Visualizzazione post con etichetta Albania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Albania. Mostra tutti i post

28 settembre 2010

domani

Domani mi metto in viaggio, destinazione la vita normale.
Un giorno di camera iperbarica e iodio a Salonicco, poi Stoccarda e infine Heidelberg.
Parto col cuore pesante.
Io sto bene qui, fra il raki, il fango e la povere.
Vi lascio il doppiopetto e i profumi, la moda e tutto il resto.
Mi prendo volentieri in cambio il fango, la polvere e la libertà.

27 settembre 2008

arrivederci

Arrivederci Albania, e' stato bello averti conosciuta per due lunghi e intensi mesi. Torno a Roma, solo per qualche giorno...ci rivedremo presto. Porto con me tanti ricordi che hanno coinvolto ciascuno dei miei 5 sensi, due litri di raki e tre stecche di sigarette. Ah dimenticavo i due pacchi di caffe'...
e' stato bello stare insieme e lavorare duramente. e' stao bello il caldo, e' stato bello il sole e sono stati belli anche il vento e la pioggia, l'odore d'estate e quello d'autunno. Belle le montagne e la pianura, la polvere e il fango.
Belli i volti, belle le storie e belle le persone che mi hanno accompagnata in questo tempo.
Arrivederci, ci rivedremo presto

23 settembre 2008

ritorno

gli ultimi giorni passano veloci, fra lavori da finire e burocrazia da sbrigare. In piu ho anche paura di non riuscire a prendere l'aereo dato che ho un biglietto Alitalia. Spero proprio che non mi lascino a Salonicco...
Domenica e lunedi siamo andati ad una conferenza a Tirana. Tornare dopo tutto questo tempo in una citta' mi ha fatto impressione! Certo, Tirana non e' esattamente New York ma la differenza con Korca l'ho avvertita parecchio. Adesso e' tempo di bagagli, tempo di rimettere a posto la testa e di iniziare un altro tipo di vita. Non ne ho voglia, sono stanca e vorrei solo dormire, ma non si puo' e continuo ad procedere a passo lento.

14 settembre 2008

dietro l'angolo della montagna

campi pecore e cavalli

la pioggia lava via l'estate e la mia voglia di tornare

anche l'autunno si fa vedere con violenza. Pare che non ci sia nulla da queste parti che avvenga dolcemente. Pioggia tutto il giorno e si e' passati da 30 a 15 gradi nel giro di una giornata, dalla polvere che ti si infila dappertutto al fango che copre le strade. Oggi, nostalgica, ho fatto la pasta con le melanzane. Bucatini per l'esattezza.
Mancano solo 2 settimane al ritorno...da un lato la voglia di un letto decente e di un bagno che si possa dire tale si fa sentire...potrei paragonare il modo di vivere in missione ad una specie di vita da campeggio, solo che invece di stare al mare in vacanza si lavora fra le montagne. Pero' tornare alla via tedesca di ogni giorno, ma soprattutto ai problemi e alle terribili cose irrisolte che ho lasciato in un cassetto prima di partire mi traumatizza non poco. Si prepara un anno pesante.
E di certo tornare a fare passeggiate lungo il Neckar non e' proprio una cosa che mi riempie di gioia, anzi, preferisco il fango albanese! Poi nemmeno posso dire, beh dai almeno torno a casa! quale casa? Heidelberg e' casa mia adesso? Roma lo e' ancora? Che vuol dire casa?
Maja, mettiti l'anima in pace e pensa al senso della vita, beviti una birra, un raki, fumatici sopra mezzo paccheto di sigarette e poi vai a dormire, che domani alle 5.30 suona la sveglia!

8 settembre 2008

cronache di inizio 6a settimana

inizia la 6a settimana di passione...ormai il mio stomaco si e' abituato a quasi tutto. Certo la stanchezza inizia a farsi sentire, come la mancanza degli amici piu' cari e della pizza margherita! per non parlare della mozzarella! ma si tiene duro e si va avanti.
Domenica sono arrivati al museo i tipi dell'altra missione (la missione "rivale" dell'universita' di Tirana...lol..) e la vita si e' fatta un po' piu' caotica e movimentata. In mezzo a loro c'e' pure un italiano che studia a UCL. Lui resta solo una settimana...pivello :) Vabbe' si, sto facendo un poco la coatta, come si dice a Roma, ma dopo tutto questo tempo passato qui un pochino me lo posso anche permettere. In questi giorni sto sbattendo la testa, oltre che sui cocci, anche sull'application form per la cotutela di dottorato con la Sorbona, il che vuol dire, ricerca a parte, che fra i miei peregrinaggi potrei includere pure Parigi....mica male! Avrebbe potuto essere Scurcola Marsicana o Ariccia, o peggio un posto sfigatissimo tipo che ne so, qualche ameno villaggio della Calabria (Trebisacce...chi conosce e sa di cosa parlo batta un colpo, hahaha), e invece se riesco fra qualche mese mi faro' una bella passeggiata per gli Champes Elisees (bella, nemmeno so come si scrive) masticando una baguette al burro intrisa di sudore. Lo dico perche' un luogo comune sui francesi e' quello della baguette sotto l'ascella. E io adoro adeguarmi alle usanze locali! Insomma, spero di essere all'altezza di tutto cio' e della baguette e di non fare le mie solite figure barbine, che pero' a quanto ho visto da esperienze pregresse, sembrano essere uno dei modi migliori per ottenere qualcosa. Forse se scrivo una parolaccia sul modulo il rettore si commuove e mi firma subito tutto. Piu probabile che mi arrivi una denuncia per diffamazione.
Comunque la legge del contrappasso "something you get something you lose" e' stata ampiamente verificata anche in questi giorni, e oramai, grazie alla rigorosa analisi scientifica condotta, posso affermarne la veridicita'.
Voglio il premio Nobel per la filosofia da pausa caffe', momento sublime in cui si concentrano su questo tema tutti i miei sforzi cerebrali. A proposito di caffe', ultimamente ho riniziato a leggere i fondi del caffe' turco. Mi sento proprio maga Mago'. Bellissimo che gli albanesi della missione hanno iniziato a prendermi in giro chiamandomi zingara, il che per me e' un complimento! Spero di riuscire ad andare dalla mamma di Benni cosi' mi insegna, dato che lei e' zingara per davvero!
Sabato scorso siamo andati a fare un giro per paesini attorno a Korca, alla ricerca di una chiesa ortodossa del XIV secolo con degli affreschi meravigliosi. La bellezza delle montagne che circondano la piana di Korca quando tramonta il sole, e' resa ancora piu' intensa dalle persone che scendono dalla montagna a cavallo, carichi di legna da ardere o di foraggio per gli animali. Recentemete il mio vocabolario albanese si e' arricchito di 2 o 3 parole in piu', e a volte riesco addirittura a comunicare un minimo con le persone. Troppo bello!

3 settembre 2008

Party di meta' missione, un po' di gente va, altra viene

Lo sport preferito degli abitanti di questo posto e' scannare pecore! e' successo di nuovo venerdi scorso, prima che partissi per Thessaloniki, in occasione della festa di meta' missione...
Stavolta il fattaccio e' avvenuto nientepopodimeno che nel cortile del museo! Una scena surreale. Petrika Lera in persona, co-direttore albanese della missione, ha comprato, come ogni anno, un bel montone vivo e belante al mercato di Korce! solo che stavolta ha pensato bene di voler condividere con noi il gioioso momento dell'uccisione e ci ha delizianti squoiando e macellando il pecorone nel cortile del museo. La cosa piu gustosa e' che lo ha fatto mentre stavamo pranzando. Non c'e' scappato il conato di vomito sul tavolo per un soffio. Pioviccicava e Benni, l'autista Rom, ha preso un ombrellone per riparare Petrika che armato di vari strumenti e col grembiule da cucina a fiori e' passato all'azione commentando tutti i vari passaggi. Siccome io sono uno dei suoi interlocutori preferiti mi commentava in italiano.
colpo secco.... craaaakkk
-Maja, ecco il ginocchio, non il tuo, quello della pecora...hahahaha!
gelo
tutti i presenti al tavolo facevano finta di non essere turbati dalla scena, anche se chissa' perche' l'appetito e' passato a tutti.Quando poi alla fine ha aperto la pancia della bestia e ha tirato fuori le viscere, ho assistito ad una delle scene piu' schifose che io abbia mai visto in vita mia.
Non so quanti hanno una qualche dimestichezza con la macellazione di animali, ma le viscere puzzano in un modo veramente nauseante. Non vi dico quando ha srotolato l'intestino.
ma il bello arriva adesso. Benni si tagliava dalle risate e aiutava Petrika felicissimo e estasiato reggendo l'ombrellone; finita la prima parte hanno preso la pelle sanguinante e pelosa della pecora e la hanno buttata cosi, nel nostro bidone dell'immondizia. Petrika, che genio dell'orrore, ha buttato le frattaglie dell'animale dentro la tazza di uno dei bagni, nonostante si fosse levato dal tavolo un coro polifonico di nooooo, che schifo, non farlo..... ovviamente quando ha cercato di titrare la catena per mandare giu il tutto si e' dovuto arrendere di fronte all'inefficacia della sua brillante idea: manco a dirlo dopo la seconda secchiata di acqua e' tornato tutto su... non solo le viscere del montone...allora piccone alla mano ha svuotato il water e ha messo le viscere in una busta di plastica, che Benni si e' portato a casa (per i cani?!?!?!?).
Ribadisco che tutto questo e' avvenuto mentre noi eravamo seduti a tavola a mangiare a circa 10 metri di distanza. Gli albanesi si tagliavano dalle risate, i francesi un po meno, e alla fine uno dopo l'altro si sono tutti alzati da tavola. Io per non vomitare ho fatto un sacco di foto, e ho documentato tutta questa surreale mattanza.
Fine primo round, i sopravvissuti hanno brindato con un bel bicchiere di raki

Rimosso l'animale macellato dal gancio e' stato messo nel portabagagli della macchina e portato ad un forno. A fine cottutra la pecora e' stata rimessa in macchina, e calda, fumante e puzzolente ce la siamo dovuta incollare per 30 lunghi minuti di viaggio fino a Sovjan dove la sera si sarebbe fatta la festa. Quando me la sono vista nel piatto (la testa spaccata in due e' andata al direttore dello scavo), non ce l'ho fatta, dopo 2 morsi mi e' risalito il conato del pranzo e ho ripiegato sull'insalata e il pane, annaffiati da litri di birra Korca e di raki
se avete lo stomaco delicato non passate di qua

27 agosto 2008

si beve e si balla

Sabato sera siamo stati invitati ad un matrimonio a Sovjan, un villaggio vicino a Korçë. Io, Anna e le due Caroline francesi, a bordo della fantastica macchina della missione battente targa greca, abbiamo affrontato 30 km di lavori in corso sulla strada Korçë –Tirana che porta a Sovjan. Normalmente che si fa: si tolgono circa 500m di asfalto, si ripara il fondo stradale e poi si passa al pezzo successivo. In Albania no, si tolgono tutti e 100 km insieme, senza alcun tipo di segnaletica o illuminazione, e si lascia la preparazione di breccia bianca, così che la velocità massima a cui si può andare è di 20 km/h, e non si vede un cavolo perché si crea talmente tanta polvere che sembra di attraversare una nuvola di ghiaccio secco. Cosa ancora più fastidiosa c’è un numero infinito di voragini aperte, dossi e deviazioni non segnalati che farebbero la felicità dei più arditi piloti di rally. In Albania le macchine hanno soppiantato il cavallo appena all’inizio degli anni 90, quando è caduto il regime, quindi l’uso corretto di tale mezzo di trasporto e le relative norme che ne regolano la circolazione non sono ancora stati ben assimilati da parte della popolazione.

Lungo la strada polverosa e buia che passa fra campi e piccoli agglomerati di case, le uniche cose che si vedono da lontano sono: i distributori di benzina, che sono gli unici posti nuovi, puliti, illuminati e curati fin nei minimi dettagli -alcuni hanno addirittura le aiole con i fiori- , e qualche mega ristorante dove si fanno i matrimoni. In realtà questi posti non sono più illuminati rispetto a quelli italiani, ma risplendono come un faro perché il resto è immerso nelle tenebre. Finalmente arriviamo al villaggio, un agglomerato di case buttate attorno ad una strada e una moschea che conosco abbastanza bene, dato che l’anno scorso ci ho abitato due settimane quando facevamo le prospezioni. Non ci sono lampioni, non c’è asfalto, non ci sono fogne e molte case sono fatte in mattoni crudi seccati al sole, che stagione dopo stagione vengono lisciati dalla pioggia e dalla neve. Scendiamo dalla macchina per aspettare un nostro amico che ci doveva venire a prendere, e sopra le nostre teste si è aperto uno dei cieli più fitti di stelle che io abbia mai visto, limpido e infinito. Uno dei pregi della scarsa illuminazione.

Arriviamo alla casa della sposa dove si stava svolgendo la prima parte del matrimonio che, come poi ho saputo, dura almeno 4 giorni. Entriamo nel giardino dove suonano e ballano canzoni albanesi e ci vengono incontro delle donne con vestiti dai colori sgargianti che letteralmente ci spingono dentro casa, fino a una stanza in fondo ad un lungo corridoio, piena di donne. Davanti c’è una specie di fila disordinata dalla quale esce una donna con in mano un vassoio di lukum. Attorno alle pareti ci sono tutte sedie sulle quali sono sedute donne anziane; al centro della stanza due vecchie cantano una litania che sembra una lamentazione funebre, tenendo un fazzoletto in mano e girando intorno a se stesse. In piedi un po’ spostata verso la finestra c’è la sposa, vestita di bianco. Sfiga ha voluto che fossi la prima di noi ad entrare. Sono rimasta qualche secondo impalata perché non sapevo che dovevo fare, e pure un po’ stordita dall’aria soffocante e dai lamenti delle vecchie. Non so come, ho capito la procedura da seguire: entra nella stanza, aspetta il tuo turno mangiando un lukum, prendi la bomboniera che ti viene offerta, vai verso la sposa, stringile la mano e augurale tanta fortuna (fatto in italiano), aggira le vecchie ed esci. Seduta vicino alla porta mi sono imbattuta nella mamma del nostro amico, che mi ha riconosciuta, baciata ed invitata a sedere vicino a lei. Che fai rifiuti? No! E mi sono sorbita altri 10 minuti di lamentazioni e felicitazioni. Dopo un po’ che non uscivo qualcuno avrà avuto pietà di me perche sono venuti a recuperarmi. Uscendo dalla casa, fra saluti e baci a gente mai vista, ho sbirciato nella stanza adiacente: stessa disposizione delle sedie, ma all’interno c’erano solo uomini e al posto della sposa un tavolino basso ingombro di bottiglie di raki e bicchieri. Si stringono mani, si “parla” con la gente “Si je?” “mir, shum e mir” “Faleminderit dhe mirupavshim”, e si arriva al ristorante.

Contrariamente all’uso italiano, nei Balcani ai matrimoni la parte del leone la fa l’orchestra rom che suona canzoni popolari. Qui la cosa più importante è ballare, ovviamente balli tradizionali. Il cibo ricopre un ruolo assolutamente secondario. Già ti trovi l’antipasto di pesce arrosto, insalata e formaggio a tavola, adagiato su piatti ovali di plastica; poi arrivano i camerieri che portano una quantità infinita di birra Korça e di bottiglie di plastica da mezzo litro di raki fatto in casa e ogni tanto passano a buttarti carne alla griglia sul piatto o adagiano dei piattini pieni di meze e di frutta negli spazi liberi fra una bottiglia e l’altra. La maggior parte del tempo a tavola lo passi a fare brindisi con i commensali o con tutti i parenti della sposa che fanno il gir dei tavoli. Quando si finisce non si cambia il piatto, arriva il cameriere che ti svuota dentro un grande vassoio anche il suddetto piatto ovale di plastica e te lo ridà! Si beve e si balla, si balla e si beve, si beve si beve si beve e si balla.

i tamburi della pioggia

La ragione principale per cui è un po’ che non posto nulla è che questi ultimi giorni invece di scrivere ho letto. Ieri sera ho finito”I tamburi della pioggia” di Ismail Kadarè, uno dei più noti scrittori albanesi contemporanei. Parla dell’estenuante assedio di Kruja, cittadella fortificata simbolo della resistenza albanese, ad opera dell’impero ottomano nel XV secolo, quando i turchi pezzo di terra dopo pezzo di terra occuparono tutti i Balcani. Il romanzo si chiude con l’inizio delle prime piogge autunnali che segnano la umiliante disfatta degli assedianti. Guidati da Giorgio Castriota detto Scanderbeg, gli albanesi resistettero all’occupazione ottomana per 30 anni, prima della definitiva capitolazione. E a questo punto mi viene una punta di orgoglio a pensare che un po’ più a nord, il Montenegro è stato l’ultimo ad essere conquistato dai Turchi. Grande rispetto per la resistenza albanese, ma i miei antenati la libertà se la sono conservati più a lungo.

a proposito...oggi piove!

17 agosto 2008

vita da museo

la vita scorre tranquilla nel cuore dell'Albania, anzi a volte mi rompo pure un poco le palle.
La giornata tipo e' la seguente:
sveglia alle 6.30
colazione alle 7
si lavora dale 7.30 alle 2, e in questo intervallo di tempo ci sono un numero infinito di assurdi personaggi che fano capolino al museo. Quelli che vedo ogni giorno sono: l'idraulico che deve essere pagato da mesi, Suzana, la cuoca della missione con il fantastico Arben, l'autista Rom-Sinti che l'altro ieri ci ha invitato alla sua festa di compleanno (mi sono tagliata, ho fatto un sacco di foto con la nonna!!!), poi c'e' il custode che coglie le prugne dall'albero per preparare il raki, l'altro custode che ti offre sempre l'acqua frizzante, la tipa che vende i biglietti per entrare al museo (fatto sconvolgente, quest'anno ci sono un sacco di turisti, italiani americani e tedeschi), e dulcis in fundo Lorenz, il tipo che dovrebe essere il direttore del museo che in realta' e' solo un mafioso e non fa assolutamente un cazzo. La cosa davero divertente e' il caos linguistico che regna sovrano. Al museo ci siamo io e Anna che siamo italiane e le ragazze albanesi che lavorano con noi che parlano abbastanza bene italiano. Suzana parla albanese e francese, Arben albanese e rom, i custodi albanese e greco, la tipa del museo albanese e inglese. Lorenz solo albanese e poco greco anche se dice che ha fatto un master in archeologia di due anni, ma con l'interprete, ad Ancona!!!! al massimo conosce Ancona perche' c'e' sbarcato illegalmente col gommone! Io non parlo francese ma inglese, Anna parla francese ma non inglese.
dalle 2 alle 5 pausa (pushim in albanese), necessaria per digerire la cucina di Suzana piu che per riposarsi dal lavoro
dalle 5 alle 8 si lavora ma ci siamo solo io, Anna e uno dei due custodi, con cui "parliamo" albanese e greco.
Ormai sono diventata una maga della frase fatta, dizionario italiano-shqiperi alla mano:
-buongiorno/buonasera come stai?
-bene grazie
-usciamo alle 9
-torniamo fra 1/2 ore
-buonanotte
Il w-end per fortuna torna il resto della missione e si sente parlare solo francese. In tutto questo cerco di continuare a studiare tedesco con l'aiuto di fantastici audiolibri che mi hano passato...magari non imparo ma con questa scusa mi isolo un po dalla parlata napoletana di Anna, 24h su 24...a volte parla anche nel sono!

13 agosto 2008

nel quadratino sulla carta

per chi non sapesse dove e' Korca.



there will be blood (2)

ieri un elicottero volava sopra i tetti di Korce...stamattina ho saputo che trasportava all' ospedale di Tirana un tipo che e' stato accoltellato, e che poi e' morto.
La storia e' andata cosi: il tipo era appena uscito dal carcere dopo aver scontato una pena per omicidio colposo; appena scarcerato gli uomini della famiglia della vittima, residenti da decenni in Francia, sono tornati apposta per applicare il Kanuni i Lekë Dukagjinit, un insieme di norme del XV secolo che regolava la vita albanese...il sangue si lava via solo con altro sangue, poco importa se sia dell'assassino stesso o di uno dei suoi familiari di sesso maschile... di solito il Kanun viene applicato nei paesini di montagna a nord, ma a volte capita anche nei centri piu grandi come Korca
...yesterday there was blood

12 agosto 2008

montone

Oggi ho trovato in cucina una ciotola piena di latte di montone. Ha una patina gialla che si forma in superficie quando si raffredda. Ancora non ho osato berlo (previa rimozione della patina giallastra), ma ho recentemente scoperto che anche il kos, lo yogurt albanese con cui faccio colazione, altro non è che yogurt di montone…oltre a questi due prodotti c’è anche ovviamente il burro di montone, che viene usato senza lesinare nella preparazione dei cibi, dalle čorbe al burek alla carne, ovviamente di montone.

10 agosto 2008

there will be blood

La cavalletta si e' vendicata e ha chiamato un branco di pulci affamate a vendicare la sua morte. Fantastico! bello stare qua, a parte le pulci e un letto davvero scomodo, mi mancavano le strade non asfaltate e la polvere che ti si appiccica ai denti. Bevo litri di filter coffee e fumo mille sigarette al giorno per far passare il tempo fra un coccio e l'altro, ma stamattina ho avuto la fortuna di assistere ad una cerimonia di quelle che mi fa amare questo posto del cazzo. Due delle ragazze albanesi che lavorano con noi ci hanno invitati ad un santuario ortodosso in un posto sperduto quasi al confine con la Grecia, a un'ora di pulmino da Korce. Il posto di per se era abbastanza brutto. Una chiesa ortodossa nuova, con le classiche icone e una specie di edicola in pura latta rossa fuori per accendere le candele. Si dice che se stai male e dormi una notte li poi il giorno dopo scoppi di salute... Io, blasfema, al terzo segno della croce mi sono allontanata dal gruppo e curiosando dietro l'edificio mi sono imbattuta in una cerimonia fantastica: una famiglia albanese che squoiava una capra legata per i piedi ad una specie di balaustra per festeggiare l'arrivo dei parenti emigrati negli stati uniti. La balausta era di fronte ad un fontalile e a un albero, accanto ad un fiumicattolo abbastanza sporco. Mi veniva da vomitare ma mi sono avvicinata e ho fatto amicizia tanto che mi hanno chiesto di documentare questa reuniuon con la mia macchina digitale. Fantastico! Quando hanno tagliato la pancia per estrarre il sacco delle interiora il senso di nausea si e' fatto piu forte, ma alla fine fra puzza di morte e sangue e di interiora di capra ho fatto il mio lavoro da fotoreporter. Ho documentato tutto il procedimento, anche quando spaccano il cranio in due con l'ascia... la prossima volta mettero qui un po di foto... oltre alla capra squioiata c'erano un sacco di polli vivi a cui hanno tagliato la testa, che poi hanno appeso assieme alle zampe alla balaustra e sull'albero vicino, insieme alla pelle delle capre squoiate. C'era un odore di sangue misto a odore di cera di candela che faceva girare la testa, e alle 9 di mattina il caffe' e il latte non li avevo ancora digeriti. L'allegra e numerosa famigliola ci ha invitati a pranzo ma purtroppo dovevamo tornare a Korca...amo l'Albania

8 agosto 2008

dottorato, filosofia spiccia e cavallette

Tornata dopo un anno a Korçë, tante cose sono cambiate. Non tanto nella città stessa, ma nel mio ruolo qui. Non so come ho fatto, ma quest’inverno ho ottenuto l’autorizzazione a studiare del materiale inedito per il mio dottorato. Anzi, diciamo proprio che se non avessi avuto gli strati 9, 8 e 7 di Sovjan da includere nel mio lavoro, la mia ricerca sarebbe stata se non proprio scarna, decisamente di livello inferiore. La mia presenza qui è uno di quei classici casi in cui contatti qualcuno di abbastanza importante che non hai mai visto in vita tua, e chiedi qualcosa di abbastanza grosso esplicitamente, perché tanto non hai nulla da perdere a farlo. Al massimo succede che non ti rispondono o ti dicono di no. Che costa provare? Così è andata l’anno scorso. Ho scritto a G.T. professore alla Sorbona nonché direttore dell’école doctoral di archeologia preistorica della stessa università e direttore dello scavo in questione, una mail del tipo “ciao sono Maja e studio i Balcani meridionali, se ti interessa contattami!”, che se la rileggessi ora mi vergognerei come un branco di cani bastardi. Dopo mesi e mesi di silenzio, totalmente inaspettata, mi arriva una mail di risposta in cui. G.T. mi invita sullo scavo in Albania a vedere i cocci dell’età del bronzo. Sono andata a mie spese, ho visto i cocci, e dopo una settimana mi hanno chiesto di rimanere per un mese per fare ricognizioni pagata (poco, ma in archeologia ci si deve accontentare). Non so come sia potuto accadere, ma senza aver mai avuto alcun contatto con G.T. e tantomeno con la Sorbona e l’école francaise continuo a lavorare allo scavo pagata (sempre poco, se volete fare soldi non fate l’archeologo), per fare una cosa che serve principalmente a me. Addirittura gli ho chiesto di essere il mio second advisor della tesi di dottorato, e pare abbia accettato…spero non ci sia una sola troppo grande sotto. O meglio, la sola c’è comunque, l’archeologia in quanto tale è una sola, e poi bisogna anche considerare che in Albania non ci vuole venire proprio nessuno, mica parliamo della Grecia o della Turchia, qui stiamo in mezzo alle montagne e alle pecore, sprofondati in un sottosviluppo, che non ha ne il fascino di Tirinto ne tantomeno quello dei tell anatolici, ma non è questo il punto. Da un po’ di anni a questa parte sto cercando di verificare con metodi empirici e sperimentali la validità di una mia penetrante e arguta teoria sul destino del genere umano: se ti capita qualcosa di molto bello, subito dopo accadrà qualcosa di ugualmente brutto. Questo perspicace concetto, degno del miglior Immanuel Kant e della scuola di tradizione hegeliana, può essere efficacemente integrato con la seguente locuzione: se sputi in aria poi ti ricade in testa! Per fortuna pare si verifichi anche il contrario, cioè che la sfiga più nera non duri per sempre e che sia la premessa a situazioni e circostanze propizi. Bisogna anche tenere a mente il seguente corollario: quello che sul momento può sembrare una sfiga assurda o un periodo particolarmente infelice a distanza di qualche tempo può rivelarsi, al contrario, una vera fortuna e un momento della vita da ricordare con piacere. A volte si è inconsapevoli della propria felicità e del suo significato. Quello che mi resta da capire ora è se questa cosa, a mio giudizio molto bella, è il riequilibrio di qualcosa di brutto che è successo nei mesi precedenti oppure se devo aspettarmi da un momento all’altro che si scateni l’inferno. Altra cosa non secondaria da tenere sempre a mente: può capitare che la iattura si manifesti in settori della vita altri rispetto a quello in cui si è manifestata la buona sorte. Forse mi cadranno tutti i capelli o ruberanno la mia bicicletta che ho lasciato ad Heidelberg…Tanto per iniziare a non contrariare il Fato, in questo preciso istante dovrei smettere di scrivere, ché la luce del computer, a Korçë di notte, attira una quantità di insetti mai visti prima, alcuni dei quali mi stanno saltando in testa e sul cuscino e mi fa pure un po’ schifo. C’è una cosa cavallettiforme che al buio mi sta rimbalzando sui capelli e sulle braccia e la sensazione è tutt’altro che piacevole. Che diceva l’apocalisse? Cavallette che divorano tutto al suono delle trombe di Falloppio mentre il fuoco finisce di distruggere ciò che resta? La mia l’ho appena uccisa con una ciabattata, a seguito della benedizione mugugnante di Anna Maria che sta dormendo in stanza con me :- Siiii, ammazzala…..groan groan….. zzzzzzzzzzzzzzz! Per quanto riguarda le cavallette che verranno ci penserò poi, ma domani vado a comprare il vape per precauzione. Forse dovrei interpretare questa sinistra cavalletta come un oscuro presagio, ma voglio pensare che sia solo colpa dell’aria di montagna. Stanotte dormo con un cadavere di cavalletta verde sotto il letto. In altri tempi l’avrei raccolta con un foglio di carta o addirittura con le mani e l’avrei delicatamente accompagnata alla porta, oggi invece l’ho presa a ciabattate e spiaccicata sul muro. Come si cambia nella vita.

6 agosto 2008

Abania 1

here we go! primi giorni n Albania.
Cosa e' cambiato dopo un anno:
1-per ora c'e' la corrente elettrica tutto il giorno e non si sente piu il rumore assordante dei generatori
2-le sigarette sono aumentate! adesso le Marlboro costano 1 euro e 15 centesimi a pacchetto
3- hanno sistemato qualche casa e aperto un po' di banche nuove
4-ci stanno piu soldi che girano e si inizia a notare...hanno aperto filiali di banche americane...dollar dollar!

Cosa e' uguale doipo un anno:
1-il pazar della parte musulmana (pazar con la P e non con la B)
2-il modo di guidare ignorando i pedoni
3-i cortei strombazanti di macchine dei matrimoni, col cameramen sulla macchina di testa appollaiato sul tetto
4-il visto costa fra 1 e 2 euro invece di 10

28 luglio 2008

Albania -prologo-

...mancano pochi giorni, il 2 agosto volo alitalia per Salonicco, poi bus fino a Korca, nella sperduta terra di nessuno chiamata Albania sud-occidentale! Impressioni dopo un anno: varie e multiformi; stato d'animo: mutevole, accompagnato da stress accumulato nelle ultime 3 settimane ad Heidelberg e cuore maciullato dagli ultimi 3 giorni passati ad Anzio; aspettative: massacro lavorativo! Sono appena tornata a Roma, e continua la mia sindrome da palletta-flipper impazzita. Morirò con una valigia nella mano destra, in quella sinistra biglietto aereo e passaporto, nel cesso di qualche aereoporto internazionale...nella migliore delle ipotesi potrei sposarmi uno steward della Ryanair oppure l'autista somalo del bus Heidelberg-Baden-Baden Flughafen! Nella peggiore delle ipotesi, che guarda un po' il caso è sempre quella che si verifica con maggiore accanimento statistico, continuerò a rosolarmi nell'esaurimento nervoso che ormai mi accompagna da anni che si aggrava dopo ogni spostamento da o per qualsiasi luogo. La cosa che mi resta da pensare per non impazzire all'idea di spostarmi di nuovo: il BUREK albanese!!! Quanto è buono il burek innaffiato di raki....non basta a guarire le deviazioni mentali ma almeno gratifica il corpo e con tanto raki anche l'animo a fine serata.
Armata di computer, scanner e valigetta del buon archeologo- disegnatore di cocci eccomi quasi pronta ad affrontare di nuovo l'Albania, di nuovo i Balcani, con qualche ruga e aspettativa in più e pezzi di cervello in meno... un anno che non metto piede nei Balcani...li riconoscerò, li saprò ascoltare quando mi parlano, li amerò ancora come prima? Maledetti Balcani, vi odio e vi amo, a voi sto sacrificando la vita.