22 agosto 2010

Libri

LIBRI
Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.

Lì c'è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.

La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.

Hermann Hesse da La felicità, versi e pensieri

20 agosto 2010

Sonno

Ho sempre sonno in questi giorni, sarà colpa del caldo?
O del raki del custode del museo che ha deciso di farci ubriacare con lui ogni sera? E' quello che fa in casa, quindi pieno di sostante letteralmente stupefacenti...
Ho sonno, sempre sonno, non farei altro che dormire invece di disegnare cocci e scrivere report pieni di nulla. Poi quest'anno qui in Albania davvero non ho voglia di lavorare e passerei tutte le mie giornate con la testa reclinata all'indietro, spalmata sul cuscino. E infatti non sto facendo molto, lo stretto indispensabile, solo quel poco che e' necessario per chiudere questo lungo periodo della mia vita e ammazzare finalmente i miei Balcani, almeno per qualche tempo.
Un rito apotropaico che segna un momento di passaggio. Basta Balcani, basta campagna, monti e asperità. Mi serve la città, la gente, il rumore e le persone. Tante facce.
Balcani mi avete stufato! Non vi sopporto più!
Ho un lusso qui al museo quest'anno, anzi tanti lussi: un letto matrimoniale, la camera singola e la connessione Wifi. Tanti libri portati da casa. Tante storie diverse da leggere e da pensare.
Sogno spesso. Cammino ogni giorno e penso. Sogno da sveglia e mentre dormo. Sogno di luoghi e di persone. Vedo il tramonto rosa rosso blu indaco di Korçë che scivola dietro i monti che abbracciano a ovest la piana. E' uno dei tramonti più belli che conosco. Mi mancherà quando lo avrò ucciso. Lo rimpiangerò e lo rievocherò all'ombra di Alexanderplatz insieme a tutti i miei paesaggi amari e polverosi.
Quanto fa freddo a Berlino? Fa più freddo a Berlino o fra le montagne albanesi in inverno?
Si, penso in primavera. Nuovo trasloco.


19 agosto 2010

La donna tappo

Non mi rimane altro che ripensare a tutte le parole per fare pulizia.
Alla fine ho capito che cosa ero: un tappo! Con la mia presenza ingombrante. Un tappo espandibile che riempie il vuoto tempo e il silenzio.
E questo fa male ammetterlo: che non ti sono mai piaciuta. Non era me che amavi, ma la mia funzione di tappo. Non sapevi nemmeno tu come dovevo essere, che forma dovesse avere questo tappo.
Chissà se la bottiglia stappata sta affondando da qualche parte nell'oceano o se galleggia imperturbabile sulle increspature dorate del Mediterraneo. Non mi interessa.
Il tappo sta bene e ha di nuovo ripreso le sembianze di una donna, che cammina lontano da te.

15 agosto 2010

Buon viaggio

Quest'anno parecchie persone che conosco hanno deciso di passare le loro vacanze nei Balcani. Io ovviamente ho invitato tutti a passare qui in Albania, a Korcë, a trovarmi. Altrettanto ovviamente tutti hanno declinato il mio entusiastico invito.
Questa serie di viaggi e gentili rifiuti ha scaturito in me alcune riflessioni:

1- La guerra e' sempre più lontana e i Balcani sono sempre più vicini. Sulla morte, l'orrore e la povertà stanno crescendo fiori ed erba, e quella coltre grigia di diffidenza verso i paesi dove regnava un'atmosfera post-bellica si sta sciogliendo al sole. La prima volta che misi piede a Skopje gli unici stranieri che si trovavano in città erano militari e diplomatici. Mi ricordo, era gennaio di 6 anni fa e nevicava, un posto di blocco di carabinieri italiani fra Stara Carsija e l'Università. Li sentivo parlare nella mia lingua mentre mi perdevo fra la folla. Mi misero paura. Lo stesso anno ci furono le le elezioni. Mi ricordo il rumore dell'attentato alla stazione di polizia. Un boato che si e' spalmato senza morti per la città e gli elicotteri che riempivano di rumore il cielo per tutta la notte, le macchine bianche bollate UN per le strade. Ed era solo l'ultimo pallido rigurgito della guerra in Kosovo.

2- i Balcani non sono tutti uguali, e io mi trovo per lavoro in posti assolutamente non turistici, tagliati fuori dal mondo, belli per questo, ma di una bellezza selvaggia e aspra che non riesco mai a condividere con nessuno. Anche i Balcani sono uno, nessuno e centomila, sono le spiagge super turistiche di Hvar e i muri crivellati di proiettili di Sarajevo e Mostar, la placida bellezza di Baja Kotorska e le aspre montagne albanesi o la Pelagonia, che nessuno conosce né saprebbe indicare sulla carta geografica. Belgrado e' una favola e la Drina e' dello stesso colore trasparente degli occhi di un ragazzo di cui mi innamorai tanti anni fa.

Godetevi i Balcani in tutta la loro folle bellezza e bruttezza.
Buon viaggio a tutti voi


14 agosto 2010

Dedicato a un viaggiatore

La mattina si svegliò con una forte voglia di Africa in bocca. L’alba si era appena fatta mattino, ma lei era sveglia da almeno tre ore. Prima le necessita fisiologiche la costrinsero ad abbandonare il sonno, poi le voci del vicinato insonne del venerdì sera. L’estate elimina molte barriere, le finestre aperte, le terrazze e i patii fioriti sono dei sorprendenti veicoli di comunicazione. Sfuggire alla canicola diventa più vitale che tutelare la propria intimità domestica. Cosi le case si aprono agli sguardi reciproci degli abitanti e le voci non si fermano più sui vetri delle finestre.

L’Africa era un ricordo lontano di terre rosse e polvere fra i denti.

Quali erano le sue priorità? Una o molteplici. Se plurali, poi, in che ordine? La falsa lucidità nervosa che da’ l’insonnia la costrinse a passare in rassegna la sua vita. Proprio la sera prima aveva fatto una lunga chiacchierata con un amico lontano, che vive dall’altra parte dell’oceano. La notte agitata che aveva appena passato era dovuta probabilmente al meccanismo perverso che scatta nella mente di chi pare non aver ancora deciso cosa fare della propria vita dopo aver a lungo dialogato con chi invece cosa fare lo ha ben deciso: un lavoro stabile e prestigioso, una casa, una moglie e una figlia. Uno di quelli che ha fatto la cosa giusta, perché a 34 anni bisogna fare cosi. Il paragone con le vite degli altri e’ l’arma peggiore che si può usare contro se stessi.

L’Africa, questa entità posticcia e astratta fatta di terre rosse e odori forti, mischiati nel pentolone etnico dell’immaginario europeo. Una zuppa di sensazioni colorate, di bambini nudi con la pancia gonfia, di donne magre che allattano di niente i propri figli. E poi ancora scimmie, elefanti, gazzelle e leoni, cibo africano, balli africani, vestiti e gioielli africani. Qualsiasi cosa sia colorato o abbia un aspetto primitivo e’ africano.

Non era di quello che aveva voglia. L’aggettivo “etnico” lo lasciava volentieri a tutti quelli che avevano voglia di riempirsi la bocca di concetti esasperatamente fatui.

“Ho comprato un mobile africano in un negozio etnico!”

“ho ascoltato un concerto di musica etnica!”

“come mi sta questa collana etnica?”

No, non ci siamo. Era uno zaino quello di cui aveva bisogno, uno zaino, un biglietto aereo e dei soldi in tasca, sandali comodi per camminare. Uno zaino per cacciare via dalla sua testa tutta quella necessità di vita normale.

27 luglio 2010

ό ουρανός

Cammin facendo arrivai lontano, molto lontano, esattamente ai confini del mondo. Il cielo era terso e infinito. Camminai ancora e trovai me stessa in fondo a una stella, rannicchiata con la fronte sulle ginocchia.
"che fai li?"
chiesi a me stessa
"aspetto"
mi risposi
"e che cosa aspetti?"
"che faccia giorno!"
mi risposi, senza mai alzare la fronte dalle ginocchia.
Presi la testa di me stessa fra le mani e la feci girare delicatamente verso l'alto.
"guarda!"
Guardammo. Sopra di noi si stendeva imponente l'immensità del cielo stellato.
Sorridemmo entrambe di fronte alla nostra stupidità e con un salto tornammo a volare.