Korçë Venerdì
Era venerdì di Bajram, era ora di pranzo. Si avvicinò con circospezione alla tavola apparecchiata in fretta e furia. Erano quasi tutti seduti.
-Che c'e da mangiare?
Con la mano sinistra sollevò lo strofinaccio appoggiato sulla teglia.
Carne di maiale!
-Ma proprio oggi che e' Bajram? La carne di maiale?
-E pare proprio che se ne sia dimenticata, che oggi e' Bajram!
Si misero seduti di malavoglia e mangiarono il maiale preparato dalla cuoca ortodossa. Musulmani, atei e cattolici uniti dall'odio per quel viscido olio di semi di girasole con cui la cuoca irrorava senza pudore qualsiasi tipo di cibo che avesse la sfortuna di essere preparato nella sua cucina.
-Dove andrai adesso?
-Torno in Germania.
-Sei felice li?
-Si e no. Mi piace la Germania ma vorrei andare via da Heidelberg e lo farò il prima possibile. Passami l'insalata. E il pane. Dicevo...si vado via, vorrei mettermi in viaggio.
-Viaggio o trasloco. C'è una bella differenza.
-L'uno e l'altro. Non so quale dei due prima, probabilmente il viaggio. Non mi tiene nulla. Sono sola e non devo rendere conto a nessuno di niente. Che me ne faccio di tutta questa libertà? Sarebbe uno spreco, un calcio in faccia alla vita non usarla bene.
-Passami il maiale va'... e anche questo Bajram ce lo siamo tolti dalle scatole!
-Certo che lo potevate dire alla cuoca. Magari darle una ricetta...
-Tanto avrebbe fatto schifo lo stesso.
Prese il pane e lo tuffò nella teglia. La superficie lustra dell'olio che ricopriva interamente il liquido giallognolo in cui la carne era immersa tremò mentre il pane la rompeva raggiungendo il fondo della teglia. Il pane finì nella bocca di Genci e la superficie tornò uniformemente calma.
-Dove?
-Cosa?
-Dove vai?
Il sole delle 13.30 era ancora caldo. Fra una manciata di giorni il lusso di mangiare e vivere all'aperto sarebbe diventato il solito doloroso rimpianto invernale di una vita al neon. Al chiuso delle proprie case, uffici, pub e ristoranti.
-Vorrei andare in Asia. Ma prima penso che andrò a trovare qualche amico che abita in giro per l'Europa. E poi mi metto in viaggio davvero...forse... ci sto pensando seriamente...
-Hai paura?
-Si. Viaggiare da sola in Asia mi spaventa. Non ho davvero il coraggio di andare da sola zaino in spalla lungo la via della seta.
Le api affamate riempivano di ronzii le loro orecchie. I piatti si vuotarono in fretta e al rumore delle mascelle e delle posate subentrò quello del caffe e delle chiacchiere.
-Ho paura di non essere all'altezza delle situazioni difficili, di essere troppo vecchia, ho paura anche che non sia la scelta giusta in questo periodo, di dare un ulteriore calcio alla mia sgangherata carriera e soprattutto mi fa paura essere donna.
-Per l'ultima cosa non c'è rimedio, il resto sono solo scuse.
Korçë Domenica
I quattro studenti decisero di affrontare il caldo al Pazar grazie alla loro giovane età che non gli consentiva di essere stanchi e al Museo rimasero soli, loro due, a godersi in santa pace tutta quell'inevitabile e silenziosa noia domenicale.
-Ci hai pensato?
-Ho fatto sogni strani stanotte, ma non incubi, anche se non li ricordo affatto. Mi sono svegliata sorridendo.
-E' merito dell'alcol. Dovresti saperlo che il raki albanese è la cura migliore per tutti i mali dell'anima!
-E tu sei un esperto, vero?
-Di raki e di mali dell'anima.
-Parto. Cerco di risolvere tutto quello che ho in sospeso con la vita e poi parto. Cerco di trovare il coraggio di essere me stessa e poi parto.
-Fa caldo!
-Che cosa è rimasto in frigo?
-E poi e poi...quante volte lo hai ripetuto questo " e poi"?
-Smettila.
-No smettila tu!

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