questa serie di viaggi e gentili rifiuti ha scaturito in me alcune riflessioni:

1- La guerra e' sempre più lontana e i Balcani sono sempre più vicini. Sulla morte, l'orrore e la povertà stanno crescendo fiori ed erba, e quella coltre grigia di diffidenza verso i paesi dove regnava un'atmosfera post-bellica si sta sciogliendo al sole. La prima volta che misi piede a Skopje gli unici stranieri che si trovavano in città erano militari e diplomatici. Mi ricordo, era gennaio di 6 anni fa e nevicava, un posto di blocco di carabinieri italiani fra Stara Carsija e l'Università. Li sentivo parlare nella mia lingua mentre mi perdevo fra la folla. Mi misero paura. Lo stesso anno ci furono le le elezioni. Mi ricordo il rumore dell'attentato alla stazione di polizia. Un boato che si e' spalmato senza morti per la città e gli elicotteri che riempivano di rumore il cielo per tutta la notte, le macchine bianche bollate UN per le strade. Ed era solo l'ultimo pallido rigurgito della guerra in Kosovo.

2- i Balcani non sono tutti uguali, e io mi trovo per lavoro in posti assolutamente non turistici, tagliati fuori dal mondo, belli per questo, ma di una bellezza selvaggia e aspra che non riesco mai a condividere con nessuno. Anche i Balcani sono uno, nessuno e centomila, sono le spiagge super turistiche di Hvar e i muri crivellati di proiettili di Sarajevo e Mostar, la placida bellezza di Baja Kotorska e le aspre montagne albanesi o la Pelagonia, che nessuno conosce né saprebbe indicare sulla carta geografica. Belgrado e' una favola e la Drina e' dello stesso colore trasparente degli occhi di un ragazzo di cui mi innamorai tanti anni fa.

Godetevi i Balcani in tutta la loro folle bellezza e bruttezza.
Buon viaggio a tutti voi


14 agosto 2010

Dedicato a un viaggiatore

La mattina si svegliò con una forte voglia di Africa in bocca. L’alba si era appena fatta mattino, ma lei era sveglia da almeno tre ore. Prima le necessita fisiologiche la costrinsero ad abbandonare il sonno, poi le voci del vicinato insonne del venerdì sera. L’estate elimina molte barriere, le finestre aperte, le terrazze e i patii fioriti sono dei sorprendenti veicoli di comunicazione. Sfuggire alla canicola diventa più vitale che tutelare la propria intimità domestica. Cosi le case si aprono agli sguardi reciproci degli abitanti e le voci non si fermano più sui vetri delle finestre.

L’Africa era un ricordo lontano di terre rosse e polvere fra i denti.

Quali erano le sue priorità? Una o molteplici. Se plurali, poi, in che ordine? La falsa lucidità nervosa che da’ l’insonnia la costrinse a passare in rassegna la sua vita. Proprio la sera prima aveva fatto una lunga chiacchierata con un amico lontano, che vive dall’altra parte dell’oceano. La notte agitata che aveva appena passato era dovuta probabilmente al meccanismo perverso che scatta nella mente di chi pare non aver ancora deciso cosa fare della propria vita dopo aver a lungo dialogato con chi invece cosa fare lo ha ben deciso: un lavoro stabile e prestigioso, una casa, una moglie e una figlia. Uno di quelli che ha fatto la cosa giusta, perché a 34 anni bisogna fare cosi. Il paragone con le vite degli altri e’ l’arma peggiore che si può usare contro se stessi.

L’Africa, questa entità posticcia e astratta fatta di terre rosse e odori forti, mischiati nel pentolone etnico dell’immaginario europeo. Una zuppa di sensazioni colorate, di bambini nudi con la pancia gonfia, di donne magre che allattano di niente i propri figli. E poi ancora scimmie, elefanti, gazzelle e leoni, cibo africano, balli africani, vestiti e gioielli africani. Qualsiasi cosa sia colorato o abbia un aspetto primitivo e’ africano.

Non era di quello che aveva voglia. L’aggettivo “etnico” lo lasciava volentieri a tutti quelli che avevano voglia di riempirsi la bocca di concetti esasperatamente fatui.

“Ho comprato un mobile africano in un negozio etnico!”

“ho ascoltato un concerto di musica etnica!”

“come mi sta questa collana etnica?”

No, non ci siamo. Era uno zaino quello di cui aveva bisogno, uno zaino, un biglietto aereo e dei soldi in tasca, sandali comodi per camminare. Uno zaino per cacciare via dalla sua testa tutta quella necessità di vita normale.

11 maggio 2010

la gatta Pistache

La gatta Pistache dorme sulla mia valigia e fuori Parigi piove.
Sono arrivata ieri a Parigi, e la prima cosa di cui mi sono accorta e' di aver preso una sonora fregatura con la stanza che avevo trovato via craiglist. La fagiana lo sapeva: mentre pagavo il mio bollettino di affitto+caparra tutto sull'unghia, ero troppo distratta dai miei drammi interiori per avere la lucidità di sospettare. Fossi stata meno avvolta su me stessa me ne sarei accorta. Poi avendo diritto al rimborso e pensando di spendere soldi non miei ho completato l'opera di leggerezza e superficialità.
Insomma,appena scesa alla gare Est mi sono recata all'indirizzo che mi aveva dato quello che poi si sarebbe confermato un truffatore e mi sono infilata nel portone dietro ad un uomo di circa 40 anni alla ricerca di questa fantomatica casa.
Niente di niente. Ovviamente.
Il signore mi ha chiesto chi fossi e che cosa cercassi, mi ha fatto entrare dentro casa sua e mi ha ospitata per quasi 5 ore. Mi ha aperto la porta di casa sua, ad una sconosciuta con una valigia che parla francese a stento, mi ha dato da bere e da mangiare, mi ha fatto ridere e mi ha consolata, mi ha parlato di sua moglie, ho conosciuto i suoi figli. La casa era ricavata da un negozio a piano terra che dava sulla strada, piena di bici e di bicchieri uno diverso dall'altro. Ho mangiato insalata di carote all'aglio e formaggio italiano. Anche il quartiere ha un suo perverso fascino, una specie di piazza Vittorio, si chiama Stalingrad! Multietnico e colorato. Avevo il numero di telefono della nipote di un'amica della moglie di mio padre, cioè di una perfetta sconosciuta, che abita qui a Parigi da 12 anni.
Mi hanno fatto dormire nel loro accogliente caos famigliare, Lei all'8 mese di gravidanza con una bambina di un anno e mezzo, e la gatta Pistache che corre la mattina già dalle 6 per il salotto dove si trova il mio divano letto.
Ho perso i soldi. Ho guadagnato un bel pezzo di vita.
Ripiegarsi su se stessi fa male.

9 aprile 2010

Paris

Arrivo fra un mese, mia cara baguette croccante. Ho voglia di morderti appena sfornata, semplice o al burro, fra un sorriso e l'altro di un caffè lungo. Erano anni che ti sentivo lontana. Ti vidi attraverso gli occhi di una adolescente, gustai i tuoi sapori quando ero ancora acerba. Ora aspetto il flash, il colpo inaspettato, i vortici di suoni e odori che mi risucchiano. Finalmente!
Ho tanto procrastinato questo incontro. Lo aspettavo e lo temevo. E ho ancora paura di quelle impressioni ch'ebbi, da ragazzina indefinita, e poi di quelle lasciate dall'adolescenza che mi stava abbandonando.
Ora che sono un'adulta indefinita voglio proprio vedere che cosa mi farai!

22 novembre 2008

Kosovo, nevica

Stamattina nevica. Nevica dalle 8 almeno, ora in cui mi sono svegliata (poi mi sono riaddormentata). Ieri sera devo dire che mi sono divertita parecchio, siamo andati in un ristorante che sembrava di stare a via del Pigneto, quindi frequentato solo da internazionali, e poi in un posto dove facevano della musica dal vivo, frequentato anche da locali. Abbiamo bevuto veramente troppo, e li mi sono resa conto di quanto sia i friulani che i polacchi siano in grado di reggere l'alcool. Risultato, a fine serata ho speso 20 euro x la cena e altrettanti nel bar. Totale 40 euro, che per Roma, Parigi o Berlino è un prezzo normale, ovviamente per Pristina NO. Per far capire la sproporzione abbissale dei prezzi qui, dico che un pacchetto di Gauloises costa 1 euro, che uno stipendio medio (per quei kosovari fortunati che lavorano) si aggira penso attorno ai 250 euro al mese e che nelle tavole calde dove si mangia burek, si mangia seduti con 1 o 2 euro al massimo. Soluzione del mistero. Gli internazionali che lavorano qui (UN, KFOR e annessi) campano grazie al fatto che serbi e albanesi hanno deciso di uccidersi fra loro, quindi sulle disgrazie di poche migliaia di persone. La guerra è finita 10 anni fa, lasciano dietro di se rovina e devastazione che però danno lo stipendio a tutta questa gente. Chi lavora qui percepisce uno stipendio base di 10-11.000 euro al mese esentasse, gran parte del quale viene speso in ristoranti e locali ad uso e consumo della comunità internazionale, dato che a Pristina vengono tutti di passaggio per qualche anno, con la famiglia lasciata nel loro paese di origine. Nei posti per internazionali c'è solo personale che parla perfettamente inglese, dove the UN people possono vivere nel loro mondo parallelo senza avere alcun contatto con la popolazione locale...giusto lo stretto necessario. Quindi i kosovari giustamente campano a loro volta sugli internazionali che abitano qui, gonfiando i prezzi a dismisura, e di traverso si riprendono un pò di quei soldi che teoreticamente sono stati stanziati per loro.
Pristina è un posto veramente triste, con la neve sembra più bello, la neve copre e camuffa tutto.

21 novembre 2008

Kosovo

sono a Pristina per due giorni! Sull'aereo per Skopje ho conosciuto un tipo che lavora qua da 4 anni, e ho preso la palla al balzo x andare a fare una visita al museo e a trovare Kemalj Luci, un archeologo che lavora qui. Lui e un suo collega sono venuti a Skopje ieri sera, abbiamo cenato con Zane e Sanja, due mie amiche macedoni, e poi siamo partiti alla volta di Pristina. Siamo arrivati tardi, verso le 11 e mezza, e in Kosovo l'energia elettrica scarseggia, tutto era avvolto nell'oscurità. Stamattina mi sono svegliata, sono uscita di casa e ho constatato che Pristina è veramente brutta! Già sono venuta qui due volte, ma sempre di passaggio. E oggi mi si è aperta davanti agli occhi la visione di questa città in tutta la sua bruttezza e squallore. Fra poco andiamo a mangiare qualcosa, ma non penso the night life mi regalerà delle strabilianti sorprese. Però, a parte aver rimediato la carta archeologica del Kosovo (WOOOOOW da paura, non spiego perchè ma credetemi DA PAURA), mi hanno portata al palazzo del governo e nel parlamento. Bello conoscere persone che lavorano per le Nazioni Unite, a volte si riesce a sbirciare nella sala dei bottoni.

8 novembre 2008

macedonia

viaggio fuori dal normale: martedi sarei dovuta partire ma una tromba d'aria si e' abbattuta su Fiumicino. Volo rimandato a giovedi. All'aereoporto incontro una persona che non vedevo da almeno 2 anni. Strana la vita, la sua ragazza sta a Skopje x fare un qualcosa con l'universita' e lui, l'uomo meno viaggiatore del pianeta terra la va a trovare. Mi sono rinfrancata un poco, forse l'amore esiste davvero, forse no, ...ho comunque approfittato della sua professionalita' e mi sono fatta psicoanalizzare durante tutto il viaggio. Non ci credevo ne speravo ma e' servito. Mi ha detto anche che il fatto di voler essere una pietra, per l'esattezza un granito dell'Himalaya con i granati rossi, forse e' degno di essere menzionato ad un esperto psicanalista! Provare per credere, provero' non lo so, piovera' chi lo sa. Skopje e' bella, me la ricordavo piu' grigia e piu' povera. E invece cavolo...l'economia tira. Saranno stati anche i 2 mesi in Albania, ma mi sembra un gioiellino ogni anno che passa sempre di piu'. Oggi tornata al "mio" museo, tornata alla "mia" kafana, parlato con i miei amici e poi siamo andati a Veles alla presentazione di un libro con tanto di cena pagata. Sono a casa di Mihailo e Ana che ogni volta mi ospitano da qualche parte (l'ultima volta a Sarajevo) e per fortuna hanno internet a casa. Posso giocare con facebook e con il blog quanto mi pare. E l'aria odora quasi di inverno anche se fa caldo e la birra skopsko sa di buono. Domani vado a Vodno a camminare in montagna, non ce la faro' mai ad arrivare in cima!

22 ottobre 2008

A piazza delle cinque scole c'è un frammento della mia vita in secolari tradizioni giudaico-romane

Immersa in un surreale caldo primaverile ho affrontato Roma nel migliore dei modi possibili. Sono andata da Feltrinelli a piazza Torre Argentina a fare scorte di letteratura con mio padre; ho comprato " Chi ha riportato Doruntina", "Il Successore" e "Il generale dell'armata morta" di Ismail Kadarè; "vivere stanca" e " Il sole dei morenti" di Izzo e "Il ponte sulla Drina" di Andric.
Ho comprato anche "Il lamento di Portnoy" di Roth, ma non per me, era un regalo.
Carichi di cotante buone intenzioni letterarie abbiamo fatto due passi per il ghetto e preso un caffè al portico di Ottavia. La nota dolce del giorno è stata suonata alla nostra pasticceria preferita, quella all'angolo che fa solo dolci tradizionali giudaico-romani. Mi mancavano le chiacchiere che sanno di caffè, mie e di papà, i racconti dei viaggi e le fantasie concrete di progetti futuri. A Roma fa caldo, sembra che dal calendario il mese di settembre non sia mai stato strappato via. Rimane questa illusione di vivere in un periodo che già è passato, un secondo appello che mi concede clemente la mia città. Forse non tutto è perduto, uno spiraglio lo si trova sempre. Il difficile è riuscire a vederlo senza inganni ne illusioni. Resta il sapore del caffè e una discreta pila di emozioni da sfogliare. Restano la fontana delle Tartarughe, la sua bellezza e i fiumi di parole mie e di mio padre.

9 ottobre 2008

ritorno

è tanto tempo che non scrivo. La vena creativa mi si è esaurita una volta tornata dall'Albania. Dopo un breve e tormentato soggiorno romano sono tornata a Heidelberg! Dire che non mi sento a mio agio qui è un reale eufemismo, molte persone a cui tengo sono andate via e ne sono arrivate delle nuove, altri sono rimasti. è tutto così strano, tutto uguale a se stesso. Non mi sembra vero, è già passata l'estate, è già passato un anno.

27 settembre 2008

arrivederci

Arrivederci Albania, e' stato bello averti conosciuta per due lunghi e intensi mesi. Torno a Roma, solo per qualche giorno...ci rivedremo presto. Porto con me tanti ricordi che hanno coinvolto ciascuno dei miei 5 sensi, due litri di raki e tre stecche di sigarette. Ah dimenticavo i due pacchi di caffe'...
e' stato bello stare insieme e lavorare duramente. e' stao bello il caldo, e' stato bello il sole e sono stati belli anche il vento e la pioggia, l'odore d'estate e quello d'autunno. Belle le montagne e la pianura, la polvere e il fango.
Belli i volti, belle le storie e belle le persone che mi hanno accompagnata in questo tempo.
Arrivederci, ci rivedremo presto

8 settembre 2008

cronache di inizio 6a settimana

inizia la 6a settimana di passione...ormai il mio stomaco si e' abituato a quasi tutto. Certo la stanchezza inizia a farsi sentire, come la mancanza degli amici piu' cari e della pizza margherita! per non parlare della mozzarella! ma si tiene duro e si va avanti.
Domenica sono arrivati al museo i tipi dell'altra missione (la missione "rivale" dell'universita' di Tirana...lol..) e la vita si e' fatta un po' piu' caotica e movimentata. In mezzo a loro c'e' pure un italiano che studia a UCL. Lui resta solo una settimana...pivello :) Vabbe' si, sto facendo un poco la coatta, come si dice a Roma, ma dopo tutto questo tempo passato qui un pochino me lo posso anche permettere. In questi giorni sto sbattendo la testa, oltre che sui cocci, anche sull'application form per la cotutela di dottorato con la Sorbona, il che vuol dire, ricerca a parte, che fra i miei peregrinaggi potrei includere pure Parigi....mica male! Avrebbe potuto essere Scurcola Marsicana o Ariccia, o peggio un posto sfigatissimo tipo che ne so, qualche ameno villaggio della Calabria (Trebisacce...chi conosce e sa di cosa parlo batta un colpo, hahaha), e invece se riesco fra qualche mese mi faro' una bella passeggiata per gli Champes Elisees (bella, nemmeno so come si scrive) masticando una baguette al burro intrisa di sudore. Lo dico perche' un luogo comune sui francesi e' quello della baguette sotto l'ascella. E io adoro adeguarmi alle usanze locali! Insomma, spero di essere all'altezza di tutto cio' e della baguette e di non fare le mie solite figure barbine, che pero' a quanto ho visto da esperienze pregresse, sembrano essere uno dei modi migliori per ottenere qualcosa. Forse se scrivo una parolaccia sul modulo il rettore si commuove e mi firma subito tutto. Piu probabile che mi arrivi una denuncia per diffamazione.
Comunque la legge del contrappasso "something you get something you lose" e' stata ampiamente verificata anche in questi giorni, e oramai, grazie alla rigorosa analisi scientifica condotta, posso affermarne la veridicita'.
Voglio il premio Nobel per la filosofia da pausa caffe', momento sublime in cui si concentrano su questo tema tutti i miei sforzi cerebrali. A proposito di caffe', ultimamente ho riniziato a leggere i fondi del caffe' turco. Mi sento proprio maga Mago'. Bellissimo che gli albanesi della missione hanno iniziato a prendermi in giro chiamandomi zingara, il che per me e' un complimento! Spero di riuscire ad andare dalla mamma di Benni cosi' mi insegna, dato che lei e' zingara per davvero!
Sabato scorso siamo andati a fare un giro per paesini attorno a Korca, alla ricerca di una chiesa ortodossa del XIV secolo con degli affreschi meravigliosi. La bellezza delle montagne che circondano la piana di Korca quando tramonta il sole, e' resa ancora piu' intensa dalle persone che scendono dalla montagna a cavallo, carichi di legna da ardere o di foraggio per gli animali. Recentemete il mio vocabolario albanese si e' arricchito di 2 o 3 parole in piu', e a volte riesco addirittura a comunicare un minimo con le persone. Troppo bello!

31 agosto 2008

Θεσσαλονίκη

fine settimana a Thessaloniki
...questo e' uno dei posti dove potrei passare una bella parte di vita. Una citta' fantastica, greca ma fortemente balcanica allo stesso tempo. Greci a parte e' pieno di macedoni, albanesi, serbi, turchi e caucasici, solo per citare le minoranze piu' nutrite. Luogo di moschee trasformate in chiese ortodosse e strade che dal mare si arrampicano in salita, verso le colline; presente che si sovrappone al passato e passato che influenza il presente, tante identita' diverse che si mischiano e si sovrappoongono, trasfigurandosi una nell'altra. Vagando per ore senza meta fra un vicolo e l'altro, ho trovato un negozio che vende la birra georgiana Kazbeghi. Basta una birra per scovare in un angolo di cervello la sinapsi che ti fa ricordare luoghi passati e forti emozioni di anni fa, luoghi fisici e luoghi dell'anima.

10 agosto 2008

there will be blood

La cavalletta si e' vendicata e ha chiamato un branco di pulci affamate a vendicare la sua morte. Fantastico! bello stare qua, a parte le pulci e un letto davvero scomodo, mi mancavano le strade non asfaltate e la polvere che ti si appiccica ai denti. Bevo litri di filter coffee e fumo mille sigarette al giorno per far passare il tempo fra un coccio e l'altro, ma stamattina ho avuto la fortuna di assistere ad una cerimonia di quelle che mi fa amare questo posto del cazzo. Due delle ragazze albanesi che lavorano con noi ci hanno invitati ad un santuario ortodosso in un posto sperduto quasi al confine con la Grecia, a un'ora di pulmino da Korce. Il posto di per se era abbastanza brutto. Una chiesa ortodossa nuova, con le classiche icone e una specie di edicola in pura latta rossa fuori per accendere le candele. Si dice che se stai male e dormi una notte li poi il giorno dopo scoppi di salute... Io, blasfema, al terzo segno della croce mi sono allontanata dal gruppo e curiosando dietro l'edificio mi sono imbattuta in una cerimonia fantastica: una famiglia albanese che squoiava una capra legata per i piedi ad una specie di balaustra per festeggiare l'arrivo dei parenti emigrati negli stati uniti. La balausta era di fronte ad un fontalile e a un albero, accanto ad un fiumicattolo abbastanza sporco. Mi veniva da vomitare ma mi sono avvicinata e ho fatto amicizia tanto che mi hanno chiesto di documentare questa reuniuon con la mia macchina digitale. Fantastico! Quando hanno tagliato la pancia per estrarre il sacco delle interiora il senso di nausea si e' fatto piu forte, ma alla fine fra puzza di morte e sangue e di interiora di capra ho fatto il mio lavoro da fotoreporter. Ho documentato tutto il procedimento, anche quando spaccano il cranio in due con l'ascia... la prossima volta mettero qui un po di foto... oltre alla capra squioiata c'erano un sacco di polli vivi a cui hanno tagliato la testa, che poi hanno appeso assieme alle zampe alla balaustra e sull'albero vicino, insieme alla pelle delle capre squoiate. C'era un odore di sangue misto a odore di cera di candela che faceva girare la testa, e alle 9 di mattina il caffe' e il latte non li avevo ancora digeriti. L'allegra e numerosa famigliola ci ha invitati a pranzo ma purtroppo dovevamo tornare a Korca...amo l'Albania

8 agosto 2008

dottorato, filosofia spiccia e cavallette

Tornata dopo un anno a Korçë, tante cose sono cambiate. Non tanto nella città stessa, ma nel mio ruolo qui. Non so come ho fatto, ma quest’inverno ho ottenuto l’autorizzazione a studiare del materiale inedito per il mio dottorato. Anzi, diciamo proprio che se non avessi avuto gli strati 9, 8 e 7 di Sovjan da includere nel mio lavoro, la mia ricerca sarebbe stata se non proprio scarna, decisamente di livello inferiore. La mia presenza qui è uno di quei classici casi in cui contatti qualcuno di abbastanza importante che non hai mai visto in vita tua, e chiedi qualcosa di abbastanza grosso esplicitamente, perché tanto non hai nulla da perdere a farlo. Al massimo succede che non ti rispondono o ti dicono di no. Che costa provare? Così è andata l’anno scorso. Ho scritto a G.T. professore alla Sorbona nonché direttore dell’école doctoral di archeologia preistorica della stessa università e direttore dello scavo in questione, una mail del tipo “ciao sono Maja e studio i Balcani meridionali, se ti interessa contattami!”, che se la rileggessi ora mi vergognerei come un branco di cani bastardi. Dopo mesi e mesi di silenzio, totalmente inaspettata, mi arriva una mail di risposta in cui. G.T. mi invita sullo scavo in Albania a vedere i cocci dell’età del bronzo. Sono andata a mie spese, ho visto i cocci, e dopo una settimana mi hanno chiesto di rimanere per un mese per fare ricognizioni pagata (poco, ma in archeologia ci si deve accontentare). Non so come sia potuto accadere, ma senza aver mai avuto alcun contatto con G.T. e tantomeno con la Sorbona e l’école francaise continuo a lavorare allo scavo pagata (sempre poco, se volete fare soldi non fate l’archeologo), per fare una cosa che serve principalmente a me. Addirittura gli ho chiesto di essere il mio second advisor della tesi di dottorato, e pare abbia accettato…spero non ci sia una sola troppo grande sotto. O meglio, la sola c’è comunque, l’archeologia in quanto tale è una sola, e poi bisogna anche considerare che in Albania non ci vuole venire proprio nessuno, mica parliamo della Grecia o della Turchia, qui stiamo in mezzo alle montagne e alle pecore, sprofondati in un sottosviluppo, che non ha ne il fascino di Tirinto ne tantomeno quello dei tell anatolici, ma non è questo il punto. Da un po’ di anni a questa parte sto cercando di verificare con metodi empirici e sperimentali la validità di una mia penetrante e arguta teoria sul destino del genere umano: se ti capita qualcosa di molto bello, subito dopo accadrà qualcosa di ugualmente brutto. Questo perspicace concetto, degno del miglior Immanuel Kant e della scuola di tradizione hegeliana, può essere efficacemente integrato con la seguente locuzione: se sputi in aria poi ti ricade in testa! Per fortuna pare si verifichi anche il contrario, cioè che la sfiga più nera non duri per sempre e che sia la premessa a situazioni e circostanze propizi. Bisogna anche tenere a mente il seguente corollario: quello che sul momento può sembrare una sfiga assurda o un periodo particolarmente infelice a distanza di qualche tempo può rivelarsi, al contrario, una vera fortuna e un momento della vita da ricordare con piacere. A volte si è inconsapevoli della propria felicità e del suo significato. Quello che mi resta da capire ora è se questa cosa, a mio giudizio molto bella, è il riequilibrio di qualcosa di brutto che è successo nei mesi precedenti oppure se devo aspettarmi da un momento all’altro che si scateni l’inferno. Altra cosa non secondaria da tenere sempre a mente: può capitare che la iattura si manifesti in settori della vita altri rispetto a quello in cui si è manifestata la buona sorte. Forse mi cadranno tutti i capelli o ruberanno la mia bicicletta che ho lasciato ad Heidelberg…Tanto per iniziare a non contrariare il Fato, in questo preciso istante dovrei smettere di scrivere, ché la luce del computer, a Korçë di notte, attira una quantità di insetti mai visti prima, alcuni dei quali mi stanno saltando in testa e sul cuscino e mi fa pure un po’ schifo. C’è una cosa cavallettiforme che al buio mi sta rimbalzando sui capelli e sulle braccia e la sensazione è tutt’altro che piacevole. Che diceva l’apocalisse? Cavallette che divorano tutto al suono delle trombe di Falloppio mentre il fuoco finisce di distruggere ciò che resta? La mia l’ho appena uccisa con una ciabattata, a seguito della benedizione mugugnante di Anna Maria che sta dormendo in stanza con me :- Siiii, ammazzala…..groan groan….. zzzzzzzzzzzzzzz! Per quanto riguarda le cavallette che verranno ci penserò poi, ma domani vado a comprare il vape per precauzione. Forse dovrei interpretare questa sinistra cavalletta come un oscuro presagio, ma voglio pensare che sia solo colpa dell’aria di montagna. Stanotte dormo con un cadavere di cavalletta verde sotto il letto. In altri tempi l’avrei raccolta con un foglio di carta o addirittura con le mani e l’avrei delicatamente accompagnata alla porta, oggi invece l’ho presa a ciabattate e spiaccicata sul muro. Come si cambia nella vita.

6 agosto 2008

Abania 1

here we go! primi giorni n Albania.
Cosa e' cambiato dopo un anno:
1-per ora c'e' la corrente elettrica tutto il giorno e non si sente piu il rumore assordante dei generatori
2-le sigarette sono aumentate! adesso le Marlboro costano 1 euro e 15 centesimi a pacchetto
3- hanno sistemato qualche casa e aperto un po' di banche nuove
4-ci stanno piu soldi che girano e si inizia a notare...hanno aperto filiali di banche americane...dollar dollar!

Cosa e' uguale doipo un anno:
1-il pazar della parte musulmana (pazar con la P e non con la B)
2-il modo di guidare ignorando i pedoni
3-i cortei strombazanti di macchine dei matrimoni, col cameramen sulla macchina di testa appollaiato sul tetto
4-il visto costa fra 1 e 2 euro invece di 10

2 agosto 2008

Ma che diavolo ci faccio qua ad Heidelberg? (2)

a poche ore dalla partenza per l'Albania mi chiedo ancora come sono approdata nel paese dei nani da giardino, pieno di fiori alle finestre e di pittoreschi scorci sfumati dalla nebbia! Heidelberg, dove tutti gli edifici di una certa importanza sono costruiti in arenarie rosa del Palatinato e propagano per ogni strada, piazza o vicolo una soffusa luce rosata al tramonto. Quel particolare colore tenue pastello che scorre in ogni singola via come sangue nelle vene e sommerge me, te e tutte le presenze animate e inanimate della città.

I due presupposti di base, entrambi motore immobile della mia vita heidelbergense sono i Balcani e le tare mentali ereditarie. Mi spiego utilizzando una metafora da bar: prendete 1/2 di geni italiani, di cui metà di origine araba, fortemente tarati (gente che si spara dalle finestre, emigra in Portogallo senza lasciare tracce, che tenta la liberazione di Roma senza ruscirci), mischiateli con 1/4 di geni sloveni dell’aspro carso squassati dalla bora che ribalta le macchine e i cervelli, e con 1/4 di geni montenegrini, assolutamente incontaminati da almeno 15 documentate generazioni, aggiungete un cucchiaino di forte propensione a viaggiare, una spolverata di curiosità morbosa, uno o due cubetti di testardaggine, shakerate il tutto e versatelo in un bel bicchiere profondo; guarnite con una carta pergamena emessa dalla Sapienza, servite freddo.

Sono approdata in Germania per fare un dottorato di ricerca in archeologia preistorica, sui Balcani meridionali nel III millennio a.c. L’anno scorso feci domanda in 3 università, ed ottenni di poter scegliere fra Heidelberg, Londra e Goteborg. L'ultima fu scartata a priori perchè non riuscivo a visualizzarla sull'atlante. Mi erano rimaste Londra e Heidelberg, e la scelta, scienza e ricerca a parte, era in realtà tra 2 vite completamente diverse, antitetiche. Londra-città versus Heidelberg-paese, Inghilterra-inglese versus Germania-tedesco. Ala fine dopo sofferte elucubrazioni mentali ho scelto Germania. Le motivazioni (pippologie scientifiche a parte): se non vado in Germania non imparerò mai il tedesco, ho bisogno di calma e di girare in bici! fattore economico: con le mie precarie e discontinue entrate Londra è un suicidio, Heidelberg un pò meno. Però, cazzo, Londra...un'infinità di Musei, Università e istituzioni, tante possibilità lavorative, la City, la gente, il casino, la vita...

ok alla fine Heidelberg. Ad un anno esatto dalla fatidica scelta ancora non riesco a capire se mi sono suicidata o meno. Mi ricordo ancora la mia mano che metteva la firma su quei cavolo di fogli che ti mandano le università: accetta l'offerta- rifiuta l'offerta. Firmi qui, è sicuro? si? bene! Mi ricordo esattamente il giorno, dove ero e con chi. Mi viene da ridere: col Sirvo e con Andrea a cui ho affidato le due lettere da spedire con posta prioritaria. Io non potevo farlo perchè, tanto per cambiare, il giorno stesso dovevo prendere un aereo per tornare in Albania, quindi ho affidato a 2 fra i miei migliori amici l'arduo compito di imbucare il mio futuro.

Tutto questo è successo quasi esattamente un anno fa

1 agosto 2008

Saturday night flight

sabato sera ore 21.30 circa finalmente mi farò trasportare a Salonicco dal vettore aereo nazionalpopolare Alitalia, spero quindi di atterrare almeno in orario visto che l'arrivo è previsto per mezzanotte ora locale (i greci devono sempre distinguersi per qualcosa da chi li circonda geograficamente, ma questa è un'altra storia...). Sono immersa nell'accidia più completa, sto rimandando tutto quello che devo fare all'ultimo secondo, come cercare un posto per dormire dato che arrivo in città verso l'una, oppure capire da dove e a che ora parte l'autobus per Korca il giorno dopo. Spero di non dover passare la notte all'aereoporto di Salonicco o peggio sul lungo mare o alla stazione dei pulman. Non sono troppo entusiasta di mettere il mio culo sull'aereo e poi soprattutto sui fantastici bus che collegano la Grecia all'Albania. Anzi non mi va per niente. C'è chi la chiama la sindrome del pre-partenza, zero voglia di partire o di pensare in qualsiasi modo al viaggio, di prepararsi o fare i bagagli. Poi arriva il momento di andare e tutta la negatività dovrebbe scomparire. L'unica cosa di cui avrei voglia adesso è starmene a dormire, e vegetare un pò nella vita romana, anche se devo dire che quando torno a volte mi prende un senso di oppressione enorme. Effettivamente ogni volta che mi trovo nuovamente in area Nuovo Salario mi viene un senso di voglia di fuga. L'afa del primo agosto a Nuovo Salario-Montesacro sembra così immobile, ferma, piatta e implacabile. Per non uscire da casa di mia madre a comprare le sigarette mi sono accesa una Pall Mall al mentolo, avanzo di un pacchetto comprato per sbaglio in Ghana a gennaio 2007. Che schifezza. Ho ricostruito una scena perfetta da agosto romano: film spazzatura made in US in televisione, sigaretta rimediata nei cassetti della memoria, pigiama e capelli arruffati legati con mollettone. Ovviamente non mi sono nemmeno lavata i denti, ma al retrogusto di menta ci ha pensato la sigaretta che ho appena spento. Sguardo assente davanti al computer e caldo opprimente che aumenta man mano che ci si avvicina al centro della giornata. Oggi pomeriggio sforzo immane per fare gli acquisti dell'ultimo minuto e stasera pizza con gli amici! un quadro perfetto reso ancora più vivido da una enorme zanzara che si è posata sul monitor. Già è l'una e devo ancora iniziare a cercare sto cavolo di albergo a Salonicco, se no davvero mi tocca dormire per strada. Altra sigaretta al mentolo....temporeggiare con destrezza...


Nuovo Salario-scene di vita urbana, il parrucchiere per uomo